Vedere le parole, sentire gli sguardi

Francesco Franz Amato Vedere le parole, sentire gli sguardiUn’abitudine abbastanza rara ormai, quella di guardare negli occhi chi ci parla. Ma capisco la difficoltà; si teme di essere inopportuni, invadenti, persino fastidiosi. E così anche dall’altra parte. I risultati a volte sfiorano la comicità, con due che si parlano guardando ovunque tranne che verso l’interlocutore oppure facendo sforzi di fantasia per puntare lo sguardo su zone non sospette.

In effetti guardare le persone negli occhi non è così semplice come si pensa. Occorre ricordarsi innanzitutto che se guardi qualcuno negli occhi, sostanzialmente lo obblighi a fare altrettanto. E se non ci riesce, il che non indica per forza una volontà mendace, va a finire che si sente in un imbarazzo bestiale.

Tuttavia, quando si guarda qualcuno negli occhi, il messaggio dovrebbe essere duplice. Da un lato dovrebbe esprimere il desiderio di vedere davvero l’altro, per quanto possibile. Dall’altro la volontà di essere visti. Non il bisogno: la volontà.

Il bisogno di essere visti è uno degli stimoli fondamentali dell’essere umano. Prendete una persona qualunque, mettetela in un mondo in cui nessuno sembra notare la sua esistenza e, per quanto forte sia, prima o poi darà giù di matto.

Ci sono due aspetti per questo bisogno: il primo riguarda l’individualità. Se non sei in grado di dire “Io sono”, avrai sempre bisogno di leggere la conferma della tua esistenza negli occhi degli altri.

Il secondo aspetto riguarda invece la condivisione. L’uomo non è nato per condurre una vita solitaria, anche se questo può sempre accadere (e qui torniamo al punto precedente), ma è, come si suol dire, un animale sociale. Per quanto uno possa dire “Io sono”, ad un certo punto si rende conto che se non può condividere nulla di se’, la sua esistenza ha davvero poco senso.

La volontà di essere visti ha più attinenza con questo secondo aspetto. Significa esprimere la propria essenza, la propria esistenza, non a scapito o a danno del prossimo, ma per la naturale esigenza di “condividere la propria tavola”.

Certo, puoi fissare qualcuno con l’intento dominatore da maschio (o femmina, è lo stesso) Alfa, da capo branco,  oppure puoi farlo per comunicare con lui nel modo più vero che conosci: con l’anima.

Guardare gli altri negli occhi dovrebbe avere questo senso, almeno per come la vedo io: usare quella cosa che più ha probabilità di riflettere quello che davvero c’è. Al di là dell’aspetto fisico, del modo di parlare, della lingua o del colore della pelle.

Persino al di là di ciò di cui siamo consapevoli di noi stessi.

E poi… c’è l’aspetto opposto, quello che attiene alla possibilità di vedere davvero qualcosa di chi ci sta di fronte. Altro lavoro per nulla facile, perchè guardare è una cosa ma vedere, osservare davvero… è tutto un altro paio di maniche.

Eppure, per quanto difficoltosa sia come impresa, vedere non è impossibile. Diciamo comunque che, se non guardi negli occhi, si riduce di molto la possibilità di vedere davvero quello che ti stanno dicendo. Non è un errore: si può “vedere” una parola, tanto quanto si può “sentire” la stessa. E’ una questione di percezione, e la percezione, dato che essenzialmente è un atto del cuore, è qualcosa che sta a monte di tutti i sensi, di tutti i ragionamenti.

Usando solo gli occhi è difficile vedere. Persino usando l’anima è molto raro riuscirci. Bisogna usare il cuore. Allora c’è la possibilità di entrare tramite esso nel senso vero delle parole dell’altro. Perchè a quel punto la comunicazione cambia completamente dimensione: la parola diventa un suono che porta un concetto, una qualità e una vibrazione ad essa più profonda, cui si può accedere da ciò che dicono gli occhi.

Vedere una parola equivale a sentire uno sguardo: stesso paradosso, medesimo miracolo: comunicare.

5 risposte a Vedere le parole, sentire gli sguardi

  • Andrea scrive:

    Franz!!! Come osi rivelare uno dei piú grandi segreti della comunicazione!! :wow:

  • maurizio scrive:

    a volte anche guardando 2 meravigliosi occhioni di un’innocente esserino,si può comunicare col proprio cuore. grazie franz per questo piccolo regalo. :snapshot: :swim:

  • anchenel deserto scrive:

    Uno sguardo troppo concentrato non risulta fastidioso?

    • franz scrive:

      Come scritto sopra: “In effetti guardare le persone negli occhi non è così semplice come si pensa. Occorre ricordarsi innanzitutto che se guardi qualcuno negli occhi, sostanzialmente lo obblighi a fare altrettanto. E se non ci riesce, il che non indica per forza una volontà mendace, va a finire che si sente in un imbarazzo bestiale.”
      Uno sguardo troppo concentrato, indagatore è senz’altro fastidioso. Parliamo quindi di “guardare” negli occhi. Il che non significa “fissare”. Lo sguardo può essere usato in modo consapevole (anzi, dovrebbe essere usato così), proprio perchè con un solo sguardo possiamo trasmettere un intero universo. La maggior parte delle persone non ci pensa, in effetti, e quindi si generano le situazioni più o meno tragicomiche descritte sopra.
      Grazie del passaggio e del commento e… buona pasquetta! :bye:

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