Fedeltà coniugale: la schiavitù resa legale dalla morale. - Franz's Blog

Fedeltà coniugale: la schiavitù resa legale dalla morale.

manetteLa parola fedeltà ha la stessa radice di “fiducia”. Entrambi i sostantivi hanno in comune la radice “Fede”. Nel caso di “fiducia” abbiamo la discendenza diretta dal latino “Fìdere”, ovvero “aver fede in”.

Per quanto riguarda la parola “Fedeltà” invece ha il significato di “Osservanza della fede data o avuta, rispetto dei patti, delle promesse”.

L’amore tra due esseri umani non implica promesse, non implica patti. Questi due concetti si intrufolano nel rapporto amoroso in seguito a quella puttanata cosmica conosciuta con il nome di matrimonio, ovvero quella sovrastruttura formale voluta esclusivamente dalle religioni (quasi tutte in realtà).

L’amore ha ragione di fede in se’ stesso. L’innamoramento, ovvero quella complessa serie di reazioni biochimiche ed emotive che portano normalmente all’accoppiamento, non ha un cazzo a che vedere con l’amore, se non come prodromo, come prefazione fisiologica.

L’innamoramento è destinato a scemare, a sparire nel corso degli anni o dei mesi o dei giorni, a seconda delle persone.

Quando non viene elevato e sostituito da amore vero  e proprio, porta ineluttabilmente al decadimento del rapporto in mera collaborazione alla continuazione della specie.

Il fatto che sempre più coppie finiscano col convivere forzatamente a causa della presenza di figli, voluti e scodellati senza maturità e senza coscienza, dovrebbe bastare a dimostrare questo fatto.

All’interno di un rapporto d’amore vero, maturo, si dovrebbe trovare il più alto livello di fedeltà. Ovvero di fiducia. Cosa che, mi spiace per benpensanti e moralisti, non include il concetto di tradimento.

Il tradire, nel senso di avere rapporti amorosi con altri al di fuori del coniuge, semplicemente non esiste. Perchè… come potrebbe essere considerato tradimento il dare e ricevere amore (o anche solo piacere sessuale) da altri esseri umani?

A guardare bene questa cosa, non c’è senso! Non possediamo neppure il nostro corpo, per non parlare di chi lo abita, perchè mai dovremmo pensare di poter possedere l’anima o l’amore o il corpo di qualcun altro?

Il problema della gelosia, pallido quanto sbrindellato simulacro di un principio di possesso, è in realtà celebrazione della paura di perdere. Perdere qualcosa che, ovviamente, non ci è dato di avere.

Come per gli “occhi dell’oracolo” in Matrix, anche l’amore non può essere richiesto, preteso o conquistato, ma solamente dato.

Non si può costringere un altro essere umano all’amore. Quando accade è un miracolo di cui dobbiamo semplicemente essere grati e, proprio per questo, comprendere che non possiamo in alcun modo avocarne a noi l’esclusiva.

Qualunque tentativo di costringere l’altrui amore a vedere solo noi corrisponde alla morte stessa dell’amore ed alla nascita della schiavitù. A qualunque livello.

Ve lo immaginate Gesù che obbliga i discepoli ad amarlo? No? Ecco! Allora perchè pensare che la stessa opera (che non stenterei a definire “opera al nero”) dovrebbe essere perpetrata tra esseri umani?

Ed allo stesso modo, come potremmo pensare di obbligare un essere umano che ci ha già dato il suo cuore, a non darlo anche ad altri esseri umani? Chi siamo noi per pretendere l’esclusiva?

Mi rendo perfettamente conto che queste parole non troveranno alcun favore nel 999 per mille di chi legge. Perchè la gelosia è una bestia schifosa che alberga nel cuore stesso del genere umano.

Gelosia ed ego vanno a braccetto con il falso senso di possesso dovuto a quella fatidica frase del rito di matrimonio, del tutto funzionale a puri interessi di ordine economico, vero motivo di esistenza del rituale delle nozze.

Persino nei famosi dieci comandamenti non c’è scritto di non avere altri rapporti al di fuori del matrimonio ma, in modo del tutto sciovinistico e malamente quanto faziosamente tradotto, di “non desiderare la donna d’altri” (chissà perchè invece desiderare “l’uomo d’altre” a quanto pare è considerato lecito dalla sopraccitata traduzione).

Ma poi quale “donna d’altri”? Non esiste un essere umano che sia “di” qualcun altro. Non è evidente la visione schiavista evocata ed avallata da queste parole?

La vera fedeltà corrisponde alla piena fiducia nella libertà, quella che rende liberi di dare e ricevere amore senza essere legati per un’intera vita ad un coniuge solo per un puro atto di egoismo!

“Non ti voglio solo per me. Ma sarò felice se ci sarai anche per me”

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9 risposte a Fedeltà coniugale: la schiavitù resa legale dalla morale.

  • Ok, mi hai convinto.
    Ora spiegalo alla mia ragazza, se sei tanto fico.

  • Ciao Franz, credo anch’io che il 999 per mille di chi leggerà questo articolo non sarà d’accordo con te.
    E aggiungo, l’uno per mille che avanza avrà probabilmente molti dubbi.
    Scrivi che l’innamoramento è la fase che precede l’amore. Si, lo penso anch’io ma mi domando quante sono le coppie che entrano veramente in questa seconda fase e quante invece cerchino ostinatamente di riprodurre la fase iniziale nel tempo senza riuscire di fatto a trasformarla.
    Non la trasformano e non la mantengono visto che, come dici tu, non dura.
    E allora si entra in quello strano “limbo” fatto di emozioni perdute e di incapacità di procedere, di nostalgia e di frustrante impossibilità di espandere i propri sentimenti verso l’altra persona, nella direzione del sentire condiviso, dell’empatia, fino a raggiungere una sorta di… “riconoscimento”.
    Chiedi troppo forse ad un genere umano che non ama andare in profondità nemmeno di se stesso…
    Chi non vuole conoscere se stesso, men che meno desidererà conoscere veramente, intimamente, integralmente, il prossimo. Ma senza questo desiderio di conoscenza, dopo il fuoco dell’innamoramento si torna ad essere due estranei, si torna a camminare sulle sterili sabbie della reciproca incomprensione e dell’isolamento.
    Ecco l’anello mancante. Qui la catena si spezza e iniziano a radicarsi ben altre catene, quelle fatte di ego e di paure, quelle che imprigionano invece di costruire…
    Quelle che cercano di impedire all’oggetto del nostro “amore” di esprimere se stesso.
    Ma se non esprime se stesso (magari per condiscendenza) allora ci sarebbe da chiedersi: CHI stiamo amando?

  • caro Franz ne approfitto…non tanto per discutere il tuo pensiero, che rispetto e condivido. ma come occasione per dire due cose su chi si riempie di aforismi e bei pensieri ,altrui, hai parlato di maturità che per me sussegue ad un processo un percorso che attraversa la vita facendosi impastare con essa. ma tanti si fanno a parole beffa della fedeltà, ad esempio senza neanche mai aver vissuto un periodo insieme all’amato, condividendo come è maturale, tutto, bello e brutto… ecco persone che non sono neanche entrate in questa esperienza di vita …dovrebbero tacere riguardo le gioie dell’amore libero , perchè si sono tenute ben distanti dal quotidiano mescolamento di due vite. e da ciò che ne comporta. anche chi inneggia questa libertà tenendo all’oscuro l’altro …perchè farlo soffrire ?!! cazzate tante troppe…su un argomento chi ha conquistato ne conosce il valore e può guardare il cadavere della propria gelosia con rispetto come si guarda un nemico sconfitto lealmente.

  • Franz ha espresso il suo sentire sulla fedeltà, e sicuramente sono in tanti a domandarsi quale sia il valore della fedeltà coniugale…ipocrisia? sentimento malsano o legittimo?..e in effetti chiedersi se si possano amare più persone con uguale – o diversa, fa lo stesso – intensità, è capitato a tutti.. (sarei curioso di sapere però cosa ne pensano le tue compagne, Franz..;))..
    però non sono d’accordo su una cosa, la fedeltà è ipocrisia se non è sentita, se invece lo è …si tratta di un sentimento e di una scelta assolutamente rispettabili! quindi io non mi esporrei, come fai tu, a tacciarla di egoismo….
    e nasce da una cosa ben precisa…dal fatto che ad un certo punto due esseri umani si riconoscono come non accade con altre persone…questo impedisce di amarne altre?..sì e no..questo richiede che i due che si riconoscono vadano sempre più in profondità in questo riconoscimento…allora molto semplicemente non si perde tempo con altre persone quando si “tocca il paradiso” con quella ami…fedeltà, in questo caso, significa “intensità”…e sono fedele perchè non scambio l’oro con il piombo..per il semplice fatto che è raro toccare quell’intensità con più persone…
    se poi esiste un’apertura amorosa universale, ben venga… non mi è dato però di saperlo allo stato attuale..
    ma ripeto, questo accade quando lo ” si sente”…se è soltanto una facciata, poi assistiamo appunto a tutte quelle situazioni da commedia all’italiana..fatte di tradimenti, menzogne, di rapporti superficiali, di scambi di coppia notturni (ma con facciata da mantenere agli occhi degli altri) ecc.. che peraltro non giudico, ma che mi sembrano tanto risibili quanto la fedeltà finta..
    il senso di “appartenenza” tra due persone può essere un sentire profondo e una cosa nobile..e non credo sia solo una chiusura egoistica al resto del mondo o un possesso ossessivo.

    • Roberto… mi sa che hai fatto un po’ di confusione… prima di tutto non ho detto che la fedeltà sia egoismo. Ho detto che pretenderla è tale.
      In secondo luogo ho comunque parlato di gelosia e non di fedeltà, a tal proposito.

      Poi, per quanto riguarda quello che pensano “le mie compagne”… chi ti dice che io ne abbia e anche più di una? Vedi che hai subito giudicato meccanicamente, immaginando la mia vita sulla base di ciò di cui parlo?

      Se qualcuno sente un senso di appartenenza totale a qualcun altro… perchè no? Ci vedo solo del bello in questo.

      La fedeltà per scelta consapevole basata su un sentire è qualcosa di meraviglioso.
      La fedeltà obbligata dalla morale, o peggio ancora da un contratto è per me paragonabile alla schiavitù!

      La vera fedeltà va esattamente nel senso opposto di quella castrante e involutiva costrizione cui si sottopongono tanto spesso uomini e donne dei nostri tempi e a cui, cosa ancora più grave, sottopongono i propri compagni e compagne.

      Il ricatto d’amore, la prova d’amore… che immense stronzate!

  • Bella riflessione!
    comprenderla a pieno può risultare in qualche modo possibile, ma applicarla nella realtà nel proprio caso personale è difficile, però ho vissuto questo stato d’animo con la mia ex qualche tempo fa.
    siamo stati qualche anno insieme, ma alla fine dopo un serio litigio ci siamo lasciati di punto in bianco..
    ci siamo rincontrati dopo qualche tempo e lei si frequentava con un altro.
    dapprima mi ha roso, però la vedevo felice e di riflesso mi sono sentito come appagato.. come se la mia parte nella sua vita fosse conclusa e ora cominciasse un’altra con una persona diversa.. comunque è amore, condivisione, unione, e anche se non ne facessi parte non me ne importava..

  • Beh… insomma, mi aspettavo di peggio! :)))
    Facciamo così: domani scriverò un post in cui rispondo a tutti.
    Grazie davvero della partecipazione e dei vostri commenti.

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