Pattern recognition. La fregatura meccanica e la schermata blu.

Potete ascoltare e scaricare il podcast qui sotto

I computer sono stati costruiti prendendo spunto dal cervello umano. Ma non solo, anche per il software vale lo stesso.

Quella cosa chiamata “pattern recognition” altro non è che il riconoscimento di uno schema da parte del computer.

Perchè questo possa avvenire occorre che esista un software specifico per il tipo di schema da riconoscere.

Ad esempio, la trasformazione di un testo passato allo scanner in un testo modificabile.

L’immagine della pagina scritta, catturata da uno scanner per un computer non significa nulla. Per l’uomo è naturale mettersi a leggere quello che c’è scritto ma per un computer no. Una pagina di un libro o la foto di un tramonto sono la stessa cosa. A meno che non intervenga un programma in grado di “riconoscere” le forme presenti nell’immagine ed estrapolare la corrispondenza con caratteri tipografici.

Un programma di questo tipo è detto OCR (Optical Carachter Recognition) ed è un esempio di “pattern recognition” ovvero di strumento in grado di riconoscere uno schema ed agire di conseguenza.

A tutti gli effetti, quasi tutte le funzioni legate ai sensi ordinari sono gestite dal nostro cervello con un algoritmo molto simile, anche se infinitamente più raffinato. Il riconoscimento di un volto, di una voce, di un passo o di un odore, sono tutti operati tramite il riconoscimento di uno schema da parte del nostro “software mentale”.

Ma paradossalmente, è proprio qui che casca l’asino. E anche il babbuino, se è solo per questo.

Il problema infatti è che il riconoscimento di uno schema non viene applicato solo ai segnali trasmessi dai sensi, ma anche alle estrapolazioni prodotte successivamente all’acquisizione degli stessi.

Questa era astrusa per cui faccio un esempio pratico.

Usciamo al mattino e incontriamo il nostro vicino. Lo riconosciamo dai lineamenti, dal linguaggio del corpo, magari anche dall’odore se è uno che non si lava o che, al contrario, si fa il bagno nel profumo.

Il nostro riconoscimento però non si ferma a questo livello. Prosegue infatti oltre al riconoscere l’identità della persona, in una valutazione emotiva dello stato del vicino, basata sempre sui segnali letti sul volto della persona.

Così se ha le sopracciglia aggrottate, dedurremo che è incazzato. Sapendo che la moglie gli rompe le palle tutte le volte che esce la sera per andare a giocare a poker con gli amici faremo due più due e dedurremo che questo è quanto gli è accaduto.

E siccome il vicino gioca a poker tutti i martedì sera, dedurremo automaticamente che oggi è mercoledì, giorno in cui dobbiamo fare tutta una serie di cose, per le quali siamo in ritardo sparato. L’ansia della giornata partita male si impadronisce a quel punto delle nostra vita… etc. etc. il tutto naturalmente in  modo del tutto automatico ed inconscio.

Peccato che il vicino aveva le ciglia aggrottate perchè è miope e a differenza del solito non aveva ancora messo le lenti a contatto. Che oggi è martedi e non mercoledi e che tutto quello che abbiamo vissuto è una stronzata colossale!

Come esempio è un po’ esagerato e tragicomico, ma credo renda bene il concetto di “riconoscimento degli schemi”

La meccanicità comportamentale non è una questione di merito o demerito. E’ una questione di software. Siamo disegnati in un certo modo, con un sistema operativo di base alquanto semplificato, a cui la vita provvede ad aggiungere spesso applicativi e programmi aggiuntivi.

Questi programmi non sono installati secondo una politica evolutiva e precisa, ma semplicemente “accadono”.

E’ un po’ come prendere un computer qualsiasi con installato Windows XP e cominciare a sbatterci sopra software a casaccio, a seconda di quello che ci gira per il cervello in un momento piuttosto che in un altro.

Il risultato, dopo un certo periodo più o meno esteso nel tempo, è che il sistema si incasina e comincia a diventare lento. Fino alla proverbiale schermata blu, ineffabile segno della resa totale del sistema.

Una resa che non a caso viene chiamato in gergo BSOD, Blue Screen Of Death.

Lo schermo blu della morte.

 

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6 Comments

  1. the_highlander ha detto:

    format C:

  2. Sciuscia ha detto:

    Il Blue Screen Of Death è una delle figure più importanti della mia vita.

    • Fede ha detto:

      interessante, spiegati please

      • Sciuscia ha detto:

        Be’ diciamo che è stato una sorta di figura paterna. Il sostutivo di un genitore allo stesso tempo amorevole e severo, nel suo dualismo di messaggio fatale da un lato e ultimo respiro esalato per avvertirti del pericolo – un concetto hegeliano, volendo.

  3. Luna ha detto:

    azz… :unbelieve:

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