Prima l'interesse del gruppo e poi quello dei singoli? Di cosa parliamo? - Franz's Blog

Prima l’interesse del gruppo e poi quello dei singoli? Di cosa parliamo?

Interesse di gruppo o gruppo di interesse?

L’avevo promeso a Ilia che avrei scritto un post sulla sua ultima frase. Certo che viene prima quello del gruppo. Ma i problemi sono due… primo: quale gruppo? Secondo: chi decide qual’è l’interesse del gruppo?

Partiamo dall’inizio, ovvero da cosa si intende per gruppo. Se prendiamo la definizione etimologica viene quasi da pisciarsi addosso dalle risate: “Quantità di persone o cose unite insieme in modo da potersi abbracciare in un sol colpo d’occhio e considerare quasi un sol tutto.”

Ovvio che l’italiano non ha la struttura linguistica sufficiente nemmeno per parlare di gruppo. Ma cercando di portarsi un po’ più in là, parliamo di gruppo come un’unità formata da singoli individui, che si muovono, agiscono e pensano in modo coerente tra loro, come un tutt’uno?

Fino a che punto? Dove finisce l’individuo e dove inizia il gruppo? Esiste davvero questa linea di demarcazione in un gruppo ideale? Lo vedete che non si riesce neppure a definire un vero gruppo? E allora come si fa a parlare di “interesse del gruppo”?

E’ questo il vero, grosso problema. Un gruppo deve essere formato da individui. Altrimenti non è un gruppo: è un branco (di pirla)!  Ma poniamo pure che si mettano insieme degli individui abbastanza sviluppati da raggrupparsi per un fine comune. Nell’ambito della ricerca di quel singolo “fine comune” ogni individuo si muoverà verso quel fine.

In questo caso l’interesse del singolo coincide con quello del gruppo. Fin che dura. Ma quando il fine è raggiunto il gruppo cesserà di esistere. E nel frattempo si saranno staccati tutti quegli individui per cui quello stesso fine ha cessato di rappresentare un interesse.

Quindi parlare dell’interesse del gruppo come superiore a quello del singolo è un’affermazione vuota e priva di senso.

A meno che… a meno che il legame che unisce quegli individui preesista al fine del gruppo stesso. In altre parole a meno che sia il legame a definire il gruppo e non una semplice comunione di intenti. Ma di quale legame stiamo parlando?

Un legame interiore? Può essere. Ma quanto deve essere forte la consapevolezza di quel legame per permettere ad ogni singolo individuo di anteporre gli altri a se stesso? Si, perchè solo così l’interesse del gruppo diventa l’interesse di ognuno: solo quando cessa l’interesse allora il gruppo esiste.

E l’unico legame che mi viene in mente a permettere una simile fusione è l’amore. Se tutti gli individui di un gruppo condividono un amore assoluto gli uni per gli altri allora ogni individuo del gruppo sarà per ogni altro individuo più importante di se’ stesso.

Allora si che ci sarà un gruppo. Allora si che il gruppo si muoverà, vivrà, agirà in completa unità.

Nessuno più importante degli altri. Tutti più importanti di se’ stessi. Ognuno porta se’ stesso in dono a tutti gli altri che accettano quel dono in tutto e per tutto, ricambiandolo con pari offerta. Questo è un gruppo, almeno secondo me.

E comunque, alla fine si parla di veri invidui: tutti diversamente uguali.

Quindi non di idioti che si muovono per come tira il vento e che, se il vento è sufficientemente forte, si muovono tutti insieme solo perchè costretti dalla forza della natura.

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