Stato di eccezione e stato di necessità. Attenzione alle parole.... - Franz's Blog

Stato di eccezione e stato di necessità. Attenzione alle parole….

Questa mattina sono incappato nell’ottimo articolo di Lidia Undiemi; alquanto lucido ed equilibrato ma che mi ha ugualmente fatto letteralmente sobbalzare.

Il Premier Letta ha veramente citato lo “stato di eccezione” all’interno di un suo discorso? Si! La questione però non è limitata alla citazione, ma al tono ed al modo in cui lo ha fatto.

En passant” mi verrebbe da dire, nel senso che la frase (le fonti cercatevele da soli, è citata più o meno ovunque tranne, ovviamente, che sulla stampa ufficiale) è stata profferita abbastanza in sordina da passare inosservata:

“Il mio governo non ha la bacchetta magica né vuol fare entrare il paese in un’altra era, si tratta di uno stato di eccezione e a questo mi attengo con il programma e la fiducia data ad esso”

Quale stato di eccezione? In che senso? Ed eccezione rispetto a cosa? Fino a poco prima del governo attuale la situazione non era diversa da quella degli ultimi anni al punto da definirla “eccezionale” rispetto ad essi. Ingravescente, si. Progressivamente e pericolosamente degenerativa? Sicuramente. Ma non eccezionale.

Un’eccezione, per definizione, può essere paragonata ad un improvviso “picco” in una linea altrimenti ad andamento più o meno regolare. La gravità non ha nulla a che vedere con l’eccezionalità, se non a causa di una coincidenza nei tempi.

Quindi quale sarebbe lo “stato di eccezione” cui fa riferimento il Premier? O vogliamo pensare davvero che le parole siano usate a caso o con improprietà?

Se c’è una cosa cui non credo più è la possibilità che al governo italiano siedano degli stupidi: non sono stupidi. Il fatto che non facciano cose che aiutino davvero l’Italia non significa stupidità. Gente con lauree multiple, con la proprietà di linguaggio che hanno i personaggi al governo, non può essere considerata stupida.

E dunque, non essendo stupidità, quello che fa usare ad un Premier il termine “stato di eccezione” non può essere assolutamente considerato uno scivolone semantico.

No, non è mai uno scivolone, se non nel momento in cui rivela, casomai, un corso di pensiero che magari dovrebbe rimanere riservato.

Quindi torniamo a Canossa: quale stato d’eccezione? Per la definizione vi rimando al succitato articolo di Lidia Undiemi. In sintesi lo stato di eccezione, termine derivante dal pensiero politico di Carl Schmitt, è uno stato che si contrappone a quello di diritto, in quanto una condizione, appunto eccezionale, deve essere trattata con urgenza e comunque con strumenti giuridici che non rispondono alla configurazione ordinaria.

Dallo stato di eccezione a quello di necessità il passo è brevissimo, separato da una linea di demarcazione sostanzialmente inesistente.

Nello stato di necessità, previsto già nel diritto romano, e incluso nel nostro ordinamento costituzionale (Art. 77), quello che accade è che la legge perde il suo primato giuridico, ovvero “Necessitas non habet legem, sed ipsa sibi facit legem » (la necessità non conosce leggi, ma diventa essa stessa legge).

Ora, io spero che non sfugga a nessuno il significato evidente di questa frase, ovvero la possibile decadenza del diritto giuridico, determinata dalla necessità del momento o dello stato delle cose. Una necessità che, senza forzare nulla, non può che essere considerata come l’eccezione ad uno status quo in cui, appunto, non vi è necessità di provvedimenti straordinari.

Lo stato di eccezione, sempre nel pensiero di Carl Schmitt, è una configurazione politica generata da uno stato che, pur occupandosi di tutti gli aspetti della vita del paese, è incapace di decisione politica, e perde quindi sovranità.

Dunque un governo che non riesce a governare determina quello stato di eccezione cui fa riferimento il Premier Letta. Ma ritorniamo alla semantica, alla proprietà del linguaggio. Poteva dire “condizione di emergenza”, oppure anche “tempi eccezionali” o “congiuntura particolare”.

Non l’ha fatto: non può essere un caso. E neppure lo sembra, soprattutto se analizzato alla luce delle evidenti traenze politiche degli ultimi tempi: il presidenzialismo cui sembra che questo governo strizzi parecchio l’occhio e ad un sempre maggior svuotamento della sovranità nazionale a favore di una centralizzazione delle funzioni governative a livello europeo.

Globalizzazione? Inevitabile deriva storica? Naturale direzionamento politico?

Non saprei. Quello che so è che c’è una bella differenza tra discendere un fiume trascinati dalla corrente, inconsapevoli di cosa ci sia dietro la prossima ansa, e nuotare nello stesso, assecondando la corrente consapevolmente, in modo da guadagnare la riva.

Sai com’è… magari un po’ più in là possono esserci delle rapide.

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2 risposte a Stato di eccezione e stato di necessità. Attenzione alle parole….

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