Archivio di dicembre 2009
Tracce di profumo. Recuperare la vista – by Valeria
La prima volta che sentii qualcuno sostenere che le persone fondamentalmente “dormono” sinceramente mi domandai perché non dovrebbero.
Mi sembrava che “addormentarsi” di continuo potesse costituire un buon anestetico per non soffrire troppo.
La sofferenza è di tutti, anche dei ricchissimi e dei fortunati che comunque dovranno fare i conti con le delusioni, le malattie e infine la morte.
Non trovai allora, di fronte a quelle parole, motivi sufficientemente validi per considerare utile aprire gli occhi più che tanto e guardarsi attorno con maggiore attenzione.
Mi venne in mente, invece, un film visto molti anni fa: un bambino cieco avrebbe potuto recuperare la vista se sottoposto ad un delicato e costoso intervento chirurgico; la famiglia non disponeva del denaro necessario ma in qualche modo riuscì a racimolare l’intera somma, l’intervento fu eseguito e riuscì perfettamente.
Il chirurgo raccomandò poi il ragazzo di non fissare a lungo il sole perché l’intensità luminosa avrebbe reso vana l’operazione rendendolo nuovamente cieco.
Ma in pochi giorni quel bambino vide molte cose brutte attorno a se che la sua cecità gli aveva risparmiato.
E così decise di fissare il sole abbastanza a lungo da perdere la vista nuovamente e irrimediabilmente.
Trovo che la metafora sia molto aderente a quel che facciamo tutti (o quasi) ogni giorno.
In fondo (ritenevo allora) sapere, avere una visione più nitida degli eventi della vita, aggiunge dolore al dolore.
Devo dire che nel tempo mi sono profondamente ricreduta.
Cosa c’entra la rete con l’aggressione di Berlusconi?
L’aggressione a Berlusconi produce subito effetti nefasti. Agli appassionati del controllo non è parso vero di avere una scusa in più per poter tentare la censura su quella cosa che gli sta sovranamente sui maroni: il Web.
Secondo questi faziosi incompetenti i siti che incitano all’odio andrebbero oscurati.
Si… e chi decide qual’è il confine tra incitazione all’odio e critica sociale, per quanto feroce? E chi garantisce a questo punto una libertà di espressione?
Il problema non è nel web. Il problema è nella testa di cazzo che usa il web per sfogare un odio completamente malsano, anzi che affrontare la cosa con gli strumenti di competenza.
Odiare qualcuno non è un reato. Almeno per adesso. E nemmeno dirlo ai quattro venti. La libertà di espressione comprende anche la libertà di esprimere odio per qualcuno.
Non è il web che va oscurato. Sono le teste di cazzo che vanno isolate da coloro che hanno ancora un minimo di due neuroni funzionanti.
Poi c’è l’altro aspetto: perchè così tante persone sono arrivate ad un odio viscerale nei confronti di Berlusconi?
Non credo sia un segreto per nessuno che in Italia la crisi economica è piuttosto violenta. Anche se la stampa fa di tutto per non parlarne e per dire che va tutto bene (questi si, che andrebbero oscurati), in realtà le cose vanno di merda.
On My Own cantato da Natori Naughton nel remake di Fame
Nel remake di Fame uscito quest’anno, un pastrocchio malfatto devo dire, c’è una cosa che ti lascia veramente secco: è la versione di “On My Own”, famoso hit lanciato da Nikka Costa qualche era fa, eseguito da Natori Naughton.
Un momento che da solo, secondo me, vale il film intero, per il cuore e la passione con cui viene cantato. Eccolo qui. Enjoy!
Uscire dagli schemi
… non è propriamente una cosa che si vede tutti i giorni. Ma non è nemmeno così difficile da produrre. Quantomeno in campo pratico.
Professionalmente, ad esempio. Poniamo, sempre per esempio, il caso di un sistemista informatico.
Ci sono due strade possibili; la prima è quella di conoscere perfettamente un sistema e specializzarsi nella risoluzione delle problematiche relative.
La seconda è quella di vederne tanti diversi e doversi trovare spesso a risolvere problematiche dissimili su ognuno di essi.
Per fare ciò, ovviamente occorre innanzitutto la conoscenza delle leggi che stanno alla base di almeno uno di essi. Occorre cioè studiare la meccanica di un sistema da un punto di vista teorico e intrinseco.
L’UE vuole abbassare per legge il volume degli MP3
Ennesima ingerenza nella vita delle persone da parte di presunte commissioni di esperti. L’Unione Europea vorrebbe imporre ai fabbricanti di lettori MP3 un limite di 85 Decibel aumentabile ad un massimo di 100.
Questo per evitare di danneggiare l’udito delle persone.
Ma ve li volete fare un po’ i cazzi vostri?
A 85 dB, anche solo camminando per strada, la musica diventa praticamente inudibile, e dato che il lettore MP3 è fatto apposta per ascoltare musica mentre si va in giro… questo limite equivale a rendere inutili i suddetti lettori.
Ma poi mi chiedo… considerato che il livello di rumorosità di una strada cittadina mediamente trafficata supera ampiamente i 100 dB, pensate a come rendere meno rumorose le strade, invece che rompere le palle a chi al rumore preferisce la musica.
E poi… alla fine i timpani sono i nostri. A voi chi ha dato l’autorizzazione per decidere se, come e quando sputtanarceli a suon di Steve Vai?
Primavera, Estate, Autunno, Inverno… e poi ancora primavera – di Giuseppe Merlicco
Un film per gli amanti dello zen (ma non solo).
Primavera, estate, autunno, inverno…e poi ancora primavera ci mostra il naturale fluire della vita in cicli che sempre ritornano al punto di partenza, ma in una voluta più alta.
In questo meraviglioso affresco (dove ogni immagine è un quadro) il regista e pittore sud-coreano Kim Ki-duk (L’isola, La Samaritana, La casa vuota, L’arco, e altri film) ci trasporta in un mondo magico e incantato e in una natura incontaminata dove vive, in un tempio in mezzo a un lago, un vecchio monaco zen col suo giovanissimo allievo.
Il vecchio si sforza di insegnare al bimbo a discriminare tra ciò che è bene e ciò che è male, ma i consigli, si sa, lasciano il tempo che trovano e quasi mai vengono ascoltati. Perciò sarà l’esperienza personale, dolce e tragica allo stesso tempo, a far maturare il giovane discepolo.
Un film bello e commovente che parlando per immagini e suoni (più che con le parole) conduce in un viaggio tra scorci di cultura buddhista del sud-est asiatico e frammenti di pulsioni e vicissitudini dell’animo umano.
Pruriti scientifici: il dualismo (Micro e Macrocosmo) di Ilia Musco
“Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere i miracoli della Cosa-Una”.
Ermete Trismegisto (Secondo Principio della Tavola Smeraldina)
Con questo articolo – il primo di una serie dedicata al dualismo – iniziamo una riflessione per delineare un punto d’incontro tra scienza e filosofia, consapevoli che né l’una né l’altra possano essere fine a sé stesse ma entrambe sono parte di un unico percorso evolutivo.
Un modo per ritornare alle origini della conoscenza quando, secondo il mito, scienza filosofia e religione formavano un “unicum” al quale avevano accesso solo pochi eletti (iniziati, sacerdoti, custodi del sapere) i quali avevano il compito di guidare un’umanità bambina nei sui primi timidi passi.
Le leggi del Microcosmo sono speculari a quelle del Macrocosmo, si legge nella Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto, e su questo postulato si sono successivamente sviluppate le religioni, i percorsi spirituali e le visioni filosofiche, da Oriente ad Occidente.
La vita appare caratterizzata dall’esistenza di una ricorrente dualità, che si manifesta attraverso infinite coppie di elementi: giorno-notte, maschio-femmina, piacere-dolore, vita-morte, finito-infinito… Il processo di evoluzione contiene al proprio interno un terzo elemento irrinunciabile che dalla contrapposizione di tesi e antitesi, per usare la terminologia di Hegel, porta alla sintesi.
Si tratta dell’irresistibile spinta, insita nella Natura, al superamento della separazione, con la fusione tra gli opposti, che nella vita animale si manifesta attraverso l’istintiva spinta verso l’accoppiamento. L’essere umano, all’apice della piramide evolutiva, ha la possibilità di una maggiore consapevolezza di sé rispetto al mondo animale. Egli infatti, oltre che di un corpo governato dagli istinti, è dotato di una mente in grado di concepire l’Unità, filosoficamente definita come un assoluto immanifesto, e di un cuore in grado di provare una forte spinta verso la fusione nell’amore.
Quindi, sebbene la vita si manifesti attraverso una molteplicità di fenomeni, è importante capire se il mondo che ci circonda è costituito da entità ben distinte tra loro, oppure interdipendenti, in quanto manifestazioni di una causa prima non direttamente visibile. In altre parole, vogliamo comprendere se la natura intrinseca della dualità sia reale, cioè oggettiva, oppure, per usare un linguaggio tipico della tradizione orientale, sia il risultato di una percezione illusoria, legata al punto di vista soggettivo dell’osservatore.
Senza la dualità non esisterebbero vita e movimento e senza movimento non potremmo definire il concetto di tempo. Il tempo, infatti, non esiste in senso assoluto ma solo in relazione al movimento, ad un processo di cambiamento osservabile e misurabile. A differenza di un ipotetico spazio vuoto, che idealmente possiamo immaginare esistente a priori, un tempo vuoto assoluto corrisponde matematicamente ad un singolo istante infinito, un non-tempo.
Pausa dialogo: indovina chi viene a cena. 4 minuti di cuore.
Forse le nuove generazioni non hanno mai visto questo film meraviglioso.
Attori come Spencer Tracy, Sidney Poitier, Catherine Hepburn, appartenevano ad una scuola diversa. Ma in questo film Sidney Poitier spiega a suo padre un paio di cosucce sulla responsabilità e sulla libertà… con un dialogo che credo rimarrà nella storia del cinema.
Se non lo conoscevate, gustatevelo. Se lo conoscevate già… provate a vedere con la testa di adesso come suona…e poi pensate che il film è del 1967, e a cosa poteva significare scrivere una scena simile qualcosa come 42 anni fa.
Come avere un progresso scientifico quasi immediato
Prendo spunto da questo articolo su La Stampa. Parla di un uomo, un reporter, Charles Sabine.
Colpito dalla sindrome di Huntington detta anche Còrea di Huntington, quest’uomo sa che da qui a pochi anni inizierà ad assistere ad una progressiva degenerazione della sua capacità di movimento e di parola.
Nessuna cura, solo paliattivi che possono marginalmente arginare i sintomi.
L’incidenza della Còrea è piuttosto bassa, mediamente 5 casi su 100.000 in occidente e 1 su 1.000.000 in Asia (anche questo sarebbe da commentare, effettivamente).
Il mondo alla fine è pieno di queste malattie dalla bassa incidenza e che pertanto non vengono cagate nemmeno di striscio dalla ricerca farmaceutica, come nel caso dell’adrenoleucodistrofia, malattia semisconosciuta ma indirettamente famosa per il film “L’olio di Lorenzo”.
Però mettile tutte assieme e vedrai quanta gente soffre e muore perchè nessuno considera remunerativo ricercare una soluzione ai loro problemi.
L’intero apparato medico occidentale andrebbe demolito alla radice. Iniziando dalle case farmaceutiche e dai governi che, di riffa o di raffa, ne subiscono o accettano l’ignobile comportamento.
Come nel caso dell’influenza suina, ad esempio. Un giro d’affari di decine di miliardi di euro finiti nelle tasca di quattro affaristi.
Con la stessa cifra, dedicata alla ricerca invece che alla cura di un’influenza del cazzo, avete idea di quanti problemi si potrebbero risolvere?
Ogni tanto mi viene in mente cosa farei se fossi per un paio di giorni il Presidente degli stati uniti.
Prenderei tutti gli amministratori delegati delle varie Big Pharma, li chiuderei in una stanza al pentagono e poi gli direi:
Media e Spirito. Non solo quello del Jack Daniel’s
L’ultimo film che ho visto in cui in qualche modo si parlava di spiritualità risale forse a “Il piccolo buddha”. E prima ancora dobbiamo andare a… sapete che non mi ricordo più?
Ci facevo caso ieri sera. Stavo riguardando il mitico “Incontri con uomini straordinari” di Peter Brooks, e mi sono proprio soffermato a considerare che dalla televisione, cinema e teatro è sparita ogni traccia, peraltro già ridottissima, di spiritualità.
I film sono solo thriller, noir, raramente fantascienza, qualche commedia e qualche musical, ma di spiritualità… niente, nemmeno l’ombra.
Fateci caso. Non un solo programma che tratti dello spirito. Per ben che ti vada, sotto le feste comandate, vale a dire Pasqua e Natale, ti becchi per l’ennesima volta qualche improponibile quanto melenso San Francesco, oppure Ben Hur con Charlton Heston.
Ma a parte questi inflazionati quanto ormai decisamente noiosi appuntamenti, che ormai ricorrono quanto i film di Boldi e De Sica, niente. Nemmeno l’ombra.
I palinsesti delle reti televisive e satellitari propongono esclusivamente materiale poliziesco, pseudoscientifico o paramedico.
Non un programma che parli di filosofia, di religioni che non siano il cattolicesimo. Non una trasmissione in cui si discuta di spiritualità. Il mondo dello spirito è diventato tabù per i media. Vietato parlarne.
Hanno paura che il pubblico non apprezzi o volontariamente evitano l’argomento proprio per paura che la gente gradisca?
Non sono un complottista, ma sono pronto a scommettere sulla seconda ipotesi. Persino sulla rete, nei pochi blog o siti in cui si tratta l’argomento la situazione va desertificandosi.
Materialismo ad ogni costo. Materialismo scientifico, filosofico, semantico e culturale. Lo spirito non esiste.
Eppure io sono pronto a scommettere che non è vero. Non è vero che le persone non amano questo argomento.






