Stare fermi può essere un'arte - Franz's Blog

Stare fermi può essere un’arte

L’immobilità nelle pratiche di meditazione, è risaputo, è fondamentale. Il problema nasce quando un corpo, quello umano, che non è stato “progettato” per stare fermo, viene messo in condizione di immobilità dal legittimo proprietario.

Occorre capire perchè tendiamo a muoverci, sempre. Il corpo è alla disperata ricerca di “differenze”. Tutti i sensi si basano proprio su questo: sulla differenza. Il tatto, la vista, l’olfatto, l’udito, persino il gusto: vanno tutti in palla se lo stimolo di competenza non varia.

Provateci: mettetevi comodi su una sedia, davanti ad un tavolo. Appoggiate la mano sul tavolo a palmo in giù e tenetela ferma (ma ferma sul serio, quindi con tutti i muscoli completamente rilassati).

Dopo un paio di minuti al massimo, non sarete più in grado di distinguere in che posizione è la mano. Tempo quattro o cinque minuti e la sensazione stessa della mano diverrà qualcosa di indistinto.

I sensi sono in realtà una rete informatica piuttosto evoluta, costituita da una serie di sensori (per tutti i sensi ce ne sono di appositi), collegati al cervello dal sistema nervoso. I segnali provenienti da questi sensori, di natura bioelettrica, vengono elaborati dal nostro sistema nervoso centrale per permetterci di vedere, sentire, odorare, etc. etc.

Ma tutto il sistema si basa sulla differenza di stimoli nel tempo. Se uno stimolo rimane uguale a se’ stesso (oppure cessa completamente) abbastanza a lungo , il cervello non sa più cosa dedurre e smette, (non è proprio così ma possiamo semplificare), di interpretare i segnali relativi, ragion per cui quel particolare senso viene “tagliato fuori” se lo stimolo è cessato, oppure viene interpretato in modo erratico se lo stimolo non è nullo ma rimane costante nel tempo.

Tuttavia non è solo la superficie del nostro corpo, insieme agli organi di senso, ad essere costellata di sensori di ogni tipo: anche l’interno ne è pieno. Senza stare ad andare ulteriormente nei particolari, alcuni sensori si occupano in modo precipuo della cosiddetta “propriocezione spaziale” ovvero della percezione fisica di se’ stessi in relazione alle tre dimensioni dello spazio ordinario. Ad esempio, nella caviglia vi è una quantità notevole di questi sensori. Vi è mai capitato di prendere una storta seria e poi, nei giorni seguenti, rischiare continuamente di cadere o di distorcervi nuovamente, sempre la stessa caviglia? Ecco, sono loro i responsabili (in parte): i sensori di posizione che stanno in zona e che, con il trauma della prima storta, sono andati a pallino.

Ma cosa accade quando decidiamo che dobbiamo rimanere immobili? La guerra! Il corpo si ribella proprio a cominciare dai vari sensori, per proseguire con i tendini, i muscoli e per finire pure con i nervi e il sistema vascolare. Parte un autentico e reale assalto il cui unico scopo è quello di ripristinare la consueta, meccanica attività sensoriale.

Ed ecco perchè per raggiungere quello stato definito come “meditazione”, l’immobilità risulta fondamentale. I motivi sono tanti, ma quello di cui sto parlando ora è che l’immobilità “stacca la spina” al sistema sensoriale, consentendo all’attenzione di concentrarsi su altro, ovvero all’interno.

Ma da quando decidiamo di stare immobili a quando questo avviene, è l’apoteosi. Pruriti violentissimi si alternano a dolori a volte falsamente lancinanti. Formicolamenti vari, e in più la continua “traenza al movimento” generata dalla mente meccanica che non accetta il nuovo ordine imposto.

In queste condizioni di guerra, effettivamente, stare fermi diventa un’arte.

Però è un’arte molto importante, perchè l’immobilità apre davvero le porte di un altro piano percettivo, una volta che i sensi sono stati abbandonati.

I sensi ci servono per esperire il mondo fisico (più raramente, possono anche fungere da “sistema avanzato” di lettura della realtà, ma questo è un altro paio di maniche), ma diventano inutili quando si tratta di esperire il mondo interiore. Anzi, diventano davvero un peso di cui disfarsi.

Certo, prima è un disastro ma dopo… dopo la faccenda cambia; si possono davvero toccare stati di percezione molto più raffinati, molto più sottili di quello che ci offrono i sensi ordinari che, se paragonati a quelli interiori, sono di una approsimazione e grossolanità davvero soprendente.

Ma come per tutte le cose, per accorgersi di una differenza bisogna prima cambiare il punto di vista.

Provare per credere!

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