L’uso del suono nelle arti marziali. Il Kiai Jutsu

kiaiUn altro aspetto decisamente arrivato “debosciato” in occidente è quello legato al suono nella tradizione marziale. La trasliterazione fumettistica ha infatti indotto a credere che l’uso della voce durante il combattimento marziale fosse qualcosa di simile ad un grido di guerra, utilizzato con l’intento di indurre spavento o esitazione nell’avversario.

Ovviamente nulla di più superficiale e lontano dalla realtà quanto questa visione dell’urlo prodotto con il suono del nome, “Kiai“, appunto.

La tecnica sonora delle arti marziali è giunta fino a noi quasi esclusivamente dalla tradizione giapponese. Ma in realtà il combattimento e le relative arti sono qualcosa di molto più antico, proveniente spesso da tradizioni di cui si è addirittura persa la memoria.

Senza scomodarsi tanto, basta osservare come le arti marziali giapponesi derivino quasi per intero da quelle cinesi, le quali a loro volta hanno tratto spesso origine dagli insegnamenti esoterici della vicina India.

Ricordo molto bene quando il maestro Tada Hiroshi, allora “solamente” 8° Dan di Aikido nonche direttore tecnico per l’Italia, disse in un suo discorso che non aveva mai capito l’Aikido fino a che non glielo aveva spiegato un maestro di Yoga, presso cui aveva poi studiato per mesi.

Nel corpus di insegnamento delle arti marziali, il suono e l’uso della voce non avevano certo un ruolo secondario, anzi… la voce, vista come strumento perfetto per modulare una vibrazione sonora, diventava spesso un modo per trasferire energie vibratorie particolarmente assonanti e, come nell’uso dei Mantra, atte a produrre effetti precisi.

In campo marziale, una sola sillaba, pronunciata con la corretta cordinazione interna, può sortire effetti anche letali. Un default del nervo vago con conseguente arresto cardiaco immediato non è cosa così difficile da produrre, conoscendo l’opportuna tecnica vocale (e possedendo ovviamente anche il corretto addestramento)

Il termine Kiai in realtà non è quindi un’onomatopeica definizione della vocalizzazione utilizzata ma semplicemente il nome dato ad un insieme di tecniche vocali particolari: il kiai-jutsu.

Odiernamente questo nome è stato trasportato a definire un insieme di tecniche curative che interagiscono su punti simili a quelli dell’agopuntura e dello shiatsu.

Kiai è una parola formata da due sillabe: “KI” il cui ideogramma rappresenta l’energia interna e “AI“, che significa armonia. Come nell’ AIKIDO ma invertite di posizione.

Di fatto comunque il Kiai-jutsu era un insieme molto profondo di tecniche legate al suono, destinate sia ad intenti offensivi che terapeutici. Un esperto dell’antica arte del Kiai-Jutsu aveva la stessa capacità di uccidere o curare, ferire o lenire a seconda dell’uso che decideva di fare delle varie tecniche vocali.

Come nel Koppo esisteva la possibilità sia di spezzare un osso con due dita che di ridurre una frattura, così anche nel Kiai-Jutsu originale l’aspetto letale e quello terapeutico coesistevano.

L’utilizzo del Kiai-Jutsu in combattimento era quindi tutto tranne che un semplice grido. Aveva l’esatto scopo di trasmettere energia a scopo bellico con tecnica, precisione e potenza.

Chi avesse avuto la fortuna di incontrare qualche pilastro della arti marziali, come Ueshiba, Kase o lo stesso Shirai avrà notato che le sillabe pronunciate spesso variano: a volte “EI” altre “IEI” altre semplicemente “I” e così via.

Ne esistono molti questi suoni, di diversa intonazione e frequenza, a seconda dell’effetto che il combattente desidera sortire.

Purtroppo l’arte del Kiai-Jutsu vero era appannaggio di pochi ed estrazione strettamente esoterica e quindi segreta. Che mi risulti oggi le radici di queste tecniche sono andate quasi completamente perdute, anche se ritengo che in qualche Ryu isolato e segreto esse vengano ancora tramandate a qualche fortunato iniziato.

In un prossimo articolo, tempo permettendo, cercherò di approfondire l’argomento legato alla tradizione sciamanica cinese e giapponese, soprattutto negli aspetti legati al Kobudera, al Getsumei-No-Michi ed al Tau Tau, affascinanti quanto quasi interamente perduti aspetti di una tradizione esoterica molto antica.


Condividi

Commenta con il tuo nome Facebook

8 Comments

  1. Giuseppe ha detto:

    Un post da manuale.

  2. Marta ha detto:

    Davvero un bell’articolo. Non vedo l’ora esca quello di approfondimento! Grazie Franz!

  3. Sandro ha detto:

    Interessssantissimo!

  4. Jackill ha detto:

    😈 Avendo praticato per diversi anni,non posso che confermare.

  5. patty & zef ha detto:

    hanno gia’ sviluppato commenti che condivid assolutamente.
    se non chiedo troppo…..si potrebbe avere qualche indicazione per andare a vedere dei video al riguardo??????
    ciao franz

    • franz ha detto:

      Per quanto mi riguarda… si, chiedi troppo! Nel senso che non saprei cosa dirti. Ho fatto alcune ricerche e non ho modo di darti indicazioni serie. Spiacente. 😥

  6. Marco Bongiovanni ha detto:

    Ciao Franz, confermo che il 99% della tradizione Giapponese deriva dall’antica Cina, secondo il mio parere i Giapponesi sono pero’ molto più’ bravi dei Cinesi a rendere interessante quello che fanno anche se a un primo approccio sembrano piu’ chiusi vice-versa a loro riesce piu’ semplice lo scambio culturale fra diverse tradizioni, I Cinesi sono forse piu’ presuntuosi e chiusi soprattutto quando si parla delle loro tradizioni o semplicemente del loro modo di vivere.
    Parlando con tante persone qui a Pechino posso anche confermare che c’e’ stata una grande influenza Indiana in passato e che e’ ancora viva ai giorni nostri così’ come la tradizione Tibetana, intere regioni della Cina seguono ancora il Buddismo Tibetano.
    Domani vado a visitare un Tempio Taoista, sono entusiasta, non vedo l’ora di sentire come Suona.
    Bell’articolo hai scritto.

Lascia un commento

Inserendo un commento acconsenti al trattamento dei tuoi dati. Per maggiori informazioni consulta la nostra Informativa. I campi seguiti da "*" sono obbligatori. La tua email comunque NON viene pubblicata.