Tracce di Profumo: il colore dell’oblio – By Valeria

Un giorno l’allievo, seduto al fianco del Maestro, lo guardava con venerazione. Sapeva di essere il migliore. Era fiero di se stesso, la sua mente era pronta e veloce, i suoi movimenti sempre fluidi, la sua capacità di concentrazione esemplare. Poteva sedere per molte ore di seguito senza muovere un solo muscolo, senza compiere il più impercettibile movimento.

Aveva raggiunto stati di lucidità e comprensione sorprendenti e il Maestro quel giorno lo osservava, cupo e silenzioso.

L’allievo incrociò quello sguardo antico e leggendovi un senso di profondo scoramento, gli chiese: “Venerabile Maestro, cosa posso fare per te?”.

Si sentì rispondere: “Nulla, non vi è nulla che tu debba o possa fare”.

Ma l’allievo voleva rendersi utile e provò un senso di intima frustrazione di fronte a quelle parole.

Il Maestro comprese e lo cacciò.

Ma prima che l’allievo uscisse dalla stanza il Maestro gli disse: “C’è una ragazza all’angolo della strada, è sola e ha freddo, è affamata, ha bisogno di aiuto. Vai da lei, prendila a calci. Un essere tanto miserabile non merita protezione, merita solo di morire di freddo e di stenti. Quella ragazza è senza volontà, senza forza, priva di coraggio. Si sta inutilmente lasciando andare alla sua sofferenza. Infine uccidila e portami il suo cuore”.

L’allievo capì che un compito difficile gli era stato affidato, ma voleva dimostrare il suo valore e il suo coraggio, voleva ancora una volta mostrarsi all’altezza delle richieste del Maestro.

Uscì dall’abitazione, raggiunse la ragazza e la riempì di calci e pugni con una violenza inaudita. Lei urlava ma lui era sordo a quei lamenti. Continuò a colpirla e stava per ucciderla quando sentì una mano bloccare il suo braccio. Si girò con gli occhi pieni di ira chiedendosi chi mai poteva osare impedirgli di portare a termine il compito assegnatogli dalla sua Guida.

Ma subito dopo lo sconcerto dipinse il suo volto.

“Cosa stai facendo pazzo scriteriato?” gli chiese il Maestro, e l’allievo attonito rispose: “ciò che mi hai chiesto di fare, la tua volontà”.

Il Maestro si sentì invadere da un senso di solitudine assoluto e incomunicabile, prese l’allievo per i capelli tirandoli quasi fino a strapparli, gli girò il volto nella direzione della ragazza che ora era piena di lividi e col volto rigato di lacrime. “Le avresti anche strappato il cuore? E me lo avresti portato sanguinante nelle tue mani e offerto in segno del tuo amore?”.

“Certo Venerabile Maestro”.

Il Maestro sedette a terra, prese la ragazza fra le braccia e la scaldò col suo corpo; poi domandò all’allievo: “tanta obbedienza tu la ritieni amore o ambizione?”

L’allievo allora comprese. Si alzò in piedi, guardò la ragazza distesa fra le braccia del Maestro e per la prima volta la vide.

Era molto bella, nei suoi occhi c’erano forza e volontà, nel suo sguardo compassione.

Scese il silenzio.

All’allievo il mondo sembrò dissolversi. Prese la ragazza fra le braccia e la portò nell’abitazione del Maestro. La distese sul letto e disse: ”Prenditi cura di lei, io non saprei farlo. Fai di lei l’allieva migliore. Il suo cuore è integro, il mio ha il colore dell’oblio”.



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8 Comments

  1. Michele ha detto:

    Da togliere il fiato. Veramente un bellissimo esempio.

  2. Pirata ha detto:

    quello non è un Maestro. Un Vero Maestro non si sognerebbe neanche di pensare e dire una cosa simile. E men che meno l’allievo è un Vero allievo. Li prenderei a calci tutti e due.

  3. Pirata ha detto:

    Ciao Vale!

  4. Donatilla ha detto:

    Molto significativo ….Per me è un vero Maestro,è stata una delle tante prove che che l’allievo deve affrontare per crescere….mettendoci il cuore e la testa…

    • Valeria ha detto:

      Donatilla, io credo (ma questo è un mio personalissimo parere) che nessuno, maestro o meno, debba costruire le sue prove inducendo chicchessia a produrre inutile sofferenza.
      Inoltre dubito che un Maestro abbia veramente bisogno di arrivare a tanto perché sa già chi ha di fronte e quindi non elargirà insegnamenti a chi non ne farà buon uso; non fornirà strumenti a chi li userebbe per combinare pasticci in giro per il mondo.
      Infine, qualsiasi “prova” egli chieda ad un allievo ha il solo scopo di aiutarlo a crescere, ovvero condurlo a fare un ulteriore passo evolutivo.
      Il maestro in questione non ha prodotto alcun cambiamento nel suo allievo, lo ha solo perso.
      Io la vedo così, naturalmente il dibattito è aperto…
      Ciao e grazie del passaggio e del commento 🙂

  5. Donatilla ha detto:

    Ciao Valeria, condivido in parte la tua risposta, è vero un vero Maestro sà chi ha di fronte, ma come possiamo noi capire cosa passa nella Testa e nel Cuore di un vero Maestro? Noi ragioniamo da normali esseri umani…….con questo non voglio dire che ho ragione, anzi…. ho solo espresso un mio sentire…
    Buona giornata solare

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