Reagire alla violenza fisica non è facile. - Franz's Blog

Reagire alla violenza fisica non è facile.

Cedro in facciaNo, decisamente non lo è. Potete aver fatto tutti i corsi di difesa personale che volete. Ma difendersi fisicamente non è facile.

Questo perchè nessun corso “civile” può prepararvi da solo all’aggressione vera che precede quella fisica: ovvero quella psicologica.

I cinesi lo chiamano “Hsing-I”. Il termine è difficilmente traducibile ma possiamo considerarlo come l’emanazione psichica della volontà di un combattente.

Sostanzialmente, in un corpo a corpo, quello che spiazza il comune cittadino, è la violenza che viene esercitata prima di tutto dalla psiche dell’aggressore. Se non siamo abituati a combattere per strada, a meno di non aver maturato una stabilità emotiva con altri metodi, verremo inevitabilmente soverchiati dalla violenza dell’aggressione, prima ancora che dall’impatto con gli eventuali pugni o calci.

Non siamo abituati a controllare l’adrenalina, la paura, il timore di farci male. In più non siamo neppure moralmente preparati ad accettare le conseguenze delle nostre azioni.

In caso di aggressione, nel 99% dei casi, si avrebbe il tempo di aggredire per primi, prevenendo l’attacco, peraltro ormai inevitabile. In questo modo l’aggressione si rovescia e l’aggressore diventa aggredito.

Solo che nel nostro io più profondo, questa ipotesi è stata cancellata da anni di condizionamenti religiosi, morali e da parte della società civile.

Partire per primi e stampare un diretto in faccia ad uno stronzo che ci sta minacciando non è neppure lontanamente contemplato nel nostro codice genetico.

Per questo motivo partiamo già con un piede nella fossa.

In secondo luogo c’è la completa mancanza di abitudine ad incassare colpi forti. E per quella c’è poco da fare: l’unico modo per acquisire questa esperienza è essere nati in un quartiere in cui si era costretti a difendersi.

Per l’uomo comune, ricevere un pugno in faccia, anche senza che sia un colpo da KO, significa comunque la fine dello scontro: lo shock prodotto dal colpo ricevuto, il dolore ed il contraccolpo su un emotivo assolutamente non preparato all’evenienza, producono una paralisi quasi completa che lascia libero campo all’avversario.

Qualcuno ben esperto nel combattimento corpo a corpo, un giorno disse:

“Non ha senso pensare di poter uscire illesi da un combattimento vero. Bisogna capire che in uno scontro reale, vince chi sopravvive.”

Ecco, questa frase da sola dovrebbe far capire che combattere, anche solo in un corpo a corpo, è un’abilità che non è innata nell’uomo comune. La violenza si, ma il combattimento no, per nulla.

Tanti film ci hanno abituato a pensare il contrario, che in uno scontro personale si può uscire illesi. Ma nella realtà questa è un’emerita cazzata. A meno che la differenza di dimensioni non sia enorme (ma in questo caso difficilmente verremo attaccati a mani nude), da un corpo a corpo si esce ammaccati, per ben che vada.

Al primo cedro che ci stampano in faccia, andiamo giù per lo shock. Ma per vincere occorre non solo aspettarsi quel colpo, ma essere anche in grado di continuare a combattere fregandosene totalmente.

L’unico colpo di cui ci deve importare è quello che riusciamo ad infliggere al nostro avversario. Occorre essere spietati e bastardi fino in fondo per impegnarsi in un corpo a corpo.

Altrimenti è molto più saggio evitare di trovarcisi in mezzo, quando possibile. La fuga non è un atto disonorevole. Molto spesso è semplicemente l’unico modo di sopravvivere ad uno scontro che può andare molto oltre l’aggressione a mani nude.

Ma se proprio siamo rimasti incastrati, oppure se non abbiamo possibilità di fuga, allora occorre combattere sul serio. Niente spintoni, niente preavviso, nessuna pietà.

Estremo pregiudizio: picchiare per primi, picchiare duro e non fermarsi fino alla sconfitta.

Nostra o dell’avversario.

E se pensate che questo modo di pensare sia esecrabile, ricordatevi che un delinquente che vi aggredisce fisicamente invece questo pensiero ce l’ha stampato nel DNA!

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11 risposte a Reagire alla violenza fisica non è facile.

  • Allora l’abilita’ al combattimento non e’ un “software” impiantato nel nostro DNA?

    • Per quanto ne posso capire io… assolutamente no. L’istinto a difendersi, quello di autoconservazione… si. Ma il metodo, la capacità di combattere con efficacia devono essere costruiti con un addestramento specifico.
      Ci può essere un talento innato, una ferocia costituzionale che indubbiamente aiutano. Ma anche il più feroce dei bastardi verrebbe steso in pochi secondi da un freddo e altrettanto ferocemente addestrato Spetsnatz.
      L’unica cosa che second me abbiamo di impiantato nel DNA è un punto di rottura, diverso per ognuno, superato il quale succede quella cosa che gli americani chiamano “To Go Berserk”, una sorta di furia sanguinaria in cui la razionalità sparisce completamente per lasciare il passo alla belluinità primordiale.
      Questo per quello che posso aver capito e sperimentato personalmente, ovvio. :warrior:

  • Mitico Franz!

    1) La miglior difesa rimane sempre la prevenzione… evitare di esporsi a rischi è importantissimo quindi trattenetevi il più possibile se avete problemi di temperamento per così dire focoso… il fatto che usiate termini rispettosi per far valere i vostri diritti non sempre corrisponde ad una risposta altrettanto civile ed educata.

    2) In caso di scontro INEVITABILE una donna media ha UNA SOLA possibilità per colpire in modo utile un’avversario uomo e quindi il colpo (generalmente al naso perchè causa lacrimazione con conseguente difficoltà visiva)deve essere il più violento possibile, dopo di esso si hanno circa 60 secondi per darsela a gambe a tutta velocità… trascorsi i 60 secondi l’avversario viene “anestetizzato” dall’adrenalina prodotta dal suo corpo ed è in grado di reagire con violenza inaudita… quindi meglio essere lontani.

    3) Urlare per chiedere aiuto è inutile… molto meglio avere un fischietto di metallo infilato nel portachiavi e fischiare, tutti si gireranno… garantito! Collaudate voi stessi il sistema in un parcheggio 😉

    Il mio maestro che è un gran combattente (anche se l’allieva non è all’altezza) ci insegnava anche a subire i colpi con alcuni rudimenti del judo… ergo, dopo che ti ho scagliato a terra una decina di volte, si riprende la lezione di difesa… lo scopo era proprio mantenere la lucidità anche dopo aver subito colpi.

    Un buon corso di difesa deve essere tenuto da personale molto qualificato e andrebbe svolto con continuità, come un normale sport, per mantenere allenato anche il fattore emotivo di cui parla Franz. Diffidate di un istruttore che non vi consiglia a tutte le lezioni di evitare in ogni modo possibile lo scontro… un buon istruttore insegna prima di tutto la pacatezza… solo in ultima analisi e solo se esiste un reale pericolo per l’incolumità personale (se vi chiedono la borsetta scagliatelgliela dietro!) vi consiglierà di affrontare uno scontro fisico.

    Un’abbraccio, Layla.

  • OK, grazie.
    Una volta Andrea ha detto che un essere estremamente calmo diventa molto pericoloso.
    Certo ci vuole tutto un lavoro dietro.

    • Concordo pienamente. Un essere perfettamente calmo in una situazione di combattimento o di conflitto in generale ha quasi già vinto, ovviamente al lordo delle capacità oggettive.
      Il problema è come arrivare a mantenere quella calma in una situazione di forte stress, come può essere quella di un corpo a corpo.
      Giustamente come dici tu, ci vuole parecchio lavoro!

  • bel post Franz !

  • Allora una forte concentrazione diventa anche una componente fondamentale?

  • “Reagire alla violenza fisica non è facile”….non è facile affatto.
    ma si può imparare!!..

    e non parlo solo di corsi di autodifesa da fare due volte a settimana in una palestra col tatami…no…
    si può assolutamente riflettere e “studiare” la violenza, come qualunque altro campo dell’esistenza. e allora avremo NOI un’arma in più. perchè la violenza è cieca o quantomeno ottusa, spesso, noi invece possiamo imparare a “vedere”.
    non sto facendo sofismi…affatto…la violenza permea quasi tutti gli aspetti della nostra vita..e prima ancora di essere fisica , è emotiva e psicologica, è verbale, è collettiva..è rituale, può essere organizzata anche quando è folle… o anche ..è imprevedibile!
    c’è davvero poco da scherzare. Il cristianesimo e altre forme di spiritualità ci spingono verso l’unità e la bontà…ma all’altro lato dello spettro c’è la divisione e lo scontro! La realtà prevede entrambi i poli..e se anche quello della separazione fosse un’illusione , beh..sarebbe un’illusione fottutamente reale, che fa un male cane. come un cazzotto in faccia. E’ dolore!..
    cosa fare?
    subire la violenza no. diventare delle merde uguali a chi fa del male nemmeno. quindi?
    intanto..i vantaggi che un pezzo di merda hanno su di noi..
    1) lui non ha morale, nè etica, nè scrupoli…tu sì
    2)lui non ha paura di farsi male, e di farti male..tu sì
    3)lui non ha problemi legali, non si preoccupa della fedina penale (ne fa un vanto)..tu sì (devi lavorare, hai una posizione e non vuoi macchiata la tua vita)!. e qui si apre una parentesi sulla follia del nostro codice penale. intanto se vengo aggredito e finisce in rissa..per la giustizia siamo tutti e due colpevoli!..inoltre se spacco la faccia ad un deficiente che mi ha aggredito rischio di dover pagare io danni di risarcimento! (credetemi..le merde che vi aggrediscono sono consapevolissime di questo e sono capaci pure di “denunciarvi”..non sto scherzando…è un “must” da un bel pò tra ladri, scippatori e affini..)
    “”Partire per primi e stampare un diretto in faccia ad uno stronzo che ci sta minacciando non è neppure lontanamente contemplato nel nostro codice genetico.””
    e nemmeno da codice penale!!
    stupidamente a me non è concesso di prevenire un attacco, mi devo beccare un cazzotto prima o una coltellata per potermi difendere!!!
    4)lui ha confidenza con lo scatenare gli istinti, e col contatto fisico violento..voi al massimo avete fatto a cuscinate con vostro fratello da piccoli, e magari volete discutere con la “logica” con uno che della tua logica se ne fotte.
    5)lui ha una intera comunità simile a lui che lo sostiene, fratelli compari ecc..e ha un “codice rituale” di comportamento che lo sostiene…cioè lui ha la logica del “branco”….voi siete dei tranquilli borghesi e ve ne state per fatti vostri.
    6)lui si gioca la carta dell’imprevedibilità e spesso attacca a tradimento, quindi ha un vantaggio inziale…sia temporale, sia psicologico.. mentre voi siete lì che pensate a fare la spesa.
    7)lui ha la logica della vendetta…voi no. e questa cosa vi frena ulteriormente, possiamo cavarcela ora…ma non vogliamo poi doverci guardare le spalle sotto casa per mesi.
    8)lui non ha nulla da perdere, noi tutto..

    insomma..tutto farebbe pensare che chi non ha le zanne e gli artigli sia fottuto.

    io penso di no. non ho risposte certe..affatto..ma so che possiamo canalizzare le nostra intelligenza anche su questo. come d’altronde hanno fatto altri prima di noi.
    e so che:

    lui può avere paura di noi tanto quanto noi ne abbiamo di lui. noi possiamo organizzarci tanto quanto fa lui. noi possiamo riscoprire le nostre forze fisiche, emotive e psicologiche meglio di lui. noi possiamo studiare le reazioni psicologiche meglio di lui…perchè alla fine lui è ottuso e meccanico, e noi possiamo spiazzarlo tanto quanto lui vorrebbe fare con noi. noi possiamo diventare “coscienti”. questo richiede però una riflessione seria e profonda sulla natura della violenza, senza negarla (è questo che dà loro il vantaggio, ci sguazzano dentro..e noi sogniamo invece di essere dentro un film di Walt Disney o dentro una commedia gentile con l’happy end..salvo poi rimanere paralizzati quando ci aggrediscono). noi possiamo fare comunità ed essere solidali tra noi tanto quanto lo possono essere loro. ..

    sopratutto, lui è bloccato in un ruolo e si sente sicuro nei suoi schemi (basati peraltro sulla nostra incapacità di risposta)..ma noi possiamo imparare a disidentificarci con il ruolo di agnello spauriti e di vittime (loro questo lo sentono!) e sviluppare le nostre armi. possiamo sviluppare una capacità di ricezione tale da prevenire gran parte delle aggressioni, perchè semplicemente non siamo là dove sta per accadere il conflitto. altra cosa…loro sono abituati ad aggredire, ma non ad essere aggrediti o sorpresi…e spesso una risposta verbale può essere paralizzante e spiazzante. insomma..prima di arrivare ad uno scontro fisico ..ci sono dei livelli che vanno affrontati e su cui è possibile interrogarsi. c’è da preparare un terreno che preveda la possibilità della violenza.possiamo imparare a chiedere aiuto, a riconoscere le vie di fuga, a sfruttare la legge a nostro vantaggio.. anche a chiamare subito e platealmente la polizia (una cosa che in molti dimenticano di fare!); e infine..qualora ci fosse un scontro fisico..beh..considerato che sono poche le persone veramente preparate in questo campo…e la maggior parte di noi avrà fatto a legnate da bimbi sì e no un paio di volte..mentre loro magari hanno una vita dietro di risse e coltellate… però….però se osservate i video di una rissa, o se avete assistito a delle risse..potrete vedere schemi motori e reazioni emotive, psicologiche e verbali molto limitate….
    nulla che non possa essere imparato, affinato e gestito con gli insegnamenti di un buon lavoro marziale…Non dico che va sottovalutata, ma che l'”aggressione” può uscire da quello stato di oscura nebulosità che ci paralizza, e diventare qualcosa che si può gestire. Imparare ad esempio ad usare piccoli oggetti come arma contundente amplifica enormemente le nostre capapcità difensive facendoci superare il gap della forza fisica.
    una donna che sa usare bene delle piccole lame o oggetti che ne fanno le veci è pericolosissima pure per un gigante di 2 metri. ma è di una maggiore centratura interiore che abbiamo bisogno, tramite un solido lavoro fisico e psichico.
    Riscoprire il contatto fisico con giochi marziali che via via diventano sempre più intensi nutre la nostra confidenza emotiva con la violenza fisica…i cuccioli di leone e di tigre imparano a diventare predatori “giocando” alla lotta tra loro… possiamo riscoprire certe capacità.
    insomma…la violenza è il loro terreno, ma il “comabttimento” può essere il nostro se lo studiamo.
    e se diventiamo imprevedibili, anche noi faremo paura a loro. perchè si ha paura di ciò che non si conosce.

    scusate la lungaggine, ma sento molto questo argomento e volevo condividere questa visione..
    saludos :warrior:

  • Caro Roberto,non sò quante volte ti è capitato di fare a botte ma ti posso garantire che Franz ha pienamente ragione,Se trovi uno stronzo da solo forse hai qualche possibilità,ma ti posso garantire che gli stronzi non girano mai da soli !!
    Quindi se ti trovi in una situazione del genere, sappi che ne và della tua vita e forse anche di chi è con tè,per cui colpisci duro,vendi cara la pelle e forse hai qualche speranza.

    • Gracias JackII!!!

    • ..caro jackall.. ti sembra che abbia negato la pericolosità di uno stronzo??..ti sembra ched abbia negato la logica del branco?..ti sembra che abbia negato il dolore di un cazzotto?.. dove leggi forse che io dica di non difendersi o che difendersi si afacile o altro!?
      ma prima di affidarmi a sant’antonio e incrociare le dita , ci sono delle cose che io posso fare…i vantaggi che gli stronzi hanno su di noi li ho elencati sopra. ma sono vantaggi finchè glieli concediamo. il primo punto è rifiutare la logica dell’agnello e della preda inconsapevole. la violenza esiste, e occorre prenderne atto. Ma non è prerogativa degli stronzi!…lui può fare male a me….ma io posso farne a lui;). lui può oprganizzarsi in branco…e perchè non dovrebbero farlo anche i “buoni”? (per smeplificare). quello che io dico (in un post luuuungo) è che imparare a difendersi è difficile…ma si può fare!
      per cui ricambio il consiglio, dicendoti che ala violenza ci si pensa PRIMA che accada (è un campo di “studio”)…non quando ci si trova in mezzo e si “spera” di saper fare qualcosa (come?..improvvisando?)
      saluti 😉

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