Usare il cuore per cambiare la polarità del pensiero

Pensieri negativi, preoccupazioni, paura, odio, rabbia: il lato oscuro essi sono! (Yoda docet)

E dato che sono tali, hanno un fascino perverso che, non si capisce perchè, li rende molto più gettonati di qualsiasi emozione positiva.

Il problema è che, in natura, davvero il simile attira il simile. Ergo, oltre ad avere effetti nefasti sul corpo, sulle emozioni e su tutto quanto il sistema (i pensieri negativi ne producono altri simili…) le emozioni negative attirano energia non pulita.

Il che implica che il nostro campo aurico si “orienta” per così dire, in direzione del lato oscuro. Questo a sua volta produce, nel tempo, una modificazione a livello genetico sottile (e non solo, ricordiamoci che “come in alto così in basso“) tale per cui pian piano tendiamo a “sporcarci”.

Più questo processo prosegue, più riuscirà difficile riconvertire il pensiero (e l’emotivo) in altre direzioni più gradevoli, leggere etc. etc.

C’è una soluzione? Ovviamente si! Richiede un pizzico di volontà, presenza e capacità di osservazione. Ma soprattutto, richiede… il cuore.

Il cuore (non inteso come organo fisico) è il nostro nucleo. Dal punto di vista sottile stiamo parlando di una struttura immersa profondamente nel quarto chakra (quello appunto localizzato al centro del petto), che però si struttura ed esiste su un piano vibratorio che non permette l’accesso a nulla di oscuro.

Il Cuore, quello vero, non può essere toccato da energie negative, perchè risiede su un piano che, a sua volta, non è accessibile a qualcosa di disarmonico (e guai se lo fosse).

Ora, usare il Cuore non implica obbligatoriamente essere illuminati, anche se il pieno significato di questo termine coincide proprio con il far risiedere la propria consapevolezza sul piano delle cause.

Si può accedere al Cuore e non illuminarsi; vorrà dire che non lo staremo usando tutto.

Ma almeno una parte si, e quella parte non è “sporcabile”.

Si tratta di un processo che occupa lo spazio di un istante per generarsi anche se poi, per dipanarsi completamente, può occupare del tempo.

Occorre in sostanza decidere, in un solo momento, che noi non siamo quell’ammasso di sofferenza, incazzatura e giramento di maroni che stiamo provando. 

Quando siamo preda di paura, rabbia, disperazione ed altre simpatiche compagnie, siamo appunto “prede”. Dobbiamo trasformarci in cacciatori, e prendere tutte queste emozioni a pedate nel didietro. Non con rabbia, non con violenza (altrimenti è sempre la stessa solfa) ma con un singolo, vitalissimo impulso della volontà.

E’ quello che si dice “aprire le porte del cuore”.

E’ la fine del giudizio (grazie Jiddu) e l’inizio di un processo fondamentale in un percorso di ricerca: la capacità di cambiare la polarità del proprio pensiero e, ancora prima, del proprio campo emotivo.

Una capacità che ci potrà concedere non solo di stare lontani da guai ma, molto più importante, di portare con noi coloro che amiamo.

Da non sottovalutare, come possibilità, direi…

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