Liberi di, da, de che?

Francesco Franz Amato Liberi di, da, de che?Una volta era Gaber, con il suo “Libertà è partecipazione” poi venne il Blasco nazionale che, secondo me, la centrò in pieno:

“Liberi siamo noi però liberi da che cosa?”

La libertà ce la raffiguriamo sempre con un “di” un “da” che la seguono, come se la libertà non avesse una sua accezione personale, ma fosse coglibile sempre e solo in confronto e contrasto con qualcosa che opprime.

Liberi di fare, di non fare, liberi da malattia, sofferenza, povertà o limiti vari.

Ma mai, o solo molto raramente “liberi e basta”.

Definire la libertà è cosa sommamente difficile senza ficcarci qualcosa d’altro. Definire lo stato di libertà con attributi suoi propri anzi che con quelli diciò “da cui” sembra impresa incommensurabile.

Come definiamo la libertà senza ricorrere alla percezione per differenza?

Essere liberi è cosa talmente lontana dalla nostra condizione abituale che non sappiamo neppure dare una definizione della libertà.

Nel più ristretto dei casi le nostre definizioni finiscono sempre sotto una delle due categorie: liberi di fare o liberi di avere.

Mai qualcuno che parli di essere liberi di essere.  E la ragione non è neppure così misteriosa: se conoscessimo davvero la libertà, l’avremmo sperimentata; ergo sapremmo cos’è.

Ma non avendola mai sperimentata, neppure per un attimo, la confondiamo con la possibilità. Avere la possibiiltà di… non è vero sinonimo di essere liberi.

Possiamo avere la possibilità di essere ma non coglierla. E questa non è ancora libertà, mi pare.

Alla fine però quello che conta dovrebbe essere… essere. Se non sei, come fai ad essere libero? Se sei, come fai a non esserlo?

La libertà, alla fine, non è che uno stato di coscienza. Solo che, a differenza di quei falsi stati prodotti dall’identificazione in una condizione illusoria, è uno stato oggettivo, palapabile.

E a quel punto “liberi da che cosa?” è una domanda che trova risposta.

 

4 risposte a Liberi di, da, de che?

  • maurizio scrive:

    credo che fino a quando non”vediamo le sbarre” della nostra prigione,il concetto di libertà è e rimarrà sempre e solo un’astrazione mentale.anche perchè la maggior parte delle persone,hanno una paura fottuta della vera libertà.il “viaggio” non è fatto per i codardi,i vorrei, ma proprio non ho tempo,(forse non è veramente il loro momento).la vera libertà ,come tu dici franz…!è una stato d’animo continuo e perenne,è qualcosa che và oltre l’immaginario soggettivo. se dovessi dargli un termine la chiamerei:e s p a n s i o n e. :swim: so long f.

  • Ciro scrive:

    Ogni volta che si cerca la liberta’…c’e’ sempre qualcosa che la limita…o forse troviamo noi una scusa per non essere liberi davvero…forse perche’ abbiamo un gran paura di noi stessi….almeno io…ma che bello…quando si hanno le sensazioni di liberta’…………ci si sente leggeri…

    • franz scrive:

      Il limite credo sia dato dal fatto che cerchiamo la libertà come “altro da noi”. Credo, eh? :bye:

      • giuseppe belcastro scrive:

        si, franz, la libertà è un atteggiamento mentale e quindi intimo, dipendente da noi e mai da nessuna condizione “esterna” anche se non c’è in realtà niente di esterno. in definitiva direi che libertà è vedere le cose e le persone come la prima volta, senza credere di conoscerle veramente, senza giudizi e pregiudizi con la curiosità dei bambini senza preferire e senza rifiutare niente di ciò che ci accade, come i pregiudizi ci vorrebbero far fare tenendoci prigionieri di noi stessi

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