Piacere e sofferenza

Il piacere o la sofferenza di venire al mondo?La sofferenza c’è. Esiste, non vi è alcun dubbio.

Il problema è: che senso ha?

Parto sempre dalla stessa considerazione: se esiste una verità ultima, omnicomprensiva, allora la sofferenza deve far parte obbligatoriamente di questa verità.

Come può dunque esistere qualcosa di così terribile come la sofferenza? Non può essere! Ma dato che ognuno di noi, in misura maggiore o minore, sperimenta costantemente una qualche forma di sofferenza, la sua esistenza è innegabile.

Delle due, quindi, l’una: o la verità non esiste o sbagliamo qualcosa noi nel concepire la sofferenza.

Non ritengo sia possibile per chiunque sano di mente il negare l’esistenza di qualcosa che comprenda tutto ciò che esiste, quindi dev’esserci qualcosa’altro che ci spinge ad una percezione errata della realtà e che rende tale la sofferenza.

Ma se ammettiamo che la sofferenza, come la percepiamo noi esseri umani, è qualcosa di illusorio, una specie di errata percezione della realtà, allora potremmo anche ammettere che altrettanto illusoria è la percezione che abbiamo del piacere.

E questo avrebbe un senso, considerato che, anche nelle nostre condizioni di estrema inconsapevolezza, non è raro confondere tra loro piacere e sofferenza, così come non è raro che ciò che da piacere agli uni sia ragione di sofferenza per gli altri.

Dunque, se piacere e sofferenza sono percezioni erratiche di una realtà completamente diversa, su quante cose ci stiamo sbagliando?

Questo è un dubbio che tutti, ma proprio tutti, dovrebbero farsi venire spesso.

Anzi… sempre!

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Commenta con il tuo nome Facebook

3 Comments

  1. Donatilla ha detto:

    Ciao Franz, è da tempo che che ho un dubbio o quasi una certezza è che abbiamo una visione della vita e della realtà completamente capovolta, ma siamo così identificati nell’illusione che è difficile avere costantemente una visione vera.

  2. Artos ha detto:

    Ciao Franz, secondo me non ci stiamo sbaglindo su niente. Il ricercatore ha bisogno di percepire due cose completamente diverse o opposte. Si dice che affermazione, negazione e riconcigliazione siano tre cose diverse per percepire nell’illusione la verità. Chi è ricercatore di una qualsiasi disciplina lo scopre.

  3. jackll ha detto:

    Senza sofferenza non ci sarebbe felicità,penso che siano strettamente collegati,il Bhuddismo insegna !

Lascia un commento

Inserendo un commento acconsenti al trattamento dei tuoi dati. Per maggiori informazioni consulta la nostra Informativa. I campi seguiti da "*" sono obbligatori. La tua email comunque NON viene pubblicata.