Il suono: osservazioni di un suonatore. By Umberto - Franz's Blog

Il suono: osservazioni di un suonatore. By Umberto

duduk1L’utilizzo prevalente che si fa della musica.. è quello di nutrirsi di emozioni.

Se osserviamo la cosa dettagliatamente possiamo inoltre notare che ricerchiamo emozioni che vanno di pari passo con il nostro stato d’animo del momento.

Siamo così attaccati alle nostre emozioni, soprattutto quelle negative o a momenti di autocommiserazione che una musica troppo allegra, che testimonierebbe la presenza di una volontà di reagire ad una identificazione, ci infastidisce!

Allo stesso modo, quando tutto va per il meglio… lungi da noi andarsi a cercare suoni che abbiano un carattere “introspettivo”, che ci portino cioè a guardarci un po’. Si rischierebbe di dover scendere da un qualche sogno del momento… e non sia mai!

Un ascolto, il nostro, fatto per dar ragione a se stessi e rinforzare le proprie identificazioni del momento, complice in questo la maggior parte della musica contemporanea, fatta appunto per vendere emozioni in cui riconoscersi.

Esiste però anche un altro tipo di musica, che si può rintracciare nelle più disparate e antiche tradizioni di questo pianeta e che ha qualità e scopi ben diversi.

Una musica a volte definita  “mistica” e che alle nostre orecchie non produce quella sensazione di soddisfazione conclusiva a cui ambisce ogni bravo consumatore di emozioni, come quando guardiamo un film cercando il lieto fine, il coronamento di un’identificazione.

Una serie di variazioni del suono solletica l’attenzione sicchè molti pensieri divengono uno solo. La mente si porta tutta lì e in questo è la bravura dell’esecutore, senza concedere soddisfazione, senza risolvere fin quando l’aspettativa è tale che sembra già di sentire le note che seguiranno quelle che vorremmo; allora un bel silenzio servito delicatamente e inaspettatamente tende l’agguato alla mente, togliendole istantaneamente ciò su cui si era appoggiata totalmente ; in questo, il sapore del silenzio incorniciato ad arte ti tiene lì, in gioco senza gratificarti; l’orgasmo emotivo non arriva e qualcosa di più sottile si profila invece all’orizzonte. Se ne percepisce giusto appena il profumo, un piacere maggiore può essere afferrato ma questo salto è richiesto all’ascoltatore. Non sarà la musica a farlo al posto suo.

Laddove spesso un salto d’ottava della melodia induce l’acme emotiva e il coronamento del sogno, cosa tipica della musica occidentale, il silenzio chiama invece l’ascoltatore ad un salto d’ottava della sua stessa coscienza, da compiersi sfruttando l’energia fin lì accumulata e concentrata in un unico punto, per riversare tutta l’attenzione sulla percezione di sé.

È una nostra scelta; usare l’energia espressa dal suono per cavalcare i sogni oppure utilizzarla per uno scopo.

Lo scopo più nobile della musica?

Trasformare un ascoltatore qualunquein un ascoltatore di se’.

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2 risposte a Il suono: osservazioni di un suonatore. By Umberto

  • Ciao Umberto, grazie di questo bellisimo scritto. Caldo e delicato come la musica del duduk…
    Un inchino,

    Ilia

  • Quando l’approccio è estremo con uno strumento musicale…mente emozioni corpo sono al servizio del brano…non vi è spazio per divagazioni di pensieri, autocompiacimenti emotivi…anche se una dose di narcisismo è stato dimostrato anche ad alti livelli esecutivi…ed a tavolino si sono costruiti infiniti brani per avere un effetto emotivo preciso su chi ascolta,è possibile fare il salto e sconfinare nel tuttuno con lo strumento per esprimere il proprio interiore…percorso che va oltre l’ego…e che prevede una altissima padronanza dello strumento oltre che percepirlo come una prolungamento di noi stessi….
    Tanto è più complesso e polifonico lo strumento che si suona…tanto è più difficile essere totalmente lì presenti…
    Scinderei poi l’approccio con uno strumento…rispetto a chi improvvisa la musica, rispetto a chi la legge, e rispetto a chi la compone….forma quest’ultima che sconfina ovviamente nell’improvvisazione…in tutti i casi trattasi comunque di un percorso di azione…e quindi dietro ci sta tutto il lavoro sull’esserci, sulla consapevolezza, anche se come in tutte le azioni con la meccanicità si può arrivare ad eseguire un brano …ben altra cosa è trasmettere qualcosa con questo brano…
    Non parliamo poi essendo il nostro corpo una cassa di risonanza naturale che più il musicista è un essere realizzato e più questo si effonde tramite lo strumento…anche se mi vien da dire che a tali livelli per trasmettere qualcosa non è detto che si scelga uno strumento musicale…
    Un esempio nella storia mi riporta a Pitagora che con la sua cetra, curava, ipnotizzava, elevava, e neutralizzava anche gli animali…
    Oltre che intrattenere …
    Penso che il suonare possa diventare una forma di preghiera nella migliore delle eccezioni,anche per chi ha iniziato in modo accademico l’approccio con la musica…
    ma qualsiasi cosa può diventare…preghiera…
    dipende dalla nostra consapevolezza….

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