Raid To Sahara. Diario della quarta tappa: da Alicante a Gibilterra – by W58
Eccolo qui l’articolo dai Lupi Grigi. Stilato con maestria e provetta penna, nonostante la fatica e la stanchezza. GRAZIE LUPI! (trovate qui il PDF originale)
Franz

07:30
Alicante ci sveglia con un’alba spettacolare, anche se qualche nube minaccia all’orizzonte. Alla spicciolata raggiungiamo le moto. I gesti sempre più sicuri, senza fronzoli, ognuno al check-up rapido del mezzo. Succede sempre così: la distanza percorsa produce più sintesi ed essenzialità, come se lo spazio dilatato contraesse a dismisura il tempo del cazzeggio. Semplici, rapidi e precisi, controlliamo le bardature del destriero, con la fluida sicurezza della concentrazione rilassata.

Presto, lasciamo rapidamente la città alle nostre spalle, diretti verso quel sud del continente che per molto tempo rappresentò il timore della fine di ogni terra vivibile. Gibilterra, la colonna d’Ercole più austera, ci aspetta proprio là, verso la fine del mondo conosciuto.

Lungo la strada, non possiamo fare a meno di mettere in scena una delle più radicate tradizioni tribali dei Lupi grigi: il caffè con la Moka, un rituale sempre presente, questa volta all’ombra di qualche palma.

Restiamo stupiti dalla bellezza dell’asfalto, tanto più che non incontriamo neppure un cantiere. Quanto diverso questo Sud dal nostro! La Salerno-Reggio Calabria ci si rivela d’improvviso per il vero incubo che è, e davvero ci dispiace per il nostro bel Paese.

In un attimo, o qualche centinaio di chilometri, siamo sulle salite della Sierra Nevada. Canyon improvvisi ci anticipano il territorio brullo dell’Andalusia, terra di tori e di Flamenco caliente.
Ancora Granada, Marbella e poi una dritta fino al confine, paradosso britannico tra cristianità e Islam, quasi un’intrusione tra due mondi che si sono amati e odiati a lungo, con il destino di mischiarsi.

Dopo la frontiera, la pista d’atterraggio dell’aeroporto taglia la strada. Gli inglesi hanno risolto con la loro pratica flemma: un passaggio a livello. Solo che, a sbarre chiuse, ci atterrano e decollano aerei. Poi le sbarre si aprono e il traffico defluisce insieme ai pedoni.
17:30
Ed ecco la città. Gibilterra è leggenda. Il suo vero colore è la notte. Già imboccando le sue strette strade che gli inglesi non hanno saputo strappare alle forme del Mediterraneo si sente il richiamo dell’Africa: profumi, calore speziato e salmastro, ombra di palme maestose dalla sterlizie fiorite, come uccelli del paradiso.

Ci siamo già stati dieci anni fa. Un’altro viaggio, un’altra storia. Ma una cosa è certa: siamo invecchiati meno dei posti che abbiamo ritrovato: gli alberghi sono sempre più fatiscenti, lasciati andare da chi non ha clienti da attirare. Tanto arrivano lo stesso, attratti dalla leggenda.

Finiamo la giornata con una cena a bordo piscina, in perfetto stile inglese, del tutto informale.
Qualcuno potrebbe dire: «comincia adesso il vero viaggio…». Niente di più falso: un viaggio inizia alla partenza e finisce al ritorno. Perché viaggiare non è certo andare da un punto a un altro della terra: per quello basta un volgare aereo. No. Il vero viaggiare non comporta una meta, né qualcosa da consumare. Si viaggia per conoscere e, in ultima analisi, per conoscersi.
Come in un caledoscopio, in un gioco di specchi, noi ci riflettiamo in quello che facciamo nella vita. È questo rifletterci nell’azione che ci dà la possibilità di conoscerci.
Il viaggio rappresenta la condizione più pura di questa possibilità, la più antica, anche quando non c’erano le strade e il mezzo più veloce era il cavallo. Nel contatto con la vita e in ciò che la circonda si crea lo spazio della conoscenza.

Un viaggio è un vero viaggio solo quando non c’è la brama della meta e ci si apre alle cose con lo stupore che c’è negli occhi di un bambino. Allora si riscoprono le cose più importanti: gli affetti rimasti a casa, l’amicizia, la fiducia, il poter contare sulla forza che scaturisce da un gruppo.
Una cosa che non si può raccontare: visto da casa è un massacro: sembra inutile, troppo dispendioso, rischioso… E a chi chiede “perché?”, si può rispondere solo con un
“parti anche tu!”
L’augurio che rivolgiamo a tutti i lettori.
per i Lupi Grigi: W58
Dati tecnici:
km finora percorsi: 2141
media oraria: 107, 6 kmh rilevata gps
velocità massima: 200 kmh
consumo: 7,4 l. per 100 km
Problemi tecnici alle moto: nessuno








Un viaggio, come qualsiasi sfida, comincia nel momento stesso in cui si decide di accettarla.
Forse una viaggio comincia prima di quando comincia.
Comincia nel momento in cui si decide di partire.
Bellissimo articolo. Grazie per la fatica che ci hanno messo a scrivere e mettere insieme le immagini e spedirlo, in mezzo al casino. :satansmoking:
“Stavo pensando che di tutte le piste di questa vita la più importante è quella che conduce all’essere umano.. Penso che VOI siate su questa pista e questo è bene…”
-tratto da “Balla coi Lupi”
Mi sono commossa….GRAZIE LUPI!
(GRAZIE FRANZ! ;-D)
W58, scrivi da DIO! Come sempre…
Gracias.
Parole che trasmettono benissimo l’atmosfera di questo viaggio. Veramente bello! Forze LUPI! Siamo con voi! (Beh… quasi…)
Lupi i LOVE YOU!!!!!
E’ veramente emozionante poter seguire giorno per giorno il vostro viaggio, Lupi.
Mi sembra di essere lì con voi.
Grazie
AL CAPO BRANCO E A TUTTI I LUPACHIOTTI, SONO CON VOI!!!! AVREI VOLUTO ESSERE UNA DI VOI! FORSE UN GIORNO SARO’ UNA DI VOI. BUON VIAGGIO.
E’ molto bello leggervi, incontrarvi, tra le curve di questo vostro viaggio, nonostante ogni giorno più km ci separino, svanisce il senso della distanza e resta una sorta di entusiasmo ad ogni tappa…
Vi abbraccio tutti!!!
Cari Lupi Grigi
tanta strada fatta e ancora tanta da fare. A occhi chiusi mi sembra di sentire il rombo dei vostri motori, mi sono vive le sensazioni di panorami attraversati su due ruote, irresistibile l’ebrezza della libertà e tanto altro………..
Man mano che vi allontanate con i chilometri ci fate sentire sempre più vicini con i vostri resoconti…………
che richezza, che emozioni………..
Grazie Lupi grazie