E con questa rielezione il quadro è completo…

L’avevo detto pochi giorni fa: era troppo scema perchè fosse anche vera. E adesso ne abbiamo le prove. O veramente ancora qualcuno crede che quello che sta accadendo al governo sia una semplice sequenza di atti casuali?

Il 14 Aprile Napolitano disse: “La mia rielezione sarebbe una non soluzione perché ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro, sarebbe ai limiti del ridicolo“. Si è forse spostato il limite del ridicolo nel frattempo?

No: si è spostato quello dell’impunità con cui la classe politica italiana procede nel proprio cammino senza il minimo segno di pudore o di vergogna.

E potremmo ritrovarci ancora Amato come Presidente del Consiglio, imposto da Napolitano in quello che viene definito “Governo del Presidente” arrivando così al secondo personaggio che nessuno ha votato (anche grazie alla legge elettorale che non lo consente) ma che soprattutto nessuno (almeno spero) vorrebbe vedere di nuovo alla guida di un governo, messo a capo dello stesso dal Presidente della Repubblica. E se qualcuno non si ricordasse chi sia Amato, pronti che gli rinfresco la memoria: si tratta di quello che varò una manovra da 100.000 miliardi di lire (la più pesante del dopoguerra) e anche colui che ordinò il prelievo forzoso senza preavviso del 6 per mille dai conti degli italiani la notte tra il 9 e il 10 luglio 1992, “legittimando” questo atto con un decreto d’urgenza due giorni dopo. Il che, almeno a parer mio, lo rende sostanzialmente un alter ego di Monti, con in più una sfacciataggine ai limiti del consentito.

Il tutto con il contorno del ghigno insostenibile di Berlusconi, dell’idolatria falsa e pacottara dei media (siamo al 54° posto nella scala della libertà di stampa), e con l’appoggio della classe politica al completo.

Una classe politica che alle prossime elezioni dovrebbe essere completamente spazzata via ma che, sono pronto a scommettere, rimarrà  a rovinare questo Paese ancora per molto tempo, a meno di un miracolo di crescita individuale, politica  e sociale.

Quindi… dai… qualche speranza ancora c’è!

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