Perdersi

labirintoOsservo i passanti per strada. Mi sembra stiano seguendo con lo sguardo immagini proiettate dalla propria mente.
Mi domando se si sono accorti che oggi c’è il sole che riempie di luce il cuore.

Per un istante mi guardo le mani.
Se lo sguardo è impegnato altrove, allora le ascolto.
Non so perché, guardarle o anche solo sentirle mi richiama alla presenza.
Eccomi, ci sono, esisto, respiro, annuso l’aria, io sono.

Quando ero bambina spesso, in momenti di calma e solitudine, mi stupivo del fatto che “io sono io”. Provai un giorno a comunicare questa grande scoperta ai miei genitori ma rimasi delusa nel constatare che in loro queste parole non produssero alcun effetto.

Forse si trattò di un’incomprensione dovuta al limite del linguaggio, oppure un diverso modo di percepire e sperimentare la vita. Non saprei.

In questi giorni ho incontrato persone che ho conosciuto molti anni fa e che poi ho continuato saltuariamente a rivedere.
Ho notato che usano come intercalare le stesse parole che usavano trent’anni or sono. E’ curioso come il linguaggio prenda una strada e poi, da quella, non si discosti più per tutta la vita.  Così spesso avviene per l’abbigliamento, la gestualità, il timbro della voce… Dipende dalla “profondità” dell’ “io sono”.

Io sono “quelle abitudini”, “quel titolo di studio”, “quella posizione sociale”, “quel modo di vestire” è una visione bidimensionale di sé stessi. Come osservare un quadro e non riuscire ad immaginare la porta sul retro della casa raffigurata. Non intuirne gli interni, gli oggetti in essa racchiusi, gli odori caratteristici, non immaginarne la vita che vi è contenuta.

“Io sono sempre lo stesso da che mi ricordo” è diverso.

Forse al desiderio di cambiare un’abitudine, di sperimentare se stessi in “altre vesti”, prevale la paura di perdersi.

Eppure talvolta perdersi è necessario a non perdersi nel sonno dell’identificazione.

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3 Comments

  1. Giuseppe ha detto:

    “Perdersi è necessario a non perdersi nel sonno dell’identificazione”…bello Valeria…grazie.

  2. MicheleC ha detto:

    Le abitudini e la paura sono delle brutte bestie.

    A volte e’ necessario ricevere, dall’esterno o da noi stessi, dei possenti “scossoni” che ci costringano a cambiare; almeno a provarci.

    Il bello e’ che, dopo aver provato, spesso ci si rende conto di quanto sono belle le nuove “vesti” che abbiamo trovato (o ritrovato, perche’ no?).

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