Heather's Corner: Quelli col complesso dell'occhio di bue - Franz's Blog

Heather’s Corner: Quelli col complesso dell’occhio di bue

Beautiful woman in hat. Retro fashion. Dark Background.

Ci sono uomini che hanno il bisogno vitale, estremo, imprescindibile di vivere una vita sotto i riflettori. In senso lato, il più delle volte. Di rado, anche in senso letterale. Ventiquattro ore al giorno. Sette giorni a settimana. Dai ventotto ai trentun giorni al mese. E’ vero. Qualcuno l’ho conosciuto anche io. E me ne sono fatta una ragione. Ma di un paio (e dico un paio per non allarmare più di tanto) ho la certezza scientifica. Esperienze vissute da amiche che non vedo più da qualche tempo. I loro mariti, ex mariti a dire il vero (ma come potrebbe essere altrimenti?), si nutrono di popolarità. Ma se ne nutrono in maniera davvero nevrotica.

Soffrono di bulimia da consenso. Si alzano la mattina e cantano canzoni di cui nemmeno ricordano il titolo.

Fanno la doccia impostando la voce, manco fossero cantanti lirici.

Fanno la pipì ancora in preda all’abbraccio di Morfeo, la testa poggiata all’avambraccio contro il muro, e provano lo sguardo assassino per la segretaria dell’Amministratore Delegato che mette in cima alla lista i loro nomi e le loro suppliche (e poi magari, se gliela dà, ancora meglio).

Siedono sulla tazza e… “lavorano” sul diaframma. Eh, perbacco! La voce, signori, la voce.
Bisogna avere un bel tono maschio se si vuole trovare fortuna in amore e sul lavoro. Una di quelle voci suadenti, vellutate, provocanti, impostate. Soprattutto se la cosa che sanno fare meglio è raccontar bugie. Ma di quelle che ci vuole un taccuino al giorno solo per ricordarsele tutte!

Ora, Chiara e Laura, le due amiche in questione, hanno mollato i due primattori per ragioni diverse. La prima perché pare avesse una relazione extraconiugale (lei, intendo) e il buon Martino (l’ex marito) lo ha scoperto per caso (sostiene lui, che conosco bene) da un sms sul cellulare. Peccato che Chiara fosse alla sua prima esperienza fuori dal matrimonio e praticamente innamorata di Marco (sostiene lei).

Martino, invece, è sempre stato un libertino. Convinto pure di essere bello, desiderabile, colto, intelligente, galantuomo e con tanto da offrire, economicamente e sessualmente. Che devo dire? Io non ho mai avuto il… piacere e… l’onore di sperimentare sulla mia pelle l’ultima dote in elenco ma riguardo al resto, chi lo conosce sa bene che si tratta di fantasie costruite ad hoc. Martino non è bello. Anzi, potrei affermare senza tema di smentita che è bruttino anziché no. Molto bruttino.

Una chiavica, in pratica.

Un dente ogni quarto d’ora, l’ipotesi di una capigliatura arrostita, un fisico da briscola con adipe in eccesso, troppe efelidi e pochi muscoli. D’accordo. Mi fermo con l’elenco delle oscenità perché sono una signora, dopo tutto.

In ogni caso, Chiara mi confidava che non è mai stato un fenomeno nemmeno a letto. Bravo, per carità. Sa quel che si fa e come lo si fa. In tre mosse. E tutto finisce lì.
Durata media venti minuti scarsi. Fantasia zero. Bacio con sollevamento gonna o palpeggiamento chiappa (destra, in genere). Slaccio bottoni camicetta o sfilamento maglia, sgancio reggiseno a tempo di record e poi la classica sceneggiatura da tutti in famiglia.

Bon! Fine del film, direte voi. E allora che c’entra il complesso del riflettore? C’entra. Avevano la camera piena di specchi. Il fatto è che il buon Martino non guardava Chiara o… be’, sì, insomma, quello che doveva. No, lui guardava se stesso, le sue espressioni, le noccioline sul bicipite del braccio in tensione del momento. Se non è mania da protagonismo questa! Non solo. Martino il rubacuori ostenta con malcelata indifferenza l’auto della settimana.

Il suo lavoro da Yesman di una grande multinazionale (come se una multinazionale potesse essere definita “piccola”!) di prodotti cosmetici, non si sa bene come, gli ha sempre permesso di cambiare auto una volta al mese. Auto aziendale in prestito d’uso. Se non è fortuna sfacciata questa per uno come lui!

Ci va all’aperitivo al Diana a Milano. Tutte le sacrosante sere che Dio ha la bontà di mandare in terra. Rigorosamente senza moglie (ai tempi in cui Chiara era ancora sua moglie) e per fare la prova del nove con le belle figliole che bazzicano il luogo. Oppure la bella figliola se la portava direttamente dall’ufficio. Magari una modella che aveva appena firmato un contratto per l’imminente campagna di una crema rassodante anticellulite (di cui la signorina era totalmente priva, com’è ovvio!).

Ma le cose che hanno sempre dato fastidio alla mia amica Chiara sono ben altre. Che Martino fosse fedifrago lo sapeva bene fin da tempi non sospetti. E in fondo, pazienza. Quale uomo non lo è? Quello che non poteva sopportare è che non uscisse mai dal suo ruolo di protagonista della vita. Nemmeno in casa.

Le ciabatte o pantofole non erano presenti nella sua scarpiera. Mocassini da barca per il soggiorno, tutt’al più. Una maglietta mezza sbrindellata con un buchino lungo la cucitura sotto l’ascella per la nanna? Manco a parlarne. Mica siamo al centro di recupero! Questa è casa…. Azz! Non lo posso dire, vabbè. Per la nanna, comunque, pigiama di seta. Nero e griffato. Come le lenzuola in cui obbligava a dormire la povera Chiara. Già bell’e pronti per la sepoltura, insomma.

E l’arredamento di casa? Solo per la cucina (dodici metri quadri… via, concediamoglielo, quindici) all’epoca in cui l’euro era solo un pensiero non ancora scritto su carta, aveva speso la bellezza di cinquanta milioni. Oh! Un tavolo quattro sedie due metri di pensili, una lavastoviglie, un lavello, un piano a quattro fuochi e qualche altra roba troppo verde scuro, troppo lucida e troppo poco pratica sparsa qua e là. Che poi a casa ci mangiavano una volta a settimana. Quando andava bene.

E già, perché i tipi come “il” Martino amano mangiare al ristorante, nonostante ulcere ed ernie di vario genere tra l’esofago e l’intestino. Piuttosto si faceva le flebo di maalox e bicarbonato appena tornato a casa. Senza contare rumori d’aria di vario tipo che Chiara faceva fatica a prendere sonno, poveraccia.

Ma al ristorante non si rinunciava! Ché come si fa ad aver sposato un’autostrada di donna con due tette (“riasfaltate”, of course!) da svenimento e non farsi vedere con lei? Sarà esibizionista, ma mica scemo, il Martino! E tutto sommato a Chiara stava bene. Niente sfrigolamenti e spadellamenti, niente detersivi per lavare piatti e stoviglie, niente briciole da spazzare dal pavimento della cucina. Ma il fatto che dovesse sempre vestire come un manichino da vetrina di boutique, non è che lo digerisse più di tanto. Ha sempre preferito un paio di jeans, scarpe da tennis e maglia. Quest’ultima però, sì, scollata. Ché c’ha tutto quel bendidio da farsi invidiare!

In quanto a Laura e al suo ex, Giacomo, la storia è più o meno la stessa. Sveglia col canto da che ganzo che sono. Doveri coniugali prima di colazione e dopo cena (come timbrare il cartellino, insomma).

Ma qui c’è una sostanziale differenza. A Giacomo non è mai andato giù il fatto che Laura fosse più apprezzata di lui sul lavoro. Finché la bambina è stata buonina nel suo angolo a farsi il mazzo senza riconoscimento alcuno, allora tutto è filato liscio. O quasi, per la verità.

Già un mese dopo il matrimonio, la sciagurata si era permessa di far notare al novello sposo che si stava intrattenendo con un conoscente sui massimi sistemi della vita (playstation e annessi) che erano le nove di sera e a casa il frigorifero urlava “Sì vendetta tremenda vendetta!” e che se volevano mettere qualcosa sotto i denti dovevano fare la spesa e il supermercato avrebbe chiuso i battenti di lì a poco e quindi magari lei andava o ancora meglio se andavano via insieme (per non tornare indietro a prenderlo)…

Ecco, mentre con un tono molto garbato diceva queste cose, li novello sposo non ha esitato un istante -carino!- Si è voltato verso di lei, presente il malcapitato conoscente e le ha vomitato in faccia le seguenti parole: “Eccheccazzo! Che rottura di palle. Fai una cosa, vacci da sola al supermercato e vedi se nella corsia della frutta ci trovi pure un avvocato!”

Il conoscente ha avuto un mancamento ma ha fatto finta di salutare uno che passava di lì, che  però nemmeno si ricordava chi fosse.

A Laura, dopo un istante di smarrimento e una fitta lancinante al petto, è salita la carogna. Orgoglio. E’ stato solo quello a tenerla in vita.

Ma tornando al lavoro: nel momento in cui alcuni colleghi o amici o clienti del Giacomo gli hanno fatto notare quanto era brava Laura e che fortuna avesse avuto a incontrare una donna coi controca…mpi come lei, oltre che molto carina, apriti cielo!

Son cominciati i guai. Il Giacomo è andato cercarsi le sue belle conferme presso altri lidi. Sesso, sesso, sesso e… tanta comprensione, pover’uomo! E poi, sesso e tante coccole. Sembrava il remake live de l’incompreso! Tua moglie pensa a farsi una carriera e tu invece hai bisogno di un’ombra che ti segua e magari ti faccia anche da segretaria e magari un po’ da mamma e da geisha e perché no da infermiera. E questa sciagurata di Laura che invece pensa solo a portare avanti il vostro business comune. Magari lavorando anche fino alle quattro del mattino. Un mostro di donna, una virago senza cuore. Una che vuole rubarti la scena! Ma chi è l’uomo a casa? Tu o lei?

Sacrilegio! Ecco, è andata così per un bel po’. Fino al giorno in cui Laura i maroni se li è sfranti davvero e gli ha detto che, se si doveva vivere uno al Manzanarre e l’altro al Reno, forse, piuttosto che sollevar la cruenta polvere via cavo (che anche la Tim ce ne aveva piene le gonadi), sarebbe stato più produttivo rendere ufficiale lo scioglimento del legame amoroso.

E anche in quel caso, mica è finita con una bella sana lite e un vai a dar via il brusca reciproco come nelle sane separazioni del terzo millennio. Certo che no. Giacomo ha pensato bene che quello, proprio quello, fosse il momento per riprendersi la scena per intero. Ha vagato per il mondo (famiglia, amici, conoscenti, colleghi, tutto faceva al caso suo) col dorso della mano destra sulla fronte, lo sguardo lucido di collirio, la schiena curva in stile gobbo di notre dame de paris e un’aria da vittima senza via di scampo.

Ripeteva all’ossessione che Laura lo aveva lasciato perché non era più innamorata di lui ma aveva un nuovo amore sul lavoro. Balle atomiche! Ancora oggi, la questione riaffiora ogni tanto in famiglia e nessuno conosce la verità. Un po’ per via del mendace Giacomo, un  po’ perché Laura si fa i fatti suoi e non le va di finire al gabbio per un omicidio che, per ovvie ragioni, dovrebbe commettere sotto i riflettori. Altrimenti che morte avrebbe Giacomino, ‘sto gran capostipite dei pirla!

Insomma, occhio a perdere la testa per quelli che vanno in giro sperando di beccare la luce di un riflettore anche mentre si tolgono il prezzemolo dai denti. Non si accorgono che esistete finché non prendete il loro posto da protagonisti. E lì sono solo dei gran fatti vostri! O ve la date a gambe o l’inferno e il girone dei vanitosi (che non mi ricordo come si chiama) sono niente in confronto a quello che vi farà passare.

Morale: Scartare a priori senza pietà. Anche solo per una sveltina. Si sa mai chi c’era prima e chi ci sarà dopo. Ma soprattutto, si sa mai ci son le telecamere nascoste.

(l’interpretazione in breve: se lui vi dice: “Gioiellino del mio cuore, spostati di lì che sta per arrivare una macchina”, state pur certe che la “macchina” in questione è “da presa”, una telecamera con tanto di riflettori!)

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8 risposte a Heather’s Corner: Quelli col complesso dell’occhio di bue

  • Hai perfettamente ragione Heather: il pianeta è interamente avvolto dal greve nuvolone prodotto dall’incredibile NARCISISMO di questi signorotti strafatti dalla miserra vibrazione che da loro diparte… e anche senza andare a scomodare le coppie, mettendo un qualsiasi adolescente alla spietata mercé della lente di un microscopio, vediamo che questo giovane uomo porta lo stesso nome di tutti gli altri suoi coetanei: Narciso, appunto.
    Mi piace molto come scrivi, bel colpo Franz!

    • Ciao Fede! Grazie… a volte riesco anche a essere gentile ma queste righe le scrivo in momenti catartici, per esorcizzare tutto ciò che mi circonda anche nell’ambiente strettamente professionale. E non solo. Ho amiche e amici ridotti ai minimi termini e figli di amici, adolescenti -appunto!- che non altro altro dio al di fuori dell’emulazione al peggio! Forse, se Francesco lo vorrà, riuscirò a pubblicare qui qualcosa che abbia più attinenza con la mia parte romantica :cat: :bye:

  • Hai una produzione editoria?! perché in tal caso li aquisterei domani stesso.

  • la tua parte romantica racconta racconta

    • Ciao Fede! La mia parte romantica per il momento è… sotto copertura 😉 e per ciò che riguarda i libri… be’ ne ho diversi in cantiere e un paio in via di pubblicazione. Ti farò sapere, se Francesco lo vorrà, in questi lidi! a presto… :bye:

  • Sempre un piacere leggerti…e sono uomo…pero’ faccio il tifo per Laura…

    • Ciao Ciro! Grazie… che bel sito hai! (presto ne avrò uno anche io… anche se non amo molto la tecnologia, ma chissà…) Ma tutte quelle creazioni meravigliose sono tue? Sei un artista!!! Forse è per questo che pur essendo un Uomo hai un femminile sensibile… Alla prossima! Mi farà piacere leggere ancora qualche commento da parte tua. :bye:

      • Non avevo letto…grazie…si…tutto mio…la femmina che e’ in me…cucina…stende bene perche’ odia stirare…e fa un sacco di cose atipiche…a volte mi sento un po’ ufo…mi avranno rapito loro e avranno messo qualcosa di strano dentro…il mio lavoro e’ fatto tutte con le mani…ma un minimo di tecnologia oggi serve…rende vicino tutto…secondo me hanno rapito pure te…

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