La Preghiera del Cuore: una chiave per spazi profondi - Franz's Blog

La Preghiera del Cuore: una chiave per spazi profondi

Esiste un bellissimo testo intitolato “Racconti di un Pellegrino Russo”.  Narra la storia di un pellegrino (russo, appunto) nel suo viaggio in cui porta con sè del pane, la Bibbia e la Filocalia e la cui pratica quotidiana è quella della preghiera esicasta, conosciuta anche come Preghiera di Gesù o anche Preghiera del Cuore.

Per le persone fortemente cattoliche, o comunque cristiane, le tecniche di meditazione orientali sono alquanto difficili da penetrare emotivamente. Risultano strane, fredde o, a volte, completamente aliene e sgradevoli.

Tuttavia, dopo averla praticata a lungo, posso garantire che anche per chi, come me, trova al contrario le preghiere cattoliche davvero difficili da digerire (fatta eccezione per il Padre Nostro), questa pratica ha una sua valenza straordinaria.

Il metodo non è difficile. Si tratta sostanzialmente di ripetere quello che, a tutti gli effetti, è un vero e proprio mantra (e pure bello tosto anche). Trovate un’ottima traduzione della trattazione originale sul sito di Esicaismo.it.

Il mantra, nella sua versione più semplice, consiste nella frase: “Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me” (la frase nella sua versione completa è: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore“)

Personalmente ho provato a usarla in italiano ma ho trovato molto più efficace la formula in greco (ve la metto in trascrizione fonetica): Kýrie Ii̱soú Christé eléi̱són me ton amarto̱ló, riferita ad una delle formulazioni intermedie.

Il metodo prevede una iniziale ripetizione a voce sufficientemente alta da poterla udire, per un numero crescente di volte. Poi, quando la mente si abitua, si passa gradualmente al sussurro e poi alla ripetizione esclusivamente mentale.

L’attenzione, secondo le testimonianze più antiche, va mantenuta alla base della gola durante la ripetizione ma nelle scritture più moderne (quelle di Simeone il Nuovo Teologo), si fa accenno ad un progressivo spostamento della centratura, prima nella zona del ventre e poi, con naturalezza, verso la zona corretta ovvero quella del cuore.

Prendo a prestito le splendide parole di Simeone che così descrive il percorso:

“Quindi, seduto in una cella tranquillo, in disparte, in un angolo, fà quello che ti dico: chiudi la porta, ed eleva la tua mente al di sopra di ogni oggetto vano e temporale. quindi appoggia la barba sul petto, volgi il tuo occhio corporeo, assieme a tutta la mente, nel centro del tuo ventre, cioè nell’ombelico. Comprimi l’inspirazione che passa per il naso, in modo da non respirare agevolmente ed esplora mentalmente all’interno delle viscere, PER TROVARE IL POSTO DEL CUORE ove sono solite dimorare tutte le potenze dell’animo. Dapprima troverai oscurità e una durezza ostinata, ma, PERSEVERANDO IN QUEST’ OPERA NOTTE E GIORNO, troverai, oh meraviglia!, una felicità infinita”

La descrizione è davvero tecnicamente precisa: quel “comprimi l’inspirazione che passa per il naso” si riferisce alla tecnica nota come Ujjayi, ovvero la produzione di un rumore sibilante del respiro, ottenuto appunto mediante una leggera compressione della glottide.

Questa tecnica produce una straordinaria centratura nel cuore, quando praticata sufficientemente a lungo e, dopo un periodo di tempo variabile, consente realmente l’accesso ad un vero e proprio “spazio” (il posto del cuore di cui parla Simeone), dalla profondità e dimensione molto elevate. E’ vero anche quell’accenno alla difficoltà iniziale, qualcosa di reale che si sperimenta nelle fasi immediatamente precedenti all’entrata.

Diciamo che, in buona sostanza, si tratta di un esempio di tecnologia interiore molto antica ma straordiariamente efficace. Lo stato che è possibile toccare è una condizione di meditazione estremamente profonda e calda da cui è possibile entrare in contatto con dimensioni molto particolari, contenute all’interno del nostro cuore (ovviamente non del muscolo caridaco…).

Il contenuto della frase poi, dovrebbe renderlo meno indigesto dal punto di vista emotivo, fornendo così un valido ausilio per la costanza che, per questa tecnica come per tutte le altre, è conditio sine qua non per il raggiungimento dello stato descritto.

Io l’ho provata e vi posso garantire che ad un certo punto la centratura nel cuore rende tutta la zona molto sensibile, a volte quasi dolorante. Ho visto una persona che aveva addirittura un diffuso rossore piuttosto intenso su tutta la zona.

Ma contestualmente posso anche garantire che quello che si prova, una volta giunti là dove si deve arrivare, ha davvero un suo senso.

Provare per credere!

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6 risposte a La Preghiera del Cuore: una chiave per spazi profondi

  • Bellissimo Articolo, e notevole anche il link postato

    …quanto scritto, varrebbe anche per il Dhikr Sufi?

    P.S.
    ho trovato interessante la differente traduzione del Kyrie Eleison
    riferita al verbo della frase.
    Eleison, infatti, sembrerebbe riferirsi all’invocazione dell’aspetto “materno” dell’Amore di Dio.

    In tal senso la trduzione passerebbe da “abbi pietà” a “amami teneramente” o “mostrami benevolenza”
    …interessante, no?

    Qui uno dei link che approfondisce la questione:
    http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/article-tradurre-il-kyrie-eleison-49651152.html

    • Hai postato un link molto interessante. Tra l’altro posso dire che una delle parti che più mi strideva era proprio quell'”abbi pietà di me peccatore”. Secondo quanto tradotto dalla Zurli, la cosa mi suona molto più sensata.
      Solito problema della chiesa che, alla fine, solo all’idea di un Dio materno gli vengono i vermi nel profondo (ettecredo… dopo come fanno a dire che le donne non possono dir messa?).
      Invece questa traduzione è proprio quello che ci voleva, secondo me molto più fedele al significato semantico originale del Kyrie.
      Grazie davvero mille per la tua indicazione.
      Buona giornata!

      • Che c’entra che poi le donne non possono dir messa? È il solito riflesso incondizionato degli anticattolici? Quella è una questione prettamente teologica.
        Dio è Padre e Madre, e la Chiesa non l’ha mai nascosto.

      • Tra l’altro il collegamento della peccaminosità al Kyrie eleison è entrato proprio tramite la «preghiera del cuore» nella prassi della spiritualità di lingua greca.

        • Scusa puoi chiarire? Mi sembra di capire che tu abbia letto solo i commenti e non l’articolo, ma forse mi sbaglio…

  • mi avete convinto…lo leggerò..

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