Viaggiare o partire?

Un viaggio di mille miglia comincia con il primo passo, non c’è dubbio. Ma cosa succede ai passi successivi?

La partenza è senza dubbio un momento importante; più il viaggio è lungo (e più coinvolge luoghi sconosciuti o lontani), più ci vuole decisione per affrontarlo.

Tuttavia la fase successiva, secondo me, è forse quella più importante.

Una volta partiti si attraversa infatti un periodo più o meno lungo, durante il quale c’è quasi un sovraccarico. Se partite per un viaggio in moto, ad esempio, per i primi chilometri avrete una certa attenzione al mezzo, a come risponde, al traffico etc. etc.

Questa fase ancora non è il vero viaggio. In realtà fa parte della partenza.

Poi però, man mano che il tempo passa, e ci si addentra lungo la strada, le cose cambiano. In qualche modo la mente si calma e allora si comincia davvero a godere del viaggio.

Ecco, a quel punto, secondo me, comincia davvero tutto.

La percezione si fa più tranquilla ma, al contempo, più acuta. Le impressioni, che prima arrivavano accavallate le une alle altre, sembrano in qualche modo mettersi “in ordine”.

In realtà è la nostra velocità di “acquisizione dati” che è cambiata, adeguandosi a quella dello spostamento e dandoci la possibilità di cogliere di più e con maggiore consapevolezza.

E’ una fase di cui non si parla quasi mai ma che, secondo me, è il vero inizio di un viaggio.

Allora ti godi il paesaggio, cominci ad accogliere profumi, odori e sensazioni più o meno sconosciute e dentro senti che qualcosa cambia: come se diventassi più tranquillo.

Lì, proprio in quel momento, cambia l’energia, dando al viaggio la sua vera connotazione.

Però può accadere che non si riesca ad uscire dall’ansia iniziale, dalla confuzione della partenza. Allora, se non si cambia in qualche modo, si rischia di rovinarsi tutto il percorso e di arrivare stanchi morti e, magari, anche di rischiare qualche contrattempo.

Personalmente credo ci siano due modi per uscire dall’empasse.

Il primo consiste nel fare una piccola sosta. Ci si ferma, si beve un po’ d’acqua, ci si guarda intorno, dando alla mente qualche minuto per realizzare che non siamo più fermi, che siamo partiti e che da adesso in poi è tutta libidine. A quel punto si può ripartire e, in genere, il problema cessa.

Il secondo sistema, forse un po’ più complesso, implica usare la mente. Occorre fare un check mentale su tutto quello che ci crea ansia e, ad ogni voce della lista, mettere una croce sopra, capendo che non c’è nulla di cui preoccuparsi e che l’ansia che sentiamo non ha alcun fondamento reale. Fatto questo, occorre concentrarsi sul panorama, sui profumi… sulle impressioni, appunto.

La mente, quella bastarda che ci sta generando tutta l’ansia, si troverà pian piano invischiata in un’attività completamente diversa dal cagare dubbi e paure ogni dieci metri. E siccome è una specie di bambino viziato, pian piano prenderà gusto alla nuova attività e la smetterà di frignare.

Non sono uno che viaggia moltissimo (purtroppo) ma tutte le volte che mi sono trovato in una condizione simile ho trovato il secondo metodo molto più funzionale.

Provare per credere!

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