L'Amleto di Zeffirelli - By Giuseppe - Franz's Blog

L’Amleto di Zeffirelli – By Giuseppe

Sono veramente tante le versioni teatrali e cinematografiche dell’Amleto di Shakespeare. Io ho scelto quella di Zeffirelli per la recitazione vivace e realistica di Mel Gibson (Amleto), la bravura di Glenn Close (Gertrude, la Regina, madre di Amleto) e di Helena Bonham Carter (Ofelia, promessa sposa di Amleto).

La storia in breve: una notte, sugli spalti del castello di Elsinore, in Danimarca, il principe Amleto vede il fantasma del re, suo padre, il quale gli rivela di non essere morto per cause naturali, ma di essere stato assassinato dal fratello Claudio. Questi ha usurpato il trono e sposato la Regina vedova.

Dopo questa rivelazione il principe Amleto medita di fare giustizia, ma viene assalito da una lunga catena di dubbi . Famoso il suo monologo (atto III, scena I):

“Essere, o non essere, questo è il problema: se sia più nobile soffrire nell’animo per i sassi e i dardi scagliati dall’oltraggiosa fortuna o impugnare le armi contro un mare di affanni e combatterli fino a farli cessare?

Morire, dormire…niente più.

E con il sonno porre fine al dolore della carne e alle mille afflizioni naturali a cui la carne e destinata. E’ questa la fine che bisogna desiderare ardentemente?

Morire, dormire…forse sognare. Ecco il dubbio!

Perché quali sogni potranno visitarci in quel sonno di morte, quando saremo usciti dalla stretta di questa vita piena di affanni mortali, è un pensiero su cui ci si dovrebbe fermare a riflettere.

Oppure sono proprio questi pensieri a prolungare la durata della nostra sventura?

Perché chi sopporterebbe le sferzate e le irrisioni del tempo, i torti dell’oppressore, le offese dei superbi, le pene dell’amore respinto, i ritardi della legge, l’arroganza dei potenti, gli scherni che il meritevole pazientemente subisce da parte di gente indegna, potendo trovare pace da se stesso con la semplice lama di un pugnale; chi sarebbe disposto a sopportare simili carichi sulle spalle, a gemere e sudare per le difficoltà della vita, se non ci fosse il timore di qualcosa dopo la morte, una terra inesplorata dai cui confini nessun viaggiatore è mai tornato indietro?

E’ questo timore che, confondendo la nostra volontà, ci induce a sopportare i mali di cui siamo afflitti piuttosto che spiccare il volo verso altri lidi a noi completamente sconosciuti?

Non è forse proprio questa riflessione che ci rende tutti vili, e i nostri gesti deviano dal loro corso naturale, perdendo il nome di azione?”

Amleto è preso dai dubbi, e nel dubbio tergiversa, e per prendere tempo (e trovare una soluzione finale) finge di essere diventato pazzo.

Ma la finta pazzia di Amleto travolge, come in un vortice, le persone che gli sono più vicine. A farne le spese è soprattutto la sua amata Ofelia che, non riuscendo ad avere più un dialogo sano col Principe…– “Oh, qual nobile mente è qui sconvolta!” – e soprattutto dopo la morte del padre, ucciso per errore, per mano dello stesso Amleto (che causa l’allontanamento del Principe dal regno) ella a sua volta perde la ragione, fino a finire annegata.

Al suo ritorno dall’Inghilterra Amleto capisce cosa fare per fare giustizia, e approfittando del passaggio di alcuni attori fa mettere in scena l’assassinio del padre per mano dell’usurpatore.

La reazione di Claudio convince definitivamente Amleto che questi è colpevole.

Ma dopo la rappresentazione il Principe si trova ad affrontare in duello il fratello di Ofelia, e il dramma si conclude con la morte dello sfidante, del re impostore, della regina e dello stesso Amleto. Sarà compito dell’amico Orazio raccontare la verità ai posteri, mentre il regno sarà affidato dal principe morente a Fortebraccio, di ritorno vittorioso dalla Polonia.

Ora vorrei azzardare una mia interpretazione delle allegorie contenute in questa drammatica vicenda, ben conscio che illustri studiosi hanno versato fiumi di inchiostro su questo dramma.

Forse non tutti sanno che Shakespeare raccontava allegoricamente, sotto forma di vicende umane (spesso tragedie), delle verità di ordine cosmico.

Letto da questo punto di vista Amleto potrebbe essere ognuno di noi quando è arrivato allo “stadio” di un primo risveglio dell’essere, e il suo tormento può significare l’indecisione di chi vede le “prove” dure che deve affrontare per essere se stesso, o per stabilire un “centro” in se stesso.

Prima di allora ognuno di noi è un “pellegrino” che viaggia nell’inconsapevolezza del proprio essere e delle forze (a volte oscure) che influenzano le nostre vite.

Amleto potrebbe essere appunto l’essere in fase di risveglio. Un essere che, aprendo gli occhi, vede chiaramente come il Sé superore (il padre ucciso) sia stato detronizzato da un impostore (l’ego temporaneo che vede tutto in funzione del proprio tornaconto), e vedendo che la propria madre (forse Madre Natura?) sia stata asservita a questo fratricida, si rende consapevole che gli spetta rettificare la situazione.

Ma il compito è arduo, soprattutto perché è difficile far capire agli altri come stanno Veramente le cose. Amleto è quindi preso dai dubbi: “essere o non essere” e lasciare che tutto vada così come sta andando (usurpatore compreso) e tornare a dormire?.

Però Amleto ha avuto una visione, ha visto un bagliore della Verità (rivelatagli dal padre) che gli chiedeva di “svelare” la verità e detronizzare l’usurpatore. Ora sta a lui decidere se rinunciare o prendere in mano la situazione.

Dopo molte esitazioni il principe decide di “essere”, ma deve usare l’astuzia per avere la meglio sull’usurpatore, la forza bruta non basta.

Sarà un lampo di intuizione che gli farà capire come agire per ottenere il suo scopo.

Alla fine il principe riuscirà a smascherare ed uccidere l’impostore, ma questa impresa sconvolgerà molte esistenze e alcuni dovranno morire (forse tutto il vecchio mondo appartenente alla transitoria personalità, compreso lo stesso principe…morte iniziatica?) affinché possa instaurarsi un “nuovo regno” dove torni a splendere la luce della verità.

Interessante notare che l’Amleto di Shakespeare probabilmente si basa sulla preesistente Leggenda di Amleth raccontata da Saxo Grammaticus nel “Gesta Danorium”, e che in questa versione Amleto sopravvive e regna.

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