Diamo troppo per scontato. Ad esempio il respiro

La nostra mente fa strani giochetti con noi. Ci convince che noi siamo lei. E noi ci stiamo, ci caschiamo in pieno. Così ci identifichiamo in lei e viviamo perennemente lanciati nel futuro. Un futuro che non esiste, non è detto che esisterà e che, sostanzialmente non ci compete.

Lo stesso fanno le nostre emozioni, risposta molto spesso automatica a stimoli esterni o interni ma che si basano quasi esclusivamente su un vissuto, quindi sul passato.

Le nostre emozioni ci fanno vivere nel passato, come i ricordi, e la nostra mente che, oltre che il futuro, ci fa anche vivere in un mondo di opinioni, creato dalla quasi impossibilità di non dare un nome a quello che viviamo.

Noi abbiamo una sola cosa che ci aggancia al presente: il nostro corpo. E del nostro corpo, la cosa più presente che c’è è anche quella che osserviamo di meno: il respiro.

Noi diamo per scontata la nostra respirazione, fintanto che, a causa di una malattia, di un trauma o di un atto, cominciamo ad avere il fiato corto. Allora si che ce ne ricordiamo, ma si tratta di rarissimi momenti, per lo più legati a condizioni esterne.

Invece dovremmo essere sempre consapevoli, almeno in parte, della nostra respirazione. Primo perchè così scopriremmo che la quantità di ossigeno che immettiamo meccanicamente è assolutamente inferiore a quella che potremmo usare respirando consapevolmente e secondo, ma soprattutto, perchè osservando la nostra respirazione ancoriamo inevitabilmente la nostra consapevolezza al momento presente.

Provate. Osservate il vostro respiro. Non cambiate nulla di esso, semplicemente osservatelo. Notate quanto riempite i polmoni, quanto sforzo fate per fare ciò. Ma senza dare un nome a quello ceh vedete. Sospendete il “servizio di nomenclatura” automatico della mente meccanica.

Scorprirete che, osservando davvero il proprio respiro, è praticamente impossibile che il pensiero meccanico e il comune chiacchericcio mentale si facciano sentire. Potrete usare il pensiero, questo si, ma la sua classica attvità automatica si ridurrà automaticamente a livelli prossimi allo zero, quantomeno per qualche secondo (poi succede che non si osserva più il respiro, ma questo è un altro paio di maniche).

Per cambiare il mondo occorre prima cambiare chi ci sta attorno. Per cambiare chi ci sta attorno occorre prima cambiare noi stessi.

E per cambiare noi stessi, la prima cosa da fare è questa: osservare il respiro. Un atto apparentemente semplice ma che, con il solo metterlo in pratica, porta inevitabilmente all’inizio di una serie di cambiamenti consequenziali, che si succedono in uno straordinario effetto domino.

Punto finale: essere presenti.

Non passati, non futuri: presenti.

Condividi

Commenta con il tuo nome Facebook

Lascia un commento

Inserendo un commento acconsenti al trattamento dei tuoi dati. Per maggiori informazioni consulta la nostra Informativa. I campi seguiti da "*" sono obbligatori. La tua email comunque NON viene pubblicata.