Il giogo dell’acqua

016c6b0414Mentre l’acqua scorre veloce nel letto del torrente e la vegetazione circostante fa da cornice all’incessante flusso, il rapido movimento e il rombo che lo accompagna assorbono completamente l’attenzione che scivola via insieme all’ininterrotto succedersi di quel movimento.

Così, si può pensare, fluisce ogni cosa, fluiamo noi e insieme a noi ogni nostro desiderio, sogno, piacere, dolore, delusione. Fluisce la vita e noi con questa, ancorati alla corrente che trascina e travolge. Come foglie trasportate dal vento.

Impossibile opporsi al moto.

Quel flusso diventa la parodia della nostra esistenza, dell’inafferrabilità degli istanti che si susseguono. Ogni goccia d’acqua gli attimi della nostra vita che arrivano e sono già andati, dissolti, irrimediabilmente perduti.

Allora ci si aggrappa allo scorrere del torrente con ancora maggiore forza, ancor più tenacemente, nel timore che l’acqua si esaurisca in un istante e nel tentativo assurdo quanto inutile di trattenere il liquido affinché ci si possa dissetare e rigenerare.

Si può rimanere aggrappati a questo moto per tutta la vita senza un dubbio. Senza mai aver formulato l’ipotesi, neppure remota, che esistano altri modi, altre possibilità. Finiti nel vortice e ad esso assoggettati con la mente e col cuore.

Ma se invece il dubbio dovesse sorgere, allora si potrebbe provare a non seguire quel moto con la mente; senza timore di perderlo, senza paura di privarci di ciò che appare vitale.

Anche solo pochi istanti sarebbero sufficienti per avvertire il duro terreno su cui siamo seduti, il nostro respiro come un’onda armonica, il battito cardiaco che scandisce il Nostro Tempo. Potremmo scoprire che ci siamo, che siamo qui, ora, in questo momento e che attorno a noi, insieme all’acqua che va tumultuosa, c’è il profumo della vegetazione, i suoi colori, una brezza leggera che accarezza la pelle; potremmo scorgere gli occhi di un animale nascosto nel bosco che, incuriosito, ci osserva.

Forse, allora, sarebbe possibile intravedere un limpido cielo, un fiore profumato, un frammento degli immensi spazi che ci contengono e che noi stessi conteniamo.

Quanta parte di vita ci era sfuggita mentre eravamo tenacemente aggrappati a ciascuna molecola d’acqua, ad ogni momento che fugge, ad ogni pensiero che nasce e poi muore?

Quanto più si abbandona il senso di provvisorietà e il bisogno di aderire al flusso che scorre incessantemente, tanto più si dilata la percezione del tempo; si espande l’attimo e, se vissuto integralmente, non sembrerà più necessario rincorrerlo.

È, e noi siamo in lui.

Sollevando lo sguardo al di là del torrente, potremmo scorgere una persona seduta sulla sponda opposta. La sua mente, immobile. Un benevolo sorriso appena accennato. Lo sguardo profondo e remoto. Il fondo oculare potrebbe lasciarci intuire la storia del mondo, potrebbe rammentarci che ogni goccia d’acqua la contiene tutta in un continuo presente.

Forse quell’Uomo ha scoperto qualcosa che noi andiamo cercando. Forse la sua presenza testimonia una possibilità nascosta fra le pieghe dello spazio-tempo.

Ma la percezione dell’attimo ha tinte forti, colori vivaci, il dettaglio diviene più intenso. I contrasti più decisi.

Si è aperta un porta e la vita che transita attraverso quel varco potrebbe apparirci troppo esplicita, non più mitigata dall’onda emotiva, dall’impressione soggettiva, dalle nostre opinioni. Nessun filtro fra noi e ciascun evento oggettivo, qualunque sia la natura.

Sussiste allora il pericolo di preferire il giogo dell’acqua, il moto meccanico, che conduce rapido attraverso un’esistenza anestetizzata (anche se non per questo priva di dolore), alla fine della corsa.

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8 Comments

  1. Fede ha detto:

    Sei un vero poeta Franz
    :beer:

  2. Fede ha detto:

    Ti chiedo scusa Vale, poetessa come al solito…
    :beer:

  3. Ashtar ha detto:

    Sono pienamente daccordo con questa visione delle cose e, naturalmente, i dubbi sono la mia unica grande e vera certezza…Noi possiamo essere il tempo e il suo scorrere. Noi possiamo essere gli attimi fuggenti della nostra vita, lasciando che le cose accadano. Siamo materia, ed energia, siamo singolarità in divenire…E credo che ogni singolarità che compone e che contiene questo scorrere, andrà inevitabilmente ad esaurire la sua esperienza in chissà quale grande mare, dove tutto sarà nuovamente rigenerato e dove, nella compattezza dell’unità, tutto ricomincerà, ad un livello più alto e secondo le leggi del proprio Karma. In fondo, i nostri atomi sono gli stessi che compongono le stelle…
    Un saluto a tutti.

  4. Fede ha detto:

    Forse l’ideale è andare controcorrente verso la Sorgente stessa della Vita…

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