Non scambiare densità per intensità.

melassaUn classico.

Prima però occorre definire cosa si intende per “denso”.

Qui più che l’etimologia ci viene in aiuto la fisica. La densità in fisica è definita come il rapporto tra massa e volume. Vale a dire che più massa a parità di volume determina maggior densità. Un solido è più denso di un liquido che a sua volta è più denso di un gas.

Quindi il termine densità è riferito alla concentrazione di materia all’interno di un volume. Diciamo che la densità è l’opposto della soavità, intesa come raffinazione di una materia.

Ora però, traslando in riferimento ad un essere umano, occorre andare anche un po’ per esempi. Credo che sia capitato a chiunque di incontrare una persona “grezza”.  Per grezzo in questo caso si ha l’accezione negativa di “poco raffinato”.

Ora immaginiamo una persona dalle forti tendenze egoistiche, molto concentrata su se’ stessa e sulle cose materiali. Avrà un’espressione molto probabilmente più grezza di un’altra meno attratta da ciò che è materiale.

Un tipico esempio di persona densa è la figura del malvagio, dell’assetato di potere a tutti i costi, o del dittatore. Ma senza andare a scomodare estremi così esacerbati, molto spesso si incontrano persone dense nell’espressione interna. Come se all’interno avessero un nucleo, qualcosa dal peso specifico particolare, persone che quando entrano in un ambiente tendono a colorarlo con una qualità plumbea e poco piacevole.

Questo è quello che intendo per “denso”.

L’intensità invece è un concetto che richiede poche o nulle spiegazioni. Espressioni come “uno sguardo intenso” o “un volto intenso” o anche “è sempre molto intenso in ciò che fa” non richiedono spiegazioni.

Il problema è proprio in questa conoscenza interna. L’intensità è l’espressione di chi riesce a dare un valore particolare al singolo istante. A vivere le cose, appunto, con intensità. E quindi, bene o male, l’intensità è una qualità particolare che prima o poi tutti hanno cercato nella vita.

Proprio per questo e anche per il fatto che persone intense se ne trovino poche in giro, l’intensità viene spesso confusa con la densità. Una persona densa sarà obbligatoriamente intensa nell’espressione, nell’azione della vita. Ma quello che fa la differenza è la causa dell’intensità.

Chi è intenso per scopi puramente egoistici, alla fine piega lo spazio di esperienza altrui intorno a se’. Chi è intenso e basta espande il proprio spazio di esperienza sempre di più e nella direzione verso cui si muove. Di quello degli altri non fa nulla. Cerca di condividere il proprio, anche quando sa perfettamente che condividere un’esperienza con qualcuno è, nel 99,99% dei casi, impossibile. E lo fa non certo per un proprio tornaconto puramente egoistico.

Purtroppo oggi, la densità è molto più diffusa di quanto non si pensi e questo, purtroppo, non aiuta.

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14 Comments

  1. Paolo ha detto:

    Da profano quale sono su queste “faccende” ti faccio una domanda, Franz:
    questa distinzione netta e palpabile, come hai ben descritto tu, non potrebbe essere causata dal fatto che, ormai da “qualche” secolo ma in particolare nella nostra epoca, caratterizzata da un evidente edonismo, si tende semopre di più a dominare le sensazioni personali e a condizionare la propria spiritualità e positività verso gli altri con l’unico scopo del successo e della materialità che gestisce la società di oggi?
    Non vorrei che la domanda apparisse banale e la risposta, di conseguenza, dovesse necessariamente adattarvisi e gestire un semplicissimo “si”, o “evidente”, qualora avessi visto giusto. E’ la domanda successiva, semmai, a ispirarmi un aspetto pessimistico del discorso: se si, qualcuno pensa che, ai livelli sociali attuali (compreso l’insegnamento nonchè condizionamento mentale che si dà alle ultime generazioni mentre crescono, così come lo abbiamo avuto noi) sia possibile un processo inverso che riporti ad una condizione più accettabile in cui l’uomo più dotato sotto questi aspetti miri a creare un gruppo per condividerne esperienze ed esistenza e non per sottometterlo e sfruttarlo??
    Al di là di un difficile quanto improbabile cambiamento mentale di ciascuno di noi, a cui non credo francamente (nel nostro Paese nemmeno si riesce a insegnare ai figli a non buttare le cartacce dai finiestrini!!), pensi sia possibile trovare un punto di riferimento per un cambiamento significativo?

    • Valeria ha detto:

      Franz questo articolo è davvero bellissimo!!!

      Visto che ci sono mi permetto di scrivere due parole a Paolo anche se le domande non le ha rivolte a me (vorrà dire che Franz mi correggerà… così avrà lavoro doppio… e senza straordinari :smirk: ):

      io credo che “densità” sia una caratteristica legata più che altro alla ristrettezza mentale e non necessariamente connessa a scopi di successo o materialismo, almeno non consapevolmente.
      Ci sono persone convinte di “fare del bene” o completamente identificate nella parte di “altruisti votati ad una visione spirituale della vita” eppure sono davvero pesanti, ingombranti, presuntuose, supponenti e penso che questa categoria di persone sia sempre esistita, ora come in passato…

      In merito alla seconda domanda: anche oggi, come in epoche passate, esistono persone intense ma non dense. Queste vivono la loro esistenza sotto gli occhi di tutti e potrebbero ogni giorno fare da esempio per molti, ma purtroppo sono in pochi a notarle…
      Penso che prima ancora di cercare punti di riferimento sarebbe necessario cercare al proprio interno quella volontà di cambiamento verso qualcosa di più “raffinato”; fare in sostanza una scelta relativamente e ciò che noi per primi vorremmo essere. Solo allora saremo in grado di riconoscere chi questa scelta l’ha già fatta da tempo e ha lavorato a lungo su di se riuscendo a fare sufficiente spazio mentale da saper vivere “espandendo il proprio spazio di esperienza” (per citare Franz…)
      Questo il mio parere. Ciao Paolo.
      Valeria

      • Paolo ha detto:

        Ok grazie per le spiegazioni, essendo per nulla intenditore di questi aspetti dell’animo umano, come detto sopra, qualsiasi cosa mi serve per valutare e/o ampliare.
        Mi sembra però di leggere un evidente controsenso nelle due risposte che mi hai dato(sempre sulla base della mia limitata visione della questione). Cito:
        – “Ci sono persone convinte di “fare del bene” o completamente identificate nella parte di “altruisti votati ad una visione spirituale della vita” eppure sono davvero pesanti, ingombranti, presuntuose, supponenti..” E poi:

        -“Penso che prima ancora di cercare punti di riferimento sarebbe necessario cercare al proprio interno quella volontà di cambiamento verso qualcosa di più “raffinato”; fare in sostanza una scelta relativamente e ciò che noi per primi vorremmo essere”.

        Ok, ssrei d’accordo se il ns problema o desiderio che dir si voglia fosse limitato a cercare qualcuno che esprime la qualità di cui sopra; ma tutto ciò, con il tuo ragionamento, esclude a priori tutti coloro che pensano di essere nella condizione ottimale (far del bene ecc. ecc. come dicevi tu) eppure sono esattamente in quella opposta (pesanti, supponenti ecc, come fai notare in seguito).

        Di qui la necessità di trovare questo punto di riferimento, dal momento che chi non è consapevole di essere dalla parte sbagliata, ma addirittura pensa di essere d quella giusta, difficilmente troverò lo spunto per cercare qualcosa di cui pensa essere già padrone. Altrimenti altro non si fa che creare due fazioni, una delle quali ha già trovato la qualità necessaria o la riuscirà a trovare partendo dal proprio cambiamento interiore, ed un’altra che continuerà a vivere nel difetto senza saperlo, anzi, essendo convinta del difetto degli altri.

        O no?

        Capisci che per me, di indole, è difficile far scorrere via un discorso formato da più concetti come fosse un fiume che scorre tranquillo: se ogni concetto non si lega all’altro riesco solo a frammentare il discorso stesso, il che che non mi porta da nessuna parte, quindi scusa (o scusate) se mi riesce meglio ingarbugliare la discussione anziché altro..

        • Valeria ha detto:

          Vero Paolo, hai ragione, c’è sicuramente il rischio di credere di essere già dalla “parte giusta”.
          Ma non ti preoccupare, chi è convinto di aver già capito tutto (seppur con le migliori intenzioni) di sicuro non cercherà proprio nulla in quanto assolutamente certo dei suoi traguardi (ovvero, forse “troppo denso” per riuscire a porsi qualche domanda).
          Chi non ha dubbi non cerca risposte…

          Del resto questo è vero in qualunque contesto: ciascuno di noi è in grado di trovare un buon insegnante di pianoforte ma prima di tutto deve esserci il desiderio di imparare a suonare o l’umiltà di non credersi già degli eccellenti pianisti, altrimenti neppure Rubinstein se fosse ancora vivo…

          Poi, non è che si creano due frazioni, in un certo ci sono già e bisogna prenderne atto.
          Quindi non rimane che partire da se stessi senza pensare che chi ha trovato una qualità “intensa e non densa” la debba imporre al prossimo “per il bene dell’umanità” perché in questo caso farebbe lo stesso errore di chi “piega lo spazio di esperienza altrui intorno a se” (sempre per citare Franz…).

          (Ehi Franz ma dove accidenti sei finito???)

          • Paolo ha detto:

            Si Valeria, il tuo punto di vista l’avevo capito. Sono d’accordo anche sul fatto che le due fazioni ci siano già: il problema non è prenderne atto che di per sè può essere la cosa più semplice del mondo sia per chi capisce i concetti espressi sopra che per chi non li capisce, ma trovare un buon motivo perchè debbano continuare ad esistere entrambe.

            Sul resto vorrei solo precisare una cosa che rende solo l’espressione di una mia considerazione più vicina ad una speranza che ad una affermazione pura: perchè imporre qualcosa di positivo a chi a sua volta fino ad oggi ha imposto, o tentato di farlo, qualcosa di negativo dovrebbe essere male e similare a quello che queste ultime hanno fatto o fanno? Sarebbe solo un procedimento per migliorare una situazione neutrale o negativa, quindi più che accettabile, salvo che chi lavora per proporlo e diffonderlo possa avere la certezza di essere nel giusto (e non solo la presunzione chiaramente).

            Banalizzando: imporre un cambiamento ragionevolmente positivo e migliorativo a livello sociale e spirituale (condizionamento obbligato inverso secondo me, altrimenti decade ogni discorso in merito) a chi alimenta le guerre, la diffusione della droga, il profitto a scapito della vita altrui ecc. perchè dovrebbe farmi passare dalla parte sbagliata come dici tu?

            • Fede ha detto:

              Chiedo scusa dell’intrusione.
              ‘imporre’: a mio modo di sentire questo verbo è assai assai Denso: persone come noi che ricercano la verità e che poggiano i propri piedi su un manto di libertà, non possono ‘permettersi’ di concretizzare quel verbaccio..

              • Paolo ha detto:

                Cercherò di essere più chiaro, esulando necessariamente dal contesto corretto del blog ma, non avendo capacità sufficienti di esprimere il concetto in altro modo, avviso e lo faccio comunque.

                Ragiono per assurdo:
                mi danno una bacchetta magica e mi dicono che con questa posso mtogliere metà dei mali che affliggono la terra oggigiorno.. primo dei quali l’egoismo verso il prossimo. Secondo te ottengo più successo “imponendo” agli egoisti di diventare altruisti oppure (e supponiamo pure che non esista appello) chiedendoglielo per favore? E una volta usata la bacchetta magica per imporre l’altruismo agli egoisti, per quale motivo dovrei sentirmi “denso” o più presuntuoso e meno propositivo?

                Una domanda allora (so che uno anche solo mediamente sveglio vedrà subito il trabocchetto ma la faccio comunque senza voler offendere l’intelligenza di alcuno di voi): fino a che punto il concetto che “il fine giustifica i mezzi” può essere una visione negativa di una qualsiasi soluzione finale mirata a sostituire un disordine materiale con un ordine spirituale?

                • Valeria ha detto:

                  Cosa ci faresti Paolo con la bacchetta magica, al di là delle questioni di principio?
                  Chi “bacchetteresti”?
                  Cos’è “bene” e cosa “male”? Chi ha l’autorità per stabilire questo? Il più forte? Il più violento? Il più scaltro? Il più furbo?
                  Bene e male come possono seguire le stesse strade?
                  Le imposizioni già ci sono al fine di limitare i danni, si chiamano leggi e per i più ostinati c’è il carcere, anche a vita se serve.
                  In effetti si può cercare di imporre delle regole affinché gli “egoisti” producano il minor impatto possibile… ma diventeranno egoisti inibiti, nient’altro che questo.
                  In quanto a trasformarli in altruisti… Beh allora si ci vorrebbe davvero una bacchetta magica!!!
                  Oppure è necessario un atto di volontà individuale che trasforma un essere umano perché lui stesso lo desidera. E già questa mi sembra una bella magia! Ma più realistica della fantomatica bacchetta…
                  Capire questo significa smettere di cercare dei responsabili per i nostri mancati cambiamenti (la società, la chiesa, la politica, la famiglia…) e cominciare a rimboccarsi le maniche…

                  • Paolo ha detto:

                    Scua Valeria, ma le parole chiave sono:
                    imporre, assurdo ed esempio.

                    IMPORRE: Io stavo rispondendo al post di Fede sul discorso se fosse da “denso” o meno “imporre” qualcosa, anche qualora si decidesse di farlo in positivo.

                    ASSURDO: per assurdo, ho specificato, qualora potessi farlo deciderei di imporre, appunto, qualcosa per cambiare in meglio il mondo, invece di chiederlo per favore? Si o no? Io si, è chiaro dalla mia risposta.

                    ESEMPIO: è quello che ho fatto con la bacchetta magica.

                    Se in queste poche cose tu ci hai visto l’incapacità di capire e gestire il bene e il male, la mancata comprensione delle più elementari leggi sociali e di regolamentazione della giustizia e una mia presunta accusa alle istituzioni per quello che io sarei o non sarei “dentro”, bè, ti faccio i miei complimenti e ti consiglio di chiedere a Spielberg di darti un’opportunità in futuro.

                    Preciso per Fede, onde evitarmi un’altra paternale sulla mia presunta condizione di giustiziere incompreso di questa società:

                    CON IL MIO MESSAGGIO DI CUI SOPRA HO INTESO RISPONDERE ALLA TUA ALLUSIONE AL FATTO DELL’ IMPORRE QUALCOSA COME SEGNALE DI MANCATA SENSIBILITA’PERSONALE O DI RISPETTO NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI; COSI’ COME LA BACCHETTA MAGICA ERA MERAMENTE E CHIARAMENTE UN ESEMPIO TRA I TANTI CHE SI POTEVANO FARE.

                    Grazie e buona cena a tutti

                    • Fede ha detto:

                      No Paolo, non ti ho fatto una paternale. Ho semplicemente colto uno spunto da una parola che hai preso in considerazione. E inoltre credo che tu sia una persona speciale e, vista la sensibilità della tua inteligenza, trovo difficile vederti andare in giro ad ‘IMPORRE’ i tuoi pensieri e il tuo credo. Buona digestione
                      :beer: :borg:

                    • Valeria ha detto:

                      Non capisco bene la tua interpretazione delle mie parole Paolo, davvero…
                      Io credo che troppo spesso un’opinione diversa dalla nostra viene interpretata come un attacco personale.
                      Non ho nemmeno idea di chi tu sia, come potrei averci messo dentro tutte queste opinioni sul tuo conto?
                      Tu hai espresso un punto di vista, io un altro. Tutto qui.
                      Comunque, se qualche mia parola ti ha offeso in qualche modo, me ne scuso.
                      Buona notte

  2. Paolo ha detto:

    FEDE scusa anche io penso tu sia una persona speciale altrimenti non avresti scritto:
    “persone come noi che ricercano la verità e che poggiano i propri piedi su un manto di libertà, non possono ‘permettersi’ di concretizzare quel verbaccio.”
    E’ solo l’ultima parte che secondo me andrebbe rivista alla luce dell’interpretazione del verbo in questione. Per il resto la paternale non l’ho intesa per quello che tu mi hai detto, e come potrei averlo fatto?? Era un’ allusione a titolo preventivo, nel dubbio che anche tu, una volta letta la mia risposta al tuo messaggio, avresti potuto interpretare come Valeria! Era chiaro secondo me (ma i sottintesi sono spesso troppo sotto e poco intesi, mea culpa), ovviamente, quindi perdono se ti ho lasciato intendere male.
    VALERIA, qui non si tratta di offesa personale o meno, non scrivo qui per cambiare il mondo ma nemmeno per fare il bambino dell’asilo! Ho solo dato una normalissima interpretazione di quanto tu hai scritto in risposta al mio articolo (se lo avessi fatto in generale e senza riferimento alcuno evidentemente non mi sarei soffermato sui concetti di cui sopra). Se però non ti è chiaro dove li ho visti, questi concetti, provo a spiegartelo qui sotto.
    “Cosa ci faresti Paolo con la bacchetta magica, al di là delle questioni di principio?
    Chi “bacchetteresti”? Cos’è “bene” e cosa “male”? Chi ha l’autorità per stabilire questo? Il più forte? Il più violento? Il più scaltro? Il più furbo?”
    Scusa Valeria ma con questo non mi stai facendo notare che non si può stabilire cos’è bene e cos’è male? E, anche se tu stessi parlando a livello generale o universale, nella fattispecie rivolgendoti a me e ad una mia azione, sebbene prospettica e potenzialmente irrealizzabile, necessariamente ti riferisci a me (o, almeno, anche a me). Ergo mi stai facendo capire che non sarei in grado di discernere il bene dal male (poco mi importa se da solo o insieme agli altri 6 miliardi di persone, quello semmai interessa a te che hai postato il concetto, e poco mi importa se è vero o no, non era la mia idea principale questa). Non penso proprio di essere l’unico a tradurre questo e se leggi bene quello che hai scritto vedrai che lo farai anche tu.

    Bene e male come possono seguire le stesse strade?
    Io non l’ho mai detto, lo stai dicendo tu ed il senso mi sfugge completamente. Se ti riferisci al fatto di cui sopra e cioè l’imporre qualcosa a qualcuno allora capisco ancora meno: imporre qualcosa a qualcuno per migliorare l’universo intorno non può essere uguale all’imposizione di qualcosa che invece lo peggiora. Se così fosse, allora, le leggi istituzionali, come hai detto nell’articolo, non dovrebbero esistere (e lì si parla di un’ imposizione, o meglio di una netta coercizione ben più grave e con risultati ben diversi e definiti, dove, tra le altre cose, non vi è possibilità di scegliere).

    Le imposizioni già ci sono al fine di limitare i danni, si chiamano leggi e per i più ostinati c’è il carcere, anche a vita se serve.
    Questa poi non la capisco: ci sono le leggi, quindi lasciamo tutto come sta, qualcuno penserà a rendere questo mondo migliore?! E se non basta (come lo si vede chiaramente), pazienza? Questo vuoi dire o capisco male io? Perché se il mondo è migliore in qualche cosa (o meno peggio, forse) non è per le leggi, ma perché qualcuno nella storia (sostituito da qualcuno e poi da qualcuno ancora) ha fatto qualcosa di positivo da condividere con tutti. E se ci pensi vedrai che li trovi, sono in tanti, per fortuna nostra.
    In effetti si può cercare di imporre delle regole affinché gli “egoisti” producano il minor impatto possibile… ma diventeranno egoisti inibiti, nient’altro che questo.
    In quanto a trasformarli in altruisti… Beh allora si ci vorrebbe davvero una bacchetta magica!!!
    Qui secondo me salti a piè pari il concetto che ho voluto esprimere. Chi ha parlato di regole? Imporre implica solo questo? Ho capito allora perché mi avete risposto così!! Provate ad andare al di là dell’etimologia della parola. Imporre “il mio mondo” (qualora fosse un mondo positivo, di pace o comunque tu voglia definire una situazione positiva personale) significa aprire sé stessi a chi questo mondo non lo conosce; il risultato non sarà mai un “egoista inibito”, che significa? O cambierà e mi aiuterà nel mio tentativo di migliorare il mondo o resterà quello che era, mica lo sbatto in una cella per insegnarglielo! Non sono, appunto, un giustizionalista sulle direttive della ”mia legge”.E la bacchetta magica è un esempio che faccio io ma che qui potrebbe fare chiunque, perché noi parliamo pensando che ciò sia impossibile mentre, fortunatamente, altri nel mondo lo fanno perché sanno che ciò è possibile.

    Oppure è necessario un atto di volontà individuale che trasforma un essere umano perché lui stesso lo desidera. E già questa mi sembra una bella magia! Ma più realistica della fantomatica bacchetta…
    E qui scusami se non sono d’accordo e, anzi, ci vedo un evidente controsenso. Per prima cosa sempre questo atto individuale, consapevolezza individuale, cercare sé stessi e cambiare nel proprio io mi sta tutto bene ma, evidentemente, se la società è questa in cui viviamo, mi sa che non funziona un granché! O no? Allora, magari anche solo per una volta, pensare ad un’azione un po’ più chiara, meno generalizzata e più visibile e percettibile da chi ci sta intorno, è così sbagliato? Mi mette veramente dall’altra parte solo perché vorrei far capire che si può cambiare in meglio? Secondo me no, però vedete voi (magari però provate ad abbandonare l’idea che vi suggerisce esteriormente il “freddo” verbo IMPORRE).

    Capire questo significa smettere di cercare dei responsabili per i nostri mancati cambiamenti (la società, la chiesa, la politica, la famiglia…) e cominciare a rimboccarsi le maniche…
    Io questi responsabili non li ho proprio menzionati né lo faccio ora, anzi non erano per niente rientrati nel discorso mi sembra. Ma, in ogni caso ora che lo tiri fuori, proprio politica e chiesa e, talvolta famiglia sono alla base di queste mancanze, altro che no!
    Ecco dove ho visto tutte quelle cose, ma magari mi sbaglio.
    E per il resto, come dici, tu, ognuno può pensarla come vuole ma talvolta spiegare le proprie ragioni per far qualcosa di concreto per migliorare, qualora anche restassero solo parole, non può significare esclusivamente IMPORRE qualcosa, semmai condividere (giusto o sbagliato che sia).
    Ciao a tutte e due e scusate se sembro burbero o “denso”: se lo sembro nei modi vi assicuro che non lo sono nelle intenzioni.

    • Fede ha detto:

      :beer:

    • Valeria ha detto:

      Caro Paolo, credo che potremmo andare avanti all’infinito senza giungere ad una conclusione condivisa.
      Forse stiamo affrontando argomenti che difficilmente si possono riassumere nelle poche righe che un blog concede e che richiederebbero invece dei lunghi approfondimenti.
      Per necessità di sintesi ho cercato di esprimere la mia personale visione delle cose in poche righe ma mi rendo conto delle difficoltà interpretative che questo comporta…
      Pazienza, io ci ho provato… È comunque stato un piacere. Valeria

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