Movimento circolare, respirazione circolare: non offrire punte.

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La foto qui a fianco non è un montaggio, ve lo posso assicurare.

Nel praticare Aikido, una delle cose più difficili è non creare “punte”; nelle cadute, crearne una con un’articolazione significa offrire un punto su cui la forza d’urto con il terreno si può scaricare, creando danni fisici.

Nelle tecniche, creare una punta significa interrompere il naturale fluire del movimento e quindi offire una possibilità di fuga all’attaccante.

Qui però non stiamo parlando della punta come estremità di qualcosa, ma come interruzione della circolarità.

Come per quanto riguarda l’arco, inserire un’interruzione nella linea ellittica, significa fornire un appiglio per le forze che dovremmo dissipare, e se l’appiglio è in corrispondenza della chiave di volta ecco che l’arco non tiene e va a pezzi.

La linea di frattura, il componente più debole, sono sempre quelli su cui si scatena la forza in opposizione, di qualunque genere essa sia.

Interrompere l’armonia del respiro fa la stessa cosa; quando espiro ed inspiro si spezzano nel ritmo dell’affanno, inizia la corsa all’ossigeno. Ma fino a che il suono del respiro mantiene la qualità delle onde del mare, vi è un’armonia ineluttabile nel corpo.

Credo che muoversi efficacemente e in modo armonico sia molto legato all’armonia del respiro. Una respirazione “rotta” porterà inevitabilmente ad un movimento caotico e… viceversa.

Muoversi, anche in senso lato, creando interruzioni, alla fine non paga. Perchè proprio su quelle interruzioni si innesta la deviazione, l’effetto della legge dell’ottava.

Quando l’energia, anche quella derivata dall’intenzione, fluisce in un’unica direzione, senza interruzioni, la distrazione non trova appiglio.

Si costituisce una sorta di ponte tra il punto di partenza e quello di arrivo.

Come nel caso del fulmine in cui, prima della scintilla, si costruisce un canale attraverso cui poi fluirà il fulmine vero e proprio, anche nel fare, quando riusciamo a focalizzare l’intenzione senza interromperla, si costituisce una possibilità attraverso cui fluirà l’azione.

Qualcosa che potrebbe essere efficacemente tradotto con:

“Chi la dura la vince”


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2 Comments

  1. Andrea G ha detto:

    Molti si chiedono perché un percorso di formazione interiore contempli anche tecniche corporee, a volte anche difficili (come lo Yoga, quello serio, o le arti marziali)e dia così importanza al respiro.
    Da un certo punto di vista potremmo dire che nella realizzazione di qualcosa (esteriore o interiore),tutto si riduce alla “potenza e durata” dell’intento, che è di carattere mentale (mente nel senso di volontà).
    Ma da millenni si dice (e la psicosomatica moderna lo ha “riscoperto”), che la mente è essenzialmente energia e che, soprattutto, il nostro potenziale interiore (ma anche i desideri inespressi, le ferite emotive, le convinzioni limitanti) sono, e non è una metafora, intrappolati nei blocchi articolari e muscolari e si manifesatno nella non-fluidità dei movimenti e del respiro.
    Ergo: tutto il lavoro fisico (respiro incluso) necessario a sciogliere tali blocchi è, di fatto, un lavoro interiore per fornire all’intento tutta la potenza per…..
    durare e vincere!!!
    Personalmente sono, per sentire personale, molto “mentalista”…..appoggio l’affermazione buddista “TUTTO E’ MENTE”…..
    …paradossalmente è proprio per questo che considero l’arte di muoversi in maniera armonica e far fluire il respiro fondamentali….
    Se tutto è mente, allora anche il corpo e il respiro lo sono, e non solo i processi cognitivi…..no?!?!?!

    PS: Apprezzo molto il modo in cui riesci a sintetizzare contenuti tanto complessi comunicandoli chiaramente. Grazie Franz..

    • Walter ha detto:

      Forse per questo “QUALCUNO” ha scritto:

      IMPARA LA TECNICA SOPRA OGNI COSA

      SII CONSAPEVOLE IN OGNI GESTO

      IN OGNI RESPIRO

      IN OGNI ISTANTE.

      REALIZZA L’EQUILIBRIO

      Grazie.

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