La ricerca della verità, il blues e la nota storta.

Vi è mai capitato di ascoltare un pezzo blues e avere la tentazione di piegare la testa di lato? O il corpo? O di muovervi in modo strano, piegando comunque qualche parte del corpo?

La causa è quella che in gergo si chiama “la nota storta”, o “blue note”

In realtà non è la nota ad essere “storta”, ma l’intervallo, ovvero la differenza che passa tra la tonalità della dominante e la nota stessa. La blue note è una nota di  quinta o settima maggiore, abbassata di mezzo tono e calata ancora un po’.

Per capire cosa intendo, c’è questo video di Yngwie Malmsteen, in cui questa specie di alieno suona un pezzo che, pur non avendo alcuna progressione classica del blues, appare estremamente “storto”.

La ragione è che Yngwie utilizza degli intervalli “maledetti” nelle sue scale, con terze e quinte diminuite, in cui la diminuita è un po’ più bassa di quello che dovrebbe. Da qui il sound “blues” di questo brano, che in realtà sulla carta non ha nulla di blues (Mi minore, Sol # minore, Do# minore e poi ancora Mi minore) ma che lo ricorda tremendamente.

Ora voi direte:

“Ma scusa Franz, che cazzo c’azzecca il blues con la ricerca della verità?”

C’azzecca perchè ancora una volta non è la nota a fare il gioco, ma l’intervallo. Ovvero la differenza. La “blue note” non esiste senza una tonalità rispetto a cui essa sia “storta”. La blue note esiste solo all’interno di una melodia in cui essa sia tale.

La blue note è qualcosa che, ficcata all’interno di una scala, la rende “storta”, sdrucciola. In qualche modo strano direi che rende necessario il “passare oltre” in quella stessa scala, risolvere l’intervallo e saltare all’ottava succcessiva.

Il nostro corpo gioca tutto sulla differenza. Tenete una mano immobile, appoggiata ad un tavolo per un tempo sufficiente e vedrete che non sarete più in grado di capire in che posizione è messa. Sono i recettori epidermici che, progettati per funzionare su una differenza di pressione, quando continuano a ricevere uno stimolo sempre uguale, vanno in tilt.

La differenza è quello che l’essere umano è in grado di cogliere. Nel caso del blues, questo è particolarmente evidente. La blue note infatti è una differenza tra come la nota dovrebbe logicamente essere e come invece è veramente.

Storta, appunto. Come la nostra percezione.

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7 Comments

  1. Albamarina ha detto:

    Concedimi, come presentazione forse un po’… storta, un paio di precisazioni: la ‘blue note’ deriva dalla difficoltà dei primi schiavi neri di intonare l’intervallo di terza. Da jazzista, faccio tanta fatica a considerarla la nota storta; forse perché a me piace, mi sembra talmente giusta… E quella che definisci differenza è, in realtà – a mio modo di intendere la musica – una distanza, un intervallo, appunto. Facciamo che ti faccio venire un dubbio, ecco.
    Detto questo, sarò visitatrice regolare, promesso.
    Piacere, sono Albamarina :]

    • franz ha detto:

      Grazie mille per le precisazioni. Non si finisce mai di imparare!!!
      In realtà per “storta” intendevo proprio fisicamente, non in senso negativo, non come “stortura” di qualcosa.
      E anche a me quella nota “storta” piace moltissimo… non so se si nota dai filmati musicali che posto!
      Bel blog il tuo! Ti metto nel blogroll!

    • franz ha detto:

      E poi non hai idea di quanto mi faccia piacere avere il commento di qualcuno con un Gravatar che fa vedere il suo volto!

  2. Albamarina ha detto:

    Anche a me piace guardare in faccia le persone perché sono abituata a metterci la mia, anche in rete. Insieme a nome e cognome.

  3. Igor ha detto:

    è ormai tardi di più di un anno ma…
    come diavolo si fa parlare di sta “nota storta” e darlo come un fenomeno a se stante…
    pare una cosa magica che noi mortali non possiamo neanche concepire cos’è…
    allora la progressione blues nel pezzo di Malmsteen non c’è ma il ritmo fa quasi tutto il resto è una bella presenza delle pentatoniche. cavolo il classico ritmo blues degli anni d’inizio e poi la famosa nota storta non è altro che sovrapposizione di scala minore sulla progressione degli accordi maggiori con una bella aggiunta della settima..
    niente magia se qualcuno parla di una cosa e vuole anche spiegarla che lo faccia bene almeno

    • Franz ha detto:

      Igor:
      “allora la progressione blues nel pezzo di Malmsteen non c’è ma il ritmo fa quasi tutto il resto è una bella presenza delle pentatoniche”
      Franz:
      “La ragione è che Yngwie utilizza degli intervalli “maledetti” nelle sue scale, con terze e quinte diminuite”

      E che ho detto?

    • franz ha detto:

      …che poi… il mio scopo non era spiegare la blue note, quanto il concetto di intervallo come “spazio” tra due eventi… :bye:

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