Controllore: ma chi te lo fa fare? - Franz's Blog

Controllore: ma chi te lo fa fare?

bruciare_le_pernacchieOdio usare il treno. Odio farlo perchè i treni italiani, se non si chiamano frecciarossa, fanno schifo. D’estate sembra di essere in una cella frigorifera e  d’inverno in un forno crematorio. Le carrozze sono sporche da vomitare, con i poggiatesta dei sedili ricoperti dall’unto semisecolare di centinaia di teste più o meno malamente lavate.

E poi ci sono i controllori. Per lo più persone normali, che fanno un lavoro non particolarmente simpatico, immancabilmente destinati a fare da parafulmine alle ire pendolari e che, di regola, si sbattono il più possibile per fare bene il proprio lavoro.

Ma c’è un’eccezione a questo genere di persone; un’eccezione che, quando la incontri, se non opportunamente gestita, può trasformarti la giornata in un inferno epatico. Sto parlando di quel controllore arrogante, presuntuoso ed estremamente indisponente, che ritenendo che il suo ruolo abbia un un suo posto di rilievo nell’architettura divina dell’universo,  si sente investito della sacra missione di fare incazzare il prossimo.Oggi sono stato costretto a usare il treno. Salgo e mi siedo di fronte ad una deliziosa ragazza, evidentemente di origini latine; 22, 23 anni al massimo, di una bellezza accecante.

Arriva il controllore, controlla il mio biglietto, poi quello della ragazza. Ahi! Manca il timbro sul biglietto! Sacrilegio e disonore!

“Ma lo sa lei che la mancata timbratura prevede una multa di 50 euro da pagare in treno?”

Lo guardo con un sorriso e scherzosamente gli dico:

“Dai, si metta una mano sul cuore… come si fa a dare una multa ad una ragazza così bella?”.

Uno scherzo, un invito ad essere un po’ bonario. Anche un invito ad una complicità galante del tutto italiana, se vogliamo.

Ma evidentemente sono cascato male; il personaggio scatta di stizza e con fare piccato si toglie il tesserino dal taschino, il berretto dalla testa che si ritova, mette il tesserino nel cappello e con quella faccia che da sola sarebbe sufficiente a giustificare qualsiasi reazione da parte mia, sbraita col tono più sgradevole che gli riesce di mettere in piedi:

“Visto che vuole dirmi come devo fare il mio lavoro, lo faccia lei al posto mio!”

Capisco che mi sono imbattuto in quel tipo di controllore di cui sopra. E’ altrettanto ovvio che il personaggio non ha idea di quanto mi stia invitando a nozze. Rispondo :

“Come vuole! Quando comincio?”

Vistosi preso in contro piede a questo punto si rivolge alla ragazza:

“Io volevo farle pagare di meno ma visto che il signore qui vuol dirmi come devo fare il mio lavoro le faccio una multa di 50 euro.”

La ragazza lo guarda con occhioni liquidi da cerbiatta, con un’arte la cui origine si perde nei secoli.

“Sono spiacente, non possiedo denaro in questo momento”

“Allora mi dia un documento che le mando la multa a casa, visto che il signore qui (sempre di me parla, ovviamente) vuole insegnarmi a fare il mio lavoro”

Accetto la sfida a chi fa scoppiare prima il fegato all’altro e, con aria soave, gli dico:
“Mi faccia capire: le ho detto forse che non sa fare il suo lavoro, o che lo voglio fare al posto suo?”

Il personaggio si rende conto che siamo in presenza di testimoni e che lo sto pagando con la sua stessa moneta e nega ad alta voce. Non gli lascio il tempo di organizzarsi.

“Facciamo così: mi presta la sua penna un attimo quando le è possibile?”

Appena lui me la da io mi appunto sul retro del biglietto il suo numero di matricola, prendendolo direttamente dal suo tesserino.

“Scriva, scriva pure!” sbotta lui, improvvisamente non più così sicuro, anche se mantiene l’arroganza di rito.

Nel frattempo la ragazza estrae un codice fiscale e un abbonamento ATM. La carta d’identità è presso il datore di lavoro (e qui mi chiedo quale datore di lavoro possa permettersi di trattenere un documento d’identità).

Il controllore si riprende la sua penna e poi, sperando di spaventarmi, esce dalla carrozza e finge di telefonare a qualcuno, per poi rientrare e annunciare con fare semiprofessionale alla ragazza che alla stazione di destinazione la polizia ferroviaria procederà con la sua identificazione.

A questo punto non ci vedo più; chiamo io direttamente la polizia, mi faccio dare il numero della polizia ferroviaria e spiego l’accaduto alla persona che mi risponde, dopo essermi identificato.

L’agente guarda caso è proprio di sede alla stazione di arrivo del treno e mi dice che nessuno gli ha richiesto nulla. Scoperto il bluff, lo ringrazio, metto giù e seguo con lo sguardo la ragazzina che nel frattempo sta scendendo dal treno.

Il personaggio le si avvicina e a quel punto non riesco a sentire le parole ma il linguaggio del corpo sia suo che della ragazza parlano da soli. Lui probabilmente le dice il classico:

“Per questa volta lasciamo andare ma mi raccomando, la prossima volta… etc etc.”

E lei lo ringrazia da fuori, mentre dentro gli dice ben altro.

Lui risale, passa per il compartimento e mi guarda negli occhi. Nella sua espressione un’improvviso lampo di consapevolezza; quella che al termine del mio viaggio io scenderò da quel treno, mentre lui sarà sempre lì, giorno dopo giorno, con un’unica soddisfazione possibile: regalare a qualche passeggero cinque minuti di bile in bocca.

Con me gli è andata male e la bile la sta masticando lui.

Alla fine, un unico dubbio:

Ma chi cazzo glielo fa fare?

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