Uscire dagli schemi

schemas… non è propriamente una cosa che si vede tutti i giorni. Ma non è nemmeno così difficile da produrre. Quantomeno in campo pratico.

Professionalmente, ad esempio. Poniamo, sempre per esempio, il caso di un sistemista informatico.

Ci sono due strade possibili; la prima è quella di conoscere perfettamente un sistema e specializzarsi nella risoluzione delle problematiche relative.

La seconda è quella di vederne tanti diversi e doversi trovare spesso a risolvere problematiche dissimili su ognuno di essi.

Per fare ciò, ovviamente occorre innanzitutto la conoscenza delle leggi che stanno alla base di almeno uno di essi. Occorre cioè studiare la meccanica di un sistema da un punto di vista teorico e intrinseco.

Nel fare questo si produrrà una lettura approfondita delle cause e degli effetti che si producono all’interno del sistema in studio.

Fino a qui siamo nel campo di entrambi i punti sopracitati.

Un’altra cosa che occorre è l’esperienza. Occorre cioè trovarsi nelle condizioni di dover applicare la conoscenza delle leggi studiate per poter risolvere problemi reali.

In questo modo, oltre a sapere cosa dicono le leggi che entrano in gioco, si ha la possibilità di sperimentarle sul campo. Cosa che porta inevitabilmente a due effetti: il primo è scoprire che le leggi che abbiamo studiato sono un pochetto diverse da come le abbiamo studiate mentre la seconda è che il comportamento, il dispiegamento delle leggi studiate e sperimentate, entrano a far parte del nostro spazio di esperienza.

Qui terminano le similitudini tra l’approccio specialistico ad un singolo sistema e quello generale.

Da questo momento in poi infatti, si può continuare con lo studio e l’approfondimento dei fenomeni relativi ad un si ngolo sistema oppure decidere di continuare su più sistemi.

Studiare in questo caso rimane assolutamente necessario, ma si tratta di uno studio pratico, sperimentale.

La continua indagine sui fenomeni cui occorre portare dei cambiamenti richiede infatti un’operazione di “reverse engineering” che consenta di trovare quale legge è intervenuta a generare una conseguenza non prevista in un processo altrimenti prefissato.

Reiterare questo processo porta a sua volta a due conseguenze sequenziali. La prima è la costruzione di uno schema operativo, una sorta di modello decisionale che porti al reperimento della causa del problema  nel minor tempo possibile.

Dato però che le leggi che intervengono a mutare il corso dei processi previsti non sono quasi mai le stesse, anche lo schema che si genera nel corso di indagini di questo tipo tende ad evolversi, a generalizzarsi.

In questo processo si arriva a generare la seconda conseguenza, ovvero la distruzione dello schema.

Ad un certo punto infatti, lo schema diventa talmente generale da dissolversi. E’ quello il momento in cui si ha la massima flessibilità e quindi la massima capacità di intervento su sistemi diversi.

Non si osserva infatti più il singolo fenomeno, ma il sistema nella sua globalità. A quel punto l’anomalia risulta evidente come un punto rosso in campo grigio.

E’ così possibile restringere così il campo delle ipotesi all’esatto contesto in cui si manifesta l’errore primario. Dato che però l’errore in questione non è quasi mai localizzato a livello del fenomeno più esterno, reperire l’informazione su come intervenire sull’apetto incriminato è solo una questione di ricerca rapida.

E’ un altro modo di essere efficaci.

 

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3 Comments

  1. Sting ha detto:

    E bravo!
    Mi viene da fare dei parallelismi circa le modalità efficaci di intervento su sistemi biologico – emotivi.
    Come siamo fatti, come funzioniamo, che leggi intervengono, come identificare le anomalie, come risolverle.
    Causa ed effetto, e.. chi sceglie? diceva il Merovingio…

    • Valeria ha detto:

      Eh si Sting, c’è davvero da chiedersi chi sceglie…
      E se avevamo per caso qualche dubbio, questo post di Franz fa riflettere… Causa ed effetto… ed è così difficile uscire dagli schemi!

  2. Fede ha detto:

    Suppongo che la bellezza di un’alba, per esempio, può essere colta interamente solo con una ‘raccolta’ visiva di tutte le sue sfumature cromatiche: partendo dal disco rosso, con il nostro cuore (emotivo) possiamo farci compenetrare da esse…e gioire, infine, sino alle lacrime…
    Nella ricerca delle sfumature potrebbe risiedere, a mio modesto avviso, l’invidiabile possibilità di arrivare a dscriminare…discernere a livelli altissimi di Verità.

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