La legge di minima azione. Ovvero... perchè si tende a non fare un cazzo. - Franz's Blog

La legge di minima azione. Ovvero… perchè si tende a non fare un cazzo.

batman5In questo articolo la notizia di una ricerca molto interessante, il cui risultato ha stupito anche gli addetti ai lavori.

L’essere umano è in grado di sviluppare la capacità di vedere nell’oscurità utilizzando le onde sonore come fanno i pipistrelli.

Più precisamente è stato dimostrato che è possibile con l’allenamento sviluppare la capacità di percepire l’ambiente che ci circonda sfruttando il ritorno del suono prodotto dallo schioccare della lingua.

Attraverso un costante allenamento di sole 2 ore giornaliere per circa 4 settimane, è possibile riuscire a distinguere marciapiedi ed alberi. Il maggior esperto di questo metodo è Daniel Kish, un uomo cieco fin dalla nascita che, sviluppato questo metodo fin da piccolo, riesce ad andare in bicicletta, giocare a palla ed ha addirittura ottenuto il brevetto di accompagnatore per non vedenti.

Le potenzialità dell’essere umano sono incredibili ed affascinanti. “VOLERE È POTERE” dice un antico detto.

Normalmente l’essere umano è passivo, poco efficace nel realizzare i propri propositi perchè non è abbastanza motivato e così non riesce a concentrare abbastanza energia in un unico punto per il tempo necessario a rompere il muro delle difficoltà che ogni risultato richiede per essere conseguito.

Comprendere questo semplice principio,  alla base di tutti i processi fisici, è di grande importanza perchè permetterebbe di produrre una rivoluzione nella propria vita, eliminando il senso d’impossibilità e di frustrazione che sempre di più si genera in noi a seguito ad un ennesimo fallimento.

L’acqua ha bisogno di raggiungere i 100 gradi per arrivare ad ebollizione e cambiare stato, diventando un gas.

Qualunque materiale può essere rotto se sottoposto ad una pressione sufficiente a spezzare i legami molecolari che lo compongono.

Un movimento per quanto complesso può essere eseguito alla perfezione se eseguito per un numero sufficiente di volte con la dovuta concentrazione.

Gli esempi sono infiniti, e sicuramente abbiamo sperimentato tutti nella vita diverse volte qualcosa di analogo.

È utile sapere che in fisica esiste una legge, quella della minima azione, secondo la quale qualunque sistema meccanico isolato, senza un’azione proveniente dall’esterno, tende a portarsi naturalmente, cioè meccanicamente, nello stato di minor dispendio di energia.

Da qui il principio d’inerzia che cerca di preservare qualunque sistema meccanico dal cambiamento.

Comprendiamo così la tendenza alla passività dell’essere umano il quale, vivendo all’interno delle leggi naturali, tende, a meno di uno sforzo volontario, a lasciarsi andare, ad addormentarsi perdendo velocemente la concentrazione.

È una conseguenza della meccanicità intrinseca alla natura, funzionale al fatto che molti processi meccanici, come per esempio il battito cardiaco e la respirazione, possano avvenire spontaneamente con il minor dispendio di energia possibile, altrimenti la vita non potrebbe esistere.

Questa meccanicità però è anche una trappola che si oppone ad uno stato di reale consapevolezza, di ricordo di se. Per realizzare questa meravigliosa possibilità che l’essere umano possiede, è necessario attingere ad un’energia esterna al sistema, e nel caso dell’essere umano si tratta di uno sforzo volontario costante connesso ad un forte principio di volontà.

Come la scienza ci ha dimostrato in questi ultimi secoli, comprendere una legge, permette di comprendere anche come fare a superarte i limiti che in essa sono contenuti. Tantissimi ne hanno parlato scritto in passato, con parole migliori di queste.

Oggi, in un’epoca in cui la scienza la fa da padrona, spesso in maniera presuntuosa negando l’esistenza di ciò che non ha ancora compreso, è utile osservare che all’interno della scienza stessa, dietro a formule matematiche incomprensibili ai più, sono contenuti gli stessi principi che già migliaia d’anni fa venivano trasmessi semplicemente con un altro linguaggio, più allegorico, affinché l’essere umano veramente desideroso di comprendere di più su se stesso, potesse iniziare la propria personale battaglia contro il sonno della coscienza.

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32 risposte a La legge di minima azione. Ovvero… perchè si tende a non fare un cazzo.

  • Se veramente l’indole umana fosse il “fancazzismo militante” non mi spiego bene perché i bambini, spontaneamente, non stanno fermi un minuto; fosse per loro, sarebbero continuamente impegnati a fare qualcosa.
    Certamente “chi fa sbaglia”, chi osa corre un rischio, e forse gli adulti hanno imparato un po’ troppo a temere le possibili conseguenze delle loro azioni, così non resta altro da fare che addormentarsi.
    Del resto ce lo insegnano fin da piccoli a “non fare l’onda” con amenità simili a quel campionario di ipocrisia che è la favola del povero Pinocchio!
    E poi io non ho mai capito perché lui sarebbe il cattivo della storia, anche se infondo altro non cerca dalla vita che il piacere (come fan tutti del resto), mentre quella scema ingenuotta di Cappuccetto Rosso, che va a cacciarsi deliberatamente nei guai, diventa l’eroina e il lupo affamato, che se la trova servita su un piatto d’argento, un infame malvagio.
    Boh! Qualcuno mi aiuti a comprendere per favore…

    • Prossimamente su questi schermi un’intervista al lupo di Cappuccetto Rotto… pardon… Rosso.

      • cioécioécioé?!

      • cioécioécioé?!? Quando parli di lupi il mio ascolto aumenta…

        • Si Fede, ok per la metafora, che tuttavia risulta evidente (forse) in età adulta.
          Ma quando ero piccola per me un lupo era semplicemente un lupo che, se ha fame e incontra una preda, non si fa certo venire i sensi di colpa, o degli scrupoli, non si fa prendere da improvvisi buonismi, fa solo ciò che l’istinto gli impone di fare: nutrirsi.
          E quindi, agli occhi dei miei ingenui 5 anni, non era logico aspettarsi da lui due passi in mezzo al bosco insieme a quel succulento bocconcino zampa nella mano, magari il tutto condito da un bacino sulla fronte.

          Infatti allora, a difesa del lupo “cattivo”, pretendevo sempre una variante al finale della storia: il cacciatore, dopo avergli tagliato la pancia e salvato le due sprovvedute, doveva ricucirgliela e lasciarlo libero.
          E se mi veniva negata questa variazione sul tema (ma quasi nessuno si sognava di farlo) il minimo della pena era… un pianto a dirotto!

          Franz, perdona il fuori tema :smirk:

          • E si, eri dolce da bimba e lo sei tutt’ora: evviva lo spirito di conservazione di ciò che è bello e/o utile…
            :rant:

            • :coffee:

              • Certo che voi due siete proprio caramellose una con l’altra… nel frattempo il lupo cattivo si è gia mangiato cappucetto rosso e si prepara a mangiare anche voi :satansmoking:

                • Un movimento dentro l’altro, come scrive Franz qualche post fa… interessante! :beer:

                • non preoccuparti Ilia, abbiamo caramelle anche per te. Per quanto riguarda il lupo, beh non gli conviene mangiarci perchê io e la Vale siamo talmente dolci che gli costerebbe un bel diabete mellito :smirk:
                  :alert:

    • I bambini si sentono sempre in festa perché colgono a pelle l’aspetto festoso della vita tutta: purtoppo però sappiamo cosa succede poi a quel senso di Festa…

    • Forse il lupo si era talmente tanto invaghito della incappucciata che se l’è pappata per sentirla dentro, forse
      :beer:

    • Ciao Valeria, l’indole umana non è assolutamente il fancazzismo… semplicemente la natura porta l’uomo a soddisfare i suoi bisogni necessari alla sua soprravvivenza, fisica ed emotiva, e alla prosecuzione della specia. Il sistema meccanico dell’essere umano, nel suo stato di minima energia, non è a zero, altrimenti la specie umana non esisterebbe. L’energia pero necessaria alla sopravvivenza e alla conservazioe della specie non è sufficiente a sviluppare la possibilità di diventare coscienti di se. Questa è solo una possibilità che per diventare reale neccessita di “un’eccitazione” del sistema pasando ad uno stato energetico più elevato, quindi sforzo volontario, andando contro l’inerzia della natura.

      Per quanto riguarda i bambini, il loro modo di muoversi è motivato dall’istinto a crescere e svilupparsi insito nella natura, ma non si può certo dire che sia spinto da un consapevole desiderio di sviluppare una coscienza di se. Questo nascerà forse in seguito. E’ indubbio checrescere in un ambiente più armonico permetterebbe a chiunque di sviluppare meglio in età adulta le proprie potenzialità…

      Nel nostro intimo lo sappiamo tutti, anche quelli che non ci credono a parole, che in potenza siamo molto ma molto di più di quello che esprimiamo in realtà… si tratta solo di cominciare veramente a crederci.

      Grazie del commento, un saluto.

      Ilia

      • Si Ilia sono abbastanza d’accordo su tutto ma, consapevole o no, chi non sperimenta non cresce!
        E secondo me viviamo in un modo nel quale ci viene insegnato a sperimentare il meno possibile.
        Ora va bene non cacciarsi deliberatamente nei guai per il puro piacere del brivido, ma nemmeno vivere di sogni come invece fa la maggior parte della gente.
        Credo inoltre che un bambino viva molto nel presente (se non altro perché ogni esperienza è nuova e quindi interessante), molto più di quanto un adulto immagini. Il problema è che, una volta diventato adulto, non se lo ricorda più.

        • Assolutamente d’accordo con te. Ma chi sta dicendo che non bisogna sperimentare? Lo leggi da qualch parte in quelo che scrivo? Per crescere bisogna farlo sempre di più e sicuramente un mondo meno moralista e più libero permetterebbe una crescita più armonica. Quello che scrivo cerca di analizzare un aspetto della difficoltà crescente a darsi da fare e sperimentare insito nella natura. Va da se che un bambino vive ancora nel presente, non avendo una personalità strutturata, ma lo fa nell’inconsapevolezza di se, asssorbendo dati e sensazioni come è giusto che sia. Un’educazinoe più libera darebbe maggior possibi.ità di conservare questa prerogativa andhe da adulti, sebbene credo che un certo sforzo volontario sia inevitabile in ogni caso, e per questo bisogna essere motivati.

          Ciao. :beer:

          • Ciao Ilia, credo di essermi espressa un po’ frettolosamente prima; ci riprovo (ma non è detto che vada meglio questa volta, sono effettivamente un po’ di corsa):
            Tu qui parli di sforzo volontario…
            Io, forse poco esplicitamente, invitavo a riflettere sul fatto che spesso siamo ben lontani dal poter compiere uno sforzo minimo, ne volontario, ne così estremo da consentirci quel “salto energetico” di cui parli, ma semplicemente qualcosa di più che “pantofolare” in giro per la casa annoiati e depressi.
            Sul fatto poi che un bambino sia inconsapevole… mah, io non sono molto d’accordo. Mi sembra che tanti adulti siano decisamente meno consapevoli dei bambini. Ma forse sbaglio io…

    • Vedi la risposta in basso.

  • gli spagnoli la chiamano “ley del mínimo esfuerzo”, e la applicano anche al loro idioma, cercando di compiere lo sforzo minimo necessario alla pronuncia delle consonanti… come si dice? tutto il mondo è paese?

  • Un’altra cosetta Ilia: il mio nome per intero è Federico e mi par strano che dopo un bel po di mesi di frequentazione del Franz’s Blog tu ancora non sai che sono un maschietto?! Spero che non lo sapevi perché in caso contrario potrei viverla come un’offesa.
    Buonanotte a tutti compresi i suonatori di Arpa

    • Scusami, non lo sapevo e non so perché dai tuoi commenti pensavo diversamente. :oogle:

      Spero la cosa non ti abbia assolutamente offeso, non era mia intenzione. :smirk:

      A presto.

  • ottimo post…
    io che sono il dio della legge del non fare un cazzo (e ne soffro come un cornuto) aggiungo: non solo l’uomo tende alla legge del risparmio energetico, per cui in genere vive al minimo, ma questa inerzia cronica conduce solo verso un’involuzione pazzesca (quindi si retrocede). Se non si va in alto si va giù, come quando si lancia una palla in alto verso un tetto o un balcone per raggiungerli, se non si ha la giusta forza la palla torna giù.
    Quando non si fa il “giusto sforzo” per andare oltre, il prezzo che si paga è che poi di sforzi per campare ne devi fare molti di più!…col “piccolo particolare” che sei a secco, non hai carburante. Lo sforzo creativo, impregnato di intenzione e volontà, porta infatti ad una strana energia, la mette in circolo…è come avere un motore che una volta avviato e superato un rodaggio può andare veloce col pieno di benzina. Senza questo “tirare” la macchina, si rimane perennemente ingolfati fino a spegnersi. Aggiungo inoltre che ciascuno di noi ha la sua sfida creativa che lo chiama a superare una barriera…una specie di dàimon socratico cui dare risposta con l’azione. Quanti ascoltano questo richiamo che ci spingerebbe a dare il massimo? invece eccoci qua in molti , io in primis, spesso seduti ingobbiti su una poltrona da pensionati, quando il corpo ci dice che vorrebbe invece essere altrove e “fare” altro. Sopratutto una cosa: si cerca di non fare una mazza, convincendosi spesso di “riposarsi”…nella mia esperienza il riposo vero compare dopo un grande e sentito sforzo in cui si è raggiunto ciò che ci si prefiggeva, altrimenti si rimane sempre con una tensione sotterranea (quella del “non-fatto” ).
    Io conosco bene questa inerzia e questa entropia …e probabilmente in nome del Dio Krsna- che sull’azione necessaria e volontaria da compiere ne sapeva qualcosa- verrò crocifisso nella sala mensa (di fantozziana memoria).

    • E io aggiungerei… ottimo commento! Di quelli che non si leggono spesso. Continua a gironzolare da queste parti Roberto!
      E se me lo consenti, la qui presente Cate, dopo aver letto le tue parole, avrebbe piacere a metterle in coda ad un suo articolo scritto tempo fa, “La legge del tutto o nulla” che trovi sul suo blog, cliccando qui.
      Di solito, in questo mondo cross-gender, cross-reaction, red-cross… si cross-postano gli articoli.
      Ma in questo caso farebbe piacere ad entrambi se il tuo commento comparisse anche in quella sede.
      Fammi sapere se ti aggrada l’ipotesi e… ti prego, continua! :bye:

  • letto l’articolo e chiaramente la risposta è sì. mi sembra che in effetti ci sia proprio concordanza di visione e di esperienza. :)..vi ringrazio per l’ospitalità.

    mi permetto, allora, di condividere qualche altro pensiero: l’inerzia è come una droga, o una ragnatela che avviluppa…..cioè qualcosa che si insinua dentro o comincia ad avvolgere tutte le funzioni. E’ qualcosa che paralizza, e lentamente conduce alla vecchiaia e alla morte. Molti, tantissimi, quasi tutti ci adagiamo. Oppure ci agitiamo e sbattiamo da una parte all’altra per reazione….ma la reazione NON è l’Azione, e conduce anch’essa verso un logorìo e stanchezza. Questo, a mio avviso, accade per due motivi: il primo è quello che indicava il post..e cioè la naturale tendenza meccanica, che ha una sua funzione di conservazione e risparmio delle forze…il secondo motivo è che non riceviamo un’educazione votata al piacere!…piacere…una parola quasi rimossa, in un mondo condizionato da difficoltà del “tirare a campare” e da visioni della realtà (anche religiose)castranti. l’azione creativa è , per come la sento io, strettamente collegata al piacere…allora fare uno sforzo nella direzione di ciò che amiamo ha un senso grande, perchè ci fa decollare. Lo sforzo di chi deve padroneggiare un’arte, ad esempio,è legato all’ossessione creativa di poter esprimere qualcosa che dentro anima e vivifica. Van Gogh non faceva sforzi? e Einstein? e qualsiasi campione sportivo…persino un Tyson?..Non c’è disciplina che non preveda una “lotta”, uno “sforzo”, una “giusta tensione”…e quando questa tensione tra il sentire, il volere e il fare trova il suo sbocco attivo, allora appare il piacere e appare anche il riposo! Lì è come fare surf….si fluisce con l’onda..! Ma è un’esperienza sempre più rara nella vita delle persone.
    Il punto qual è? Siccome NON riceviamo un’educazione che stimoli la scoperta della nostra creatività – che è ciò che dà realmente piacere – finiamo a fare cose di cui non ci frega ‘na mazza! e allora col cazz..che impieghiamo le nostre forze su ciò che ci annoia, facciamo il minimo indispensabile…viviamo al risparmio, sognando poi fughe in’un isola deserta dove potere riposare tra le palme.
    E’ ovvio che così non si va da nessuna parte..E tutto questo inizia sin da piccoli, dalla scuola ad esempio…spesso noiosissima, che però esige sforzi ottusi(raramente creativi, e quindi odiosi).

    • Aaaah! Una boccata d’aria!

    • Se ti fa piacere e ti interessa, lo spazio di questo blog è a tua disposizione. Se desideri condividere qualcosa, un pensiero, un’osservazione o altro… mandami una mail a mail@francescoamato.com
      Sarò estremamente felice di pubblicarlo, a nome tuo o con qualunque pseudonimo tu scelga.
      Ciao per ora, e grazie mille! :bye:

  • ahhhh…bello..
    ho visto, franz, che stai parlando proprio del piacere e della sofferenza nell’altro post!
    beh..mi sembra una bella sincronicità..:)

  • solo altre due “cosette” sull’azione al minimo: la quiete e l’azione, il riposo e il movimento sono i due cardini della nostra esperienza vitale..
    Nel Vangelo di Tomaso, uno dei testi gnostici più interessanti, si legge che il “segno del Padre” nei discepoli di Gesù è “il movimento e il riposo”. In questa breve indicazione c’è, a mio avviso, un intero mondo. Non possiamo non agire, e non possiamo agire senza poi compensare con il riposo. La meccanicità , per cui si tende a lavorare al risparmio, ha un suo perché..ed è già stato detto. Consente la stabilità, consente un certo “ordine” e consente di lavorare “col pilota automatico” quando si sa fare bene qualcosa e non si richiede l’impiego di tutte le nostre energie. La meccanicità è uno “strumento” che la natura ci concede per sfruttare le nostre risorse. Il punto è che poi diventa un padrone assoluto della nostra esistenza, facendoci girare a vuoto come un disco rotto. La natura procede meccanica e ci sorregge sino ad un certo punto…poi tocca a noi!…non si sviluppa la coscienza ..INCONSCIAMENTE! la meccanicità funziona inconsciamente, la coscienza per ovvi motivi no.
    La meccanicità, dicevo, ha una sua funzionalità che può essere utilizzata: ad esempio quella di un contadino 60enne che sa come zappare per ore (cosa che io non saprei fare nemmeno per 15 minuti senza stancarmi), rappresenta uno sfruttamento intelligente delle proprie risorse. Sfrutta un ritmo, una postura precisa, e li cavalca…questo non lo rende più ottuso, ma più vigile, e gli consente di fare sforzi con un certo grado di “riposo”…ma questo gli è possibile perché l’azione da compiere è sempre la stessa, ha dei binari collaudati. Se dovesse cambiare integralmente attività dovrebbe ricominciare da zero e fare nuove scoperte..ecco che lì occorre uno sforzo attivo e creativo e una uscita dalla meccanicità. Ebbene, siccome la vita è continuo movimento, per non rimanere sempre allo stesso punto occorre sviluppare una capacità d’azione non meccanica. E questo salto di qualità da ciò che è fisso a ciò che è nuovo, NON può avvenire se non con sforzi attivi, vigili e creativi. E’ un salire di gradino…
    e allora il rapporto tra “movimento e riposo” (che nel Vangelo di Tomaso, dicevo, è considerato il segno del Divino) si ripropone ad un livello più complesso..
    (continua..)

  • (..continua)
    Dicevo allora che indagare questo rapporto tra l’azione e il riposo può rivelare molti segreti. Si può dire che dopo una vera azione creativa, con grande impiego di energie, segue un vero riposo! E non solo….le due fasi tendono a coincidere, a fondersi , o quantomeno a mantenere un rapporto molto stretto. Spiego meglio come sento le cose: quando l’azione è realmente creativa, dopo sforzi reali e non ottusi – anche dopo una certa “sofferenza” (quella di cui parlava Franz per intenderci), una sofferenza necessaria da “parto” – accade uno strano giro di boa e l’azione stessa sembra procedere poi in discesa…. lì scompare lo sforzo! E’ l’immagine del surfista che ho usato qke post più sopra. Massima all’erta e perfetta relazione con la realtà mutevole…l’azione scorre col mutamento che è un piacere. Credo che il famoso wu-wei dei taoisti abbia a che fare con un’esperienza simile. In questo caso “il movimento è la quiete”. il riposo non è quello dell’azione al minimo, ma compare ad un altro livello. Dopo una simile esperienza è possibile accedere anche ad una quiete che è profonda, che è rigenerazione, come un “ritorno” al grembo originario…uno spegnere la macchina; il sonno profondo dovrebbe essere questo… ma nella nostre vite questo accade sempre più raramente. Poi esiste una quiete, che non è affatto oblio totale, ma è “presenza” allargata…come quella di un samurai in posizione di seiza. il corpo è in quiete..ma ciò che è interno è espanso al massimo e vigile; l’immobilità fisica non è inerzia meccanica in questo caso. Se entrasse un nemico, il samurai scatterebbe subito all’impiedi. O pensate ad un mistico come Ramana Maharsi , che in totale immobilità ha esplorato per anni le dimensioni della Coscienza. La sua immobilità non era apatia, ma ricerca sul profondo. In questo caso la quiete esteriore consente il dinamismo interiore…..Anche qui movimento e quiete tendono a coincidere o ad essere in profonda relazione..
    L’uomo moderno invece non conosce il “movimento”, cioè l’azione creativa, nè il “riposo” ad esso collegato. E nemmeno sfrutta la meccanicità ai fini del risparmio energetico più ottimale. Più spesso le nostre vite sono tiepide e galleggiano in un limbo poco esaltante e poco riposante… una “quiete che non è quiete, ma paralisi e tensione sotteranea” , e un'”azione che non è azione , ma solo frenesia e reazione”.
    tanto vale allora non fare un cazz….. e questo passa nell’inconscio di molti. Il risultato è un’inondazione della meccanicità e un’inerzia paralizzante, laddove invece occorre fare uno sforzo di coscienza e cercare azioni più efficaci e inedite per una realtà mutevole. Nella vita dei mie coetanei (35-40enni) si può assistere spesso ad una rassegnazione, che è un adagiarsi al minimo delle proprie possibilità, oppure un girare a vuoto (ad esempio il ricorrere frenetico degli status symbol), che non è altro che un’altra forma di meccanicità nervosa e nevrotica, spacciata per “fare”.
    Chi scrive è uno che ha spesso difficoltà a mettere un piede fuori dal letto, e non ha certo risposte!..mi sono permesso però questo lungo pippone, perchè consapevole dell’urgenza di studiare questa legge dell’”azione minima” , poiché sento che ci mette un bel cappio al collo….perchè l’entropia è un poderoso fiume che ci travolge verso un precipizio… e occorre nuotare controcorrente come salmoni per non esserne inghiottiti. ciao

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