Se Maometto non va alla montagna… allora ‘ndo cazzo va?

Eccola qui la genialità di Mohammed, commerciante berbero di gioielli in Marrakech.

Sguardo vivo, molto. Intelligenza prontissima e una carica vitale prorompente, quest’uomo commercia i propri articoli in un piccolo negozio in una piazzetta a Nord del Suk principale.

Ha un po’ di tutto, Mohammed; gli articoli per turisti ma anche i pezzi di pregio, tutto mescolato ad arte.

Quando entri ci mette meno di dieci secondi a capire da che parte ti può prendere. Poi inizia nel suo improbabile gramelot italo-francese-ispanico-tedesco nel quale, incredibilmente, si fa capire perfettamente.

La frase titolo di questo post è tutta sua, sparata lì tra una spiegazione della cultura berbera e una sulla rosa del deserto. Il tutto tra un “Inshallah” e un “ma li mortacci” che, stranamente, trovano una perfetta armonia nella sua espressione.

Un tipo simpatico, sveglio, come detto, che nel suo comportamento del tutto gradevole ci ha spiegato qualcosa senza accorgersene: l’arte di condividere.

Lui infatti non si è accontentato di vendere i suoi oggetti, ma ci ha inviato a visitare la sede dell’antica scuola coranica di Marrakech ma anche il quartiere delle concerie di pelle, dove qualcuno ci ha fatto da guida in un paesaggio surreale, spiegandoci i metodi per conciare, colorare e trattare la pelle alla maniera berbera, accompagnandoci poi nell’immancabile negozio in cui si vendevano articoli in cuoio e tappeti.

Nessuna concorrenza, quindi, ma il passaggio del cliente da uno all’altro, nella speranza che questi spenda anche dagli amici.

Abbiamo poi appreso che questa piccola furbizia radica profondamente nell’indole berbera, al contrario di quella italiana, dove si tenta di tenere il cliente tutto per sè, anche quando non si è in grado di fornirgli quello che chiede.

Loro lo chiamano “amicizia”, noi “Networking”.

Noi ci stiamo arrivando adesso, loro lo fanno da migliaia di anni.

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