Maestrale in vacanza

lajolla_5_bg_120802Ieri si è alzato il vento all’improvviso; cielo nero, due gocce d’acqua e nulla più.

Ma il maestrale non si placava e il mare ha rapidamente assecondato il suo volere gonfiandosi e generando onde che in breve hanno invaso la battigia.

È sempre bellissimo guardare l’onda che si forma a decine di metri dalla costa, si gonfia, si impenna e poi ricade su se stessa, s’imbianca, si allunga e quindi si ritrae per lasciare posto alla successiva.

Diretti in paese sulla statale costiera, a quell’ora piena di traffico, non ho potuto fare a meno di notare come vento e onde avessero prodotto nelle persone disattenzione e nervosismo, come se la stessa energia che muoveva aria e acqua potesse muovere anche l’emotivo degli uomini.

È strano, penso; ma in fondo non così tanto. Quel che trovo strano davvero è che nessuno sembra accorgersene.

In questo parapiglia generale durante il quale sembra che tutti stiano correndo a fare qualcosa di improrogabile, cerco di tenere alla guida la massima attenzione. L’imprevedibilità delle manovre degli automobilisti ha perfino qualcosa di comico. Insomma, sulle strade regna il caos.

Ma pure io sto rischiando di perdere la concentrazione, cerco allora qualcosa che in passato ho già incontrato. Cerco nel respiro e nell’immobilità, anche se naturalmente questo non significa piantare l’auto in mezzo alla strada e assumere una posizione di equilibrio per una decina di minuti…

Continuo semplicemente a fare quello che sto facendo ma per un momento immagino che non sono “io” a muovermi ma solo tutto il resto. Si muove il mondo attorno a me, si muove il mio corpo impegnato alla guida, si muove l’emotivo, transita anche qualche pensiero che rischia di trasformarsi in una catena ininterrotta di associazioni involontarie.

Mi domando: alla velocità della luce cosa accade? Perché un fotone non decade? È eterno? O è il tempo che smette di avere un significato fisico?

Bene, riesco miracolosamente a raggiungere l’immobilità che stavo cercando per un tempo che mi sembra lunghissimo, ma si tratta in realtà (ahimè) solo di pochi istanti (almeno secondo il mio orologio).

E durante quel intervallo temporale, si materializza un pensiero che non sembra neppure mio, pare piuttosto provenire da altri spazi…

Cerco ora di tradurlo in parole più o meno comprensibili, anche se questa mi sembra una vera impresa:

Non so come sia potuto accadere, ma è accaduto. Un momento senza tempo. Ci sono solo io che osservo; l’osservatore non cambia, il suo tempo è immobile, tutto il resto è moto.

L’osservatore è una finestra aperta sul mondo, quello interiore e quello esterno, che però sono un po’ la stessa cosa, nel senso che le modificazioni esterne influenzano gli stati emotivo e mentale che a loro volta modificano (filtrano) gli eventi visibili.

Ma per l’osservatore è invertito il senso del moto: non ne prende parte, ne viene invece integralmente attraversato.

Mi sento come si fosse aperto un varco all’altezza del cuore dove ogni evento scorre attraversandolo; e lì, come in una fucina dove tutto accade, questo transitare di luci, suoni, colori, dolore, piacere, noia, profumi, incontri, desideri, nostalgia, forgia l’essere che vi dimora…

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2 Comments

  1. Ashtar ha detto:

    Io credo che quella provata da te sia una sensazione che accomuna tutti noi, piccole scintille di vita…Anche a me, che trascorro mediamente tre ore della mia giornata in auto, capita di estraniarmi in un istante dalla realtà che mi circonda, e mi accorgo che è un altro “me ” che sta guidando, che sta affrontando con sicurezza una curva o che frena delicatamente , quasi a non voler disturbare il fiume in piena di immagini e pensieri, a volte dolci a volte meno, che in quel momento sta attirando l’attenzione dell’altro “me”, quello più ‘etereo’ o spirituale. Anche la musica diffusa dall’autoradio diventa più ovattata, quasi un sussurro…
    E’ proprio quello il momento in cui la mente creativa, svincolata dai legami incatenanti della quotidianità, esprime la sua vera natura. E lo fa ponendosi (ponendoti?) le domande più astruse, come sapere se il fotone decade o se il suo tempo è diverso dal “nostro”, o soltanto immaginare se un altro amore sarebbe stato possibile. E’ proprio vero, siamo come navi in una bottiglia che non riescono a gonfiare le vele al vento…e così, alla fine della giostra, prevale la fisicità del tutto, ed allora diventa difficile riuscire a rinchiudere nel minuscolo cerchio delle parole, ciò che l’anima vorrebbe dire.
    Ma tu ci riesci benissimo.
    Un saluto a tutti.
    :beer: :smirk:

  2. MicheleC ha detto:

    La tua descrizione mi ha portato alla mente la scena di un fumetto, che personalmente non ho mai apprezzato, stampata da anni nella mia mente a causa dell’intensita’ e della poesia emanate.

    Il fumetto in questione e’ Corto Maltese e la scena, famosissima, lo disegna in piedi su un’altissima scogliera mentre scruta assorto un mare scuro e violentemente mosso battuto da un vento intensissimo.

    Devo dire che, da anni, ho sempre avuto voglia di “vivere” quella scena attratto dalla concentrazione e dal senso di “equilibrio” trasmessi (sicuramente anche a causa della maestria indiscussa della penna)

    In effetti, pur sembrando un controsenso, quel tipo di energia in grado di innervosire tutti mi trasmette un senso di tranquillita’ particolarissimo.

    E’ chiaro che le sensazioni dipendono in massima parte dal carattere ma la scena che tu hai stupendamente descritto, come anche un cielo plumbeo che incombe sulle montagne, mi rilassano e mi caricano in maniera fantastica. Non sara’ la vera posizione di equilibrio ma forse chiunque ne possiede una “personale”.

    Ciao
    M

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