La ricerca della sicurezza: apologia della paura.

Echelon Con la scusa della sicurezza ascoltano tuttiIo vorrei sapere chi è che ha deciso che, quando uno non allaccia la cintura di sicurezza, ci deve per forza essere un segnale d’allarme che gli spacca le palle per non meno di mezz’ora!

Potrei capire qualcosa di dolce, un piccolo “bip-bip” che suona un paio di volte. No! Sembra che i costruttori si sbizzarriscano nel sadismo più assoluto.

Sulla Citroen C2 ad esempio, il segnale è di un fastidioso allucinante. E per giunta la durata, prima che si spenga, è direttamente proporzionale alla velocità: più vai veloce e più a lungo ti rompe i coglioni.

Oppure sulle nuove golf, dove il segnale è comandato da un sensore posto sotto il sedere, per cui dopo che ha smesso, se per caso ti pieghi per tirare una scorreggia, lui ricomincia!

Personalmente trovo tutte le imposizioni legate alla sicurezza qualcosa di insopportabile, soprattutto perchè in genere non hanno affatto lo scopo di rendere la vita più sicura, quanto quello di ingrassare i portafogli dei produttori.

Il caso delle cinture di sicurezza è particolarmente emblematico. E’ evidente: i segnali sono fatti apposta per esasperare chi non le allaccia, per obbligarlo a farlo.

E questo è ancora più insopportabile di una legge che ti impone di allacciare le cinture per la tua sicurezza. Se voglio rischiare di volare fuori dal parabrezza in caso di urto, sono e rimangono cazzi esclusivamente miei.

Imporre la sicurezza equivale ad alimentare la paura.

In ultima analisi quindi, equivale a fare il gioco del governo ficcanaso che a quel punto si ritiene autorizzato a ingerire la vita di chiunque con la giustificazione che è per il suo bene!

Un potere che insiste troppo sulla sicurezza è un potere molto pericoloso, perchè la sicurezza non esiste. Il controllo su quello che ti può capitare non esiste.

Certo, questo non implica comportarsi da imbecilli incoscienti ma, alla fine, la sicurezza è sempre la scusa del potere per imporre il controllo.

La paura di prendere una malattia permette alle case farmaceutiche di spillare miliardi di dollari ai governi producendo farmaci e vaccini totalmente inutili quando non addirittura dannosi.

La paura di morire permette alle assicurazioni di fottere alla gente miliardi di euro ogni anno.

La paura della povertà permette ad un intero sistema economico di franare miseramente ai primi segnali di crisi.

La paura del crimine permette alle forze di polizia di fare quello che gli pare nel nome della sicurezza dei cittadini.

La sicurezza del posto fisso permette agli inetti di essere tutelati ai danni dell’azienda che ha avuto la sfortuna di assumerli.

La sicurezza della pensione permette che in Italia quasi metà della popolazione giovane lavori per garantire un reddito a chi non lavora più.

La paura del terrorismo permette ai governi di installare scanner, indagare nella vita privata dei cittadini, intercettare le loro telefonate, i loro fax, spiare i loro conti correnti.

Quando uno stato insiste sulla sicurezza in realtà fa esattamente il contrario: instilla la paura.

E la paura, prima o poi, finisce con l’uccidere qualsiasi libertà!

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11 Comments

  1. Fede ha detto:

    Fra’ hai centrato un ennesimo bersaglio e secondo me questa argomentazione è fondamentale da capire per una corretta lettura del mondo in cui ci troviamo…

  2. Sciuscia ha detto:

    Gusto ieri c’era “V for Vendetta”…

  3. Il Veronesi ha detto:

    Ufff… Che palle, approvo tutto: il post è perfetto, i commenti pure (il film è fatto mooolto bene)… Ma non c’è nessuno che dica qualche cazzata? Franz, perché non ti sei aggrappato ai vari pazzi che son passati di là? Almeno con loro ci si poteva sbizzarrire.

  4. Valeria ha detto:

    Beh una cazzata la potrei dire io, o quantomeno questa sarà una voce fuori dal coro …
    Fermo restando che in effetti spesso la sicurezza è una scusa per intascare soldi e infondere paure, tuttavia soggettivamente si potrebbe avere della sicurezza anche una visione un po’ meno emotiva … Parlare di sicurezza produce paura solo perché trova terreno fertile.
    Ma se ci fosse un atteggiamento un po’ più oggettivo da parte delle persone, queste capirebbero che c’è una bella differenza fra essere prudenti ed essere ansiosi. E spesso la prudenza, l’attenzione, la presenza salvano la vita … Cosa c’è di sbagliato in questo?
    E un’educazione alla prudenza (educazione, non imposizione) mi sembra positiva se e quando il fine è solo quello di alzare la soglia di consapevolezza del rischio…

    • franz ha detto:

      Come detto nell’articolo non intendo comportarsi da imbecilli incoscienti.
      Come dici giustamente tu tra prudenza e ansia dovrebbe esserci una bella differenza.
      Peccato che oggi la prudenza sia quasi esclusivamente ansia

      • Valeria ha detto:

        Vero Franz, e proprio a causa di ciò alcune persone più “coraggiose” credono che affrontare le proprie paure significhi abbassare la soglia di attenzione. In realtà stanno solo cadendo in un patetico sonno, una specie di anestetico per non pensare alla paura stessa.
        Individuare un pericolo oggettivo è se non altro un buon esercizio di attenzione, imparare a conviverci aiuta ad affrontare la paura, trovare strategie per ridurlo contribuisce a far girare qualche neurone addormentato. Nascondere la testa sotto la sabbia non è coraggio. Sarebbe come andare in auto a 200 all’ora ma con gli occhi chiusi per non cadere nel panico prodotto dalla velocità.
        So bene che il tuo post non esorta al sonno ma esclusivamente alla libertà di agire tanto spesso soffocata da assurde fobie indotte … Ho usato questo spazio solo per qualche considerazione a “voce alta” (forse ovvia), non per confutare il senso di quanto esponi …
        Ciao! :bye:

  5. Fede ha detto:

    Era De André o Battisti che cantava: “a volte la prudenza nasconde la paura più stagnante”. Secondo me ci vuole presenza…sempre e continuamente: figauuus!

  6. Paolo ha detto:

    “E questo è ancora più insopportabile di una legge che ti impone di allacciare le cinture per la tua sicurezza. Se voglio rischiare di volare fuori dal parabrezza in caso di urto, sono e rimangono cazzi esclusivamente miei.”

    Le imposizioni relative alla sicurezza delle persone sono motivate esclusivamente dai benefici economici ottenuti dallo Stato: meno male ti fai e meno dovrà spendere la collettività per curarti.
    Per questo non è accettata l’affermazione “sono cazzi miei se mi faccio male”.
    Soldi soldi, solo questo conta.
    Paradossale è il discorso del fumo: prima ti vendono le sigarette, incassando una marea di soldi e poi non ti permettono di fumarle o ti ostacolano in tutte le maniere, esclusivamente per limitare le probabilità che ti ammali, risparmiando così sulle cure. Se fossero veramente interessati alla nostra salute non ne permetterebbero la vendita.
    Sono proprio dei rotti in :kissmyass2:

    :bye:

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