Il lavoro è un diritto: ok, ma non sempre lo stesso! - Franz's Blog

Il lavoro è un diritto: ok, ma non sempre lo stesso!

L’articolo 4 della Costituzione Italiana recita quanto segue:

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Detto questo, citata la legge, proviamo a leggerla bene. Sulla prima frase non si può discutere, ma sulla seconda si.

Infatti non c’è scritto che ogni cittadino deve poter fare quello che ha sempre fatto. Così come non c’è scritto che qualcuno è tenuto a dargli un lavoro.

In altre parole, l’articolo 4 della Costituzione non ha il senso che tutti credono. Ogni cittadino ha diritto di lavorare. Ergo nessuno glielo può impedire. Ma la cosa si ferma qui. Nessuno obbliga nessuno a dare lavoro a qualcun altro.

Quindi se io ho diritto di lavorare ma nessuno ha il dovere di darmi un lavoro, la cosa come si risolve? La prima riga dice che la Repubblica deve rendere effettivo il diritto al lavoro, cosa che in Italia è, a tutti gli effetti una condizione vigente. Di fatto, tutti hanno diritto di lavorare.

Il diritto è effettivo, dato che nessuno ci impedisce di lavorare, il dovere pure, dato che se non lavori ti casca addosso il mondo.

Il problema nasce nel momento in cui mancano i soldi per pagarti, o la possibilità di farlo; in altre parole, arrivati a quel punto, il tuo diritto di lavorare rimane intoccato, ma dato che lavorare gratis non ha molto senso, ecco che il suddetto diritto diventa del tutto inutile.

Quando fu scritta la Costituzione, come ho già detto in un altro articolo, l’Italia usciva dalla seconda guerra mondiale. Il 90% delle fabbriche e delle industrie era distrutto, per non parlare delle città e di tutto il resto. Occorreva ricostruire tutto da zero. Il lavoro non mancava di certo!

Capite che in una condizione come quella di cui sopra, l’articolo 4 assume una luce completamente diversa?

E’ vero che la costituzione sancisce un diritto ma se le condizioni per tale diritto non esistono, come possono delle parole scritte da uomini quasi 70 anni fa, in una condizione sociale, economica e politica del tutto diversa, rendere reale quel diritto oggi?

Rimanere senza lavoro è un incubo per molti aspetti. Oltre al lato economico (no euro = no cibo) c’è tutto quello che ti arriva addosso da parte di una società in cui, se non hai un posto di lavoro fisso, inizi a sentirti un disgraziato, oppure un fallito. Per non parlare del giudizio delle “persone per bene” che iniziano immediatamente a darti del “bambino” o dell’irresponsabile. Non parliamo poi se hai dei figli o altri parenti a carico: a quel punto il problema diviene più che vitale.

Ma se la persona o le persone che gestiscono un’azienda non riescono più a farla andare avanti e sono costretti a chiudere i battenti, tirare in ballo il diritto al lavoro per costringere l’azienda a tenere aperto, che senso ha? Tanto, anche se tengono aperto, poi non ti pagano lo stipendio!

Ovviamente qui parliamo di un caso di buona fede. Poi ci sono tutti quei casi (la maggioranza, purtroppo) in cui chi ti butta fuori lo fa sbattendosene totalmente i coglioni di qualisasi etica, rispetto o umanità, e dando retta esclusivamente a logiche (perverse) di mercato.

In Italia andiamo sempre da un estremo all’altro. Da un lato ricerca del posto fisso che più fisso non si può, quindi nel garantismo più totale, quello che spesso e volentieri impedisce ad un’azienda di liberarsi di un dipendente che non è in grado di fare ciò per cui è stato assunto.

Dall’altro un governo ormai del tutto impotente a fronte ad una crisi provocata dal crollo totale di un sistema economico che peraltro si è sempre retto su principi assurdi, come la legge della domanda e dell’offerta, o il mercato del debito, per non parlare del signoraggio e di tutto il resto.

In mezzo svariate categorie di persone, alcune desiderose davvero di rimboccarsi le maniche e disposte ad inventarsi un lavoro piuttosto che stare lì a non fare un cazzo, altre che invece ritengono di avere il diritto di mantenere un posto di lavoro che non esiste più.

Insomma, alla fine la Costituzione sancisce che abbiamo tutti diritto ad un lavoro, ma non che quel lavoro deve essere sempre lo stesso e sempre per lo stesso datore.

Questo sulla Costituzione non c’è scritto, cazzo!

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9 risposte a Il lavoro è un diritto: ok, ma non sempre lo stesso!

  • Fuckin’ Costituzione come sempre generica!

  • Caro Franz, riflettevo proprio in questi giorni davanti alla TV su questo tema e … sono perfettamente d’accordo con te!

  • Caro Franz ti consiglio un corso accelerato di economia….

    • Caro Max, premesso che potrei sbagliarmi, nel qual caso ti chiedo scusa anticipatamente, personalmente ritengo che, dato che un commento come il tuo lascia evidentemente il tempo che trova, i casi sono due:

      1) pensi di saperla molto lunga (vero o no che sia) ma non hai voglia di spiegarti,

      2) sei una di quelle persone che amano molto il suono della propria voce (o l’aspetto delle proprie parole scritte, la cosa è equivalente).

      In entrambi i casi ti do io un consiglio: invece di dare consigli non richiesti… spiegati.

      :bye:

  • per max: consiglio un corso di orientamento o un gps..qui hai sbagliato tutto ,paese,indirizzo,numero civico …!!!

  • Caro Franz,
    quando si tratta di guadagno ciascuno tira l’acqua al suo mulino…
    In altre parole in un paese dove il posto di lavoro va cercato col lanternino, dove qualcuno promette un milione di posti di lavoro in più che poi invece, nel giro di pochi anni, diventa in meno (anche se il numero in assoluto rimane invariato, fra i due valori relativi c’è una bella differenza!) credo che il posto fisso risponda alla necessità di non vedersi sbattuti fuori da un’azienda dopo pochi mesi di lavoro interinale, a tempo determinato, con rinnovi di sei mesi alla volta.
    Le aziende per contro difficilmente fanno gli interessi dei lavoratori, hanno bisogno di schiavi da spremere e sbattere fuori in qualsiasi momento.
    Tendenza che oltretutto va a scapito della professionalità di chi lavora, che si abbassa sempre più (non si fa a tempo ad acquisirla che si è già per strada) con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
    Se il lavoro ci fosse, e se le aziende avessero un approccio minimamente etico e non esclusivamente mirato al margine di guadagno, il problema del posto fisso non sarebbe un problema.
    Del resto, in un mondo a tal punto etico, non vi sarebbe bisogno di alcuna legge ne di qualcuno che la fa rispettare.
    In un mondo ideale ti darei ragione, ma questo mondo è tutt’altro che ideale.
    Vi sono individui (pochi) che con i loro guadagni potrebbero sanare interi bilanci di uno stato, e poi c’è la moltitudine che lavora 12 ore al giorno per mille euro al mese, e non può comprare un appartamento di 70 metri quadri perché nessuna banca apre un mutuo a chi ha un lavoro a tempo determinato, tanto per fare un esempio.
    Sicuramente ogni legge ha i suoi limiti e le sue miopie, questo è certo, tuttavia una legge come l’articolo 18, se da un lato (e di questo te ne do atto) impedisce di mandare a casa chi ha scambiato il posto di lavoro per un centro ricreativo, d’altra parte vorrebbe, nella sua rigidità, tutelare persone oneste che si fanno quotidianamente il culo per portare a casa lo stipendio che è l’unico strumento di sostentamento che ci consente di vivere invece di sopravvivere e tirare a campare.
    Quindi? Quel che io vedo è che in Italia il posto di lavoro semplicemente non c’è, le industrie chiudono di continuo per venire aperte all’estero.
    Non si tratta dunque di posto fisso o meno ma di ripensare questo paese in modo che abbia un’economia che si possa definire tale così che lavorare non sia da considerarsi un optional… La questione alla fine è sempre di domanda e offerta.
    …Mi sa che abbiamo scritto le stesse cose… con parole diverse.
    Ciao! Valeria

  • il mio precdente commento non appare probabilmente il filtro antispam lo blocca…forse ho esagerato con i link 😀

    • Non solo con i link… Ti sei attaccato ad una sola riga del post che, all’interno del testo, aveva rilevanza pari a zero, per giunta citando quattro articoli notoriamente faziosi, sia per il contenuto che per gli autori.
      Questo post, te lo ripeto, non tratta di economia ne tantomeno di signoraggio. Parla del lavoro, della Costituzione e di alcuni elementi che, secondo me, gli italiani danno per scontato quando non dovrebbero.
      Il tuo commento, intercettato dall’antispam a causa dei troppi link aggiunti, oltre ad essere gratuitamente insultante nei miei confronti (anche se indirettamente, mi hai dato dell’idiota, cosa che non ritengo di essere) è, come si dice in gergo, OT = Off Topic = non c’entra un cazzo.
      Detto questo, oltre a dirti che mi sei venuto a noia al limite del tedio, mi permetto di suggerirti a mia volta la frequenza ad un corso accelerato: di lettura.
      Saluti.
      :bye:

  • Caro Franz, anch’io voglio dire la mia, sulla Costituzione, magnifico documento imposto dagli americani in un triste dopoguerra… L’art. 4 fa parte dei principi fondamentali, cioé dei principi astratti su cui si fonda lo Stato. Del lavoro parlano sia l’1 che il 4, considerando il lavoro come fondamentale realizzazione della persona umana, cosa che mi pare possa valere ancora oggi. Però si tratta di un diritto sociale, come molti di quelli sanciti nella prima sezione della carta. Sono diritti non azionabili direttamente, ma che la Costituzione impone come impegno che grava sullo Stato italiano, di promuovere e garantire tale diritto, nel tempo, attraverso idonee leggi (economiche ed occupazionali). Il fatto che da anni non si abbia un governo capisco che possa far dimenticare tale prassi.
    Inoltre, come spesso fa, sancisce anche un dovere sociale, quello di contribuire con le proprie capacità, al benessere sociale. Questo è geniale. Fai quel cazzo che vuoi, ma non dimenticarti che deve contribuire al miglioramento della società. Io lo trovo apprezzabile. Buona giornata.

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