Tutto quello che viene prima del “ma” non conta niente!

Direttamente da un episodio della saga “La guerra dei troni”, una grandissima verità che parla di un aspetto fondamentale della ricerca.

Ho fatto di tutto per evitarlo ma non ci sono riuscito

Ho cercato di convincerla ma non ha voluto sentire ragioni

Lo sapevo che era sbagliato ma ho continuato a farlo”

Tre esempi che parlano da soli. Nelle frasi, il messaggio significativo è quello che segue il “ma“: “Non ci sono riuscito“, “Non ha voluto sentire ragioni“, “Ho continuato a farlo“.

Quello che invece precede la particella malefica è una scusante, una giustificazione. In una parola: paraculismo. Intendiamoci, si tratta di cosa spesso indispensabile, perchè altrimenti le nostre frasi apparirebbero davvero lapidarie.

Questo dimostra un’altra cosa fondamentale: e cioè che nella comunicazione non esiste solo la sostanza: anche la forma ha la sua importanza. Da qui il rilievo del “ma” come elemento separatore, e spesso rivelatore, della volontà di non soffrire (o di non far soffrire l’interlocutore).

Parlare non significa solo dare aria ai denti, e neppure godersi il suono delle proprie parole ne tantomeno l’arguzia delle nostre argomentazioni: quando si parla, si condivide. Si mette sul piatto qualcosa che abbiamo all’interno. Solo che qualche volta occorre indorare la pillola.

Come direbbe il saggio, l’importante è saperlo, però. Esserne consapevoli. Capire che in quel momento abbiamo usato il “ma” non come strumento sintattico e semantico di opposizione tra concetti ma come attenuatore, calmiere di una sofferenza, per quanto minima, che non vogliamo vivere.

Non è che sia obbligatorio farlo (subire la sofferenza intendo), ma occorre esserne consapevoli, perchè non sempre la cosa paga. Soprattutto non paga essere ignoranti in merito a ciò che non vogliamo vivere ed ai motivi per cui non vogliamo farlo.

Ecco allora che il “ma” diventa uno strumento fondamentale della ricerca: quello che ci mette in evidenza che c’è qualcosa che non vogliamo vedere. Usiamo il “ma” migliaia di volte all’interno dei nostri discorsi: sono tutte occasioni per capire qualcosa di più di noi stessi e del nostro sistema operativo umano, abitualmente alquanto bacato.

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3 Comments

  1. Valeria ha detto:

    Proprio oggi ho potuto verificare ciò che descrivi: ho ricevuto un sms diviso in due parti, separate appunto da un “ma”. Devo riconoscere che questa chiave di lettura mi ha aperto un mondo…! E soprattutto gli occhi!!!
    Grazie!

  2. Roberto Rini ha detto:

    bell’articolo…bello proprio… MA manca qualcosa, a mio avviso eh..

    :chehers: :mrgreen: :out:

  3. silvana ha detto:

    appunto… :swim:

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