Clandestini rispediti in Libia: qual'è il punto? By Ilia - Franz's Blog

Clandestini rispediti in Libia: qual’è il punto? By Ilia

u-turn_iconSu questa vicenda dei clandestini respinti c’è qualcosa che non quadra. Ne parlano da 3 giorni i giornali, sottolineando le pesanti critiche che il nostro paese starebbe ricevendo dalla comunità internazionale, in particolare dal consiglio di Europa, secondo cui l’azione italiana metterebbe in dubbio il rispetto dei diritti umani, e le convenzioni internazionali come quella di Ginevra.

Fini afferma invece che così non è, anche se poi argomenta che bisognerebbe cercare di distinguere tra coloro che hanno diritto all’asilo politico, e non respingerli, e gli altri da respingere senza esitazione

L’articolo però non approfondisce più di tanto il contrasto tra il governo italiano e la comunità internazionale, dando quasi l’impressione che alla fine il dissenso non sia molto forte, concludendo con alcune affermazioni di Frattini secondo cui il parere ostile all’Italia era prevedibile, ma anche qui senza approfondire.

Frattini cerca di giustificare il comportamento del governo con le statistiche e cerca di ammorbidire la posizione invitando l’alto commissariato dell’Onu ad aprire un ufficio ad hoc in Libia affinché i clandestini in transito possano chiede direttamente asilo politico. Fine! L’articolo non fa alcuna riflessione critica che permetta al lettore di riflettere e provare a farsi un’opinione che non sia necessariamente quella di avallare l’azione del governo italiano, o meno, a seconda del proprio colore politico.

Invece riflessioni da fare ce ne sono. La prima è che in Libia i clandestini non possono chiedere asilo politico, altrimenti le parole di Frattini non si spiegano. Questo mi viene inoltre confermato da un articolo, trascurato dalla stampa italiana, sulla stessa questione, sull’Herald Tribune di venerdì scorso, in cui si cita Bruce Leimsidor, professore di legge per l’immigrazione all’università di Venezia:

“ Mandare potenziali beneficiari dello stato di asilo politico verso un paese come la Libia, che non ha rttificato il trattato di Ginevra, è una violazione di ogni diritto umano sancito dagli accordi in seno alla comunità Europea”

Ecco il punto quindi; non è il respingimento dei clandestini, ma il farlo verso un paese che non da garanzie sul modo in cui tali clandestini verranno trattati.

A parer mio, si dimostra un certo egoismo nel cercare di disfarsi di un “impiccio” come quello dell’immigrato clandestino, potenziale rifugiato politico, senza porsi il problema verso quale paese viene mandato, e come verrà trattato. L’importante è scaricare la patata bollente. Certo alcuni diranno che se l’Italia non facesse così continuerebbe ad essere, vista la sua posizione geografica, invasa dai clandestini. Alla fine è solo una questione di scegliere tra priorità personali ed umanità.

In ogni caso è da sottolineare il modo superficiale e approssimativo, senza alcuna forma di pensiero critico, in cui questa vicenda è stata trattata dalla nostra stampa, alquanto indicativo della poca libertà di stampa nel nostro paese, come affermato recentemente dall’agenzia indipendente americana Freedom House, di cui ho trattato in un precedente post.

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17 risposte a Clandestini rispediti in Libia: qual’è il punto? By Ilia

  • Non capisco cosa centri la libertà di stampa con il contenuto di questo post. Ma, fatto salvo questo, la mia opinione è che se l’Italia iniziasse a rimandare indietro i clandestini con regolarità, il fenomeno inizierebbe inevitabilmente a calare.
    In Spagna non esiste quasi immigrazione clandestina. I barconi vengono fermati in mare, soccorsi e rispediti al mittente. In Grecia li hanno presi a cannonate la prima volta, e da allora non ci hanno più provato. Quanto meno da parte del mare, hanno risolto il problema.

  • Credo siano riflessioni interessanti. Tuttavia abbiamo forse travisato il senso delle frontiere. Fino a vent’anni fa, se si fosse cercato di passare dall’Italia alla Francia senza i requisti, saremmo stati rispediti indietro. La cosa non ci avrebbe stupiti. E se avessimo cercato di passare di nascosto in gruppo forse ci avrebbero sparato contro. E la cosa non avrebbe destato stupore. Ora invece le frontiere non ci sono più. Chiunque deve avere il diritto di entrare in Italia. E se provi a far valere il diritto di rispedire indietro chi non ha i requisiti di legge per entrare si scatena un putiferio. Senza considerare il fatto che mentre l’Europa ciarla su quanto siamo razzisti, la stessa Unione Europea con l’apposito nucleo di polizia di frontiera costituito nel 2006, fa sapere che ad oggi sono stati respinti 150.000 clandestini che hanno tentato di entrare clandestinamente. Ma aggiungo una cosa, a proposito di farsi veire i dubbi. Si vuole a tutti i costi l’integrazione, le case popolari vengono regalate agli stranieri, le scuole sono piene di bambini stranieri, i mezzi pubblici, le aziende… Bene tutto. L’integrazione è in mano ai cittadini. Ok. Ma lo sapete che esiste ancora oggi una legge che vieta l’assunzione di cittadini stranieri nella PA?

    • Confermo, quoto e sottolineo.
      L’UE fa la voce grossa quando si tratta di farsi bella con demagogia, ma sotto sotto, se non vado errato, nessuno degli stati costituenti è troppo tenero con i clandestini.
      Fata salva l’Italia naturalmente, il paese del “porgi l’altra guancia” così non vedi chi te lo mette nel culo!

    • Rimando alla risposta che ho inserito al comemnto di “msm68c”.

  • è necessario gestire questo flusso migratorio incontrollato. Finchè le persone vengono accolte senza se e senza ma tutto continuerà ad andare avanti senza sosta.

    La Libia non avrà ratificato i trattati internazionali .. ok … ma che diciamo sulle persone che rischiano la vita su questi barconi per venire in europa? morti per incidenti (peraltro frequentissimi) o di stenti, mancanza d’acqua, malattie ecc

    Quanti cadaveri (e speranze) ha accolto il nostro bel mediterraneo?

    Oltretutto una volta che arrivano ci sono gravissimi problemi di igiene e conseguenti malattie, di comunicazione e di non ultimi di ordine pubblico (vedi caso delinquenti rumeni, che si sono fiondati in italia in massa).

    Qualcuno che vuole venire a vivere da noi dovrebbe adeguarsi allo stile di vita nostro, conoscere la nostra lingua, le nostre leggi, usi e costumi. Non vorrei che dopodomani cominciassimo a discutere se dare l’ok pure al burqa!

    Il vero punto a mia opinione è dare un reale aiuto a queste popolazioni in casa loro, non depredarne la terra ancora in una logica di colonialismo capitalistico.

    e … se proprio qualche paese europeo li vuole accogliere ad ogni costo .. nessun problema … possono costruire dei centri di accoglienza nei loro paesi !

    • Esatto, hai toccato il punto, aiutare queste persone a casa loro e non depredare invece il loro paese con le nostre multinazionali, Ma finchè non lo faremo e continueremo a sfruttarli, respingerli per me rimane un atto di egoismo ed ipocrisia.

      Mi faccio una domanda: chi definisce che una persona sia una clandestino? Un paese ricco a spese di altri? Ma per favore! Personalmente credso che il concetto di clandestino in se sia una fesseria alla quale ormai ci siamo adattati senza riflettere, e renderci conto che se un’orda di disperati invade le nostre coste a costo della propria vita, è anche a causa di quello che abbiamo prodotto e continuiamo a produrre i quei paesi. E’ inutile che nascondiamo la testa sotto al sabbia e non guardimao le nostre responsabilità. Tutto l’occidente “civilizzato” è quantomeno corresponsabile dell’ognoranza e miseria di tanti paesi del terzo mondo da cui arrivano queste persone. Quando comincieremo a prenderne atto, forse troveremo il modo giusto di affrontare il problema, tramite una visione umana e rispettosa.

      E smettiamola di fare esempi assurdi. Nessuno propone l’utilizzo del burqua nel nostro paese. In inghilterra, dove gli islamici sono una comunità molto forte il rpobleema non si pone. Chi vuole usare il burqua lo fa e basta, e magari, a contatto di tante donne che non lo fanno, forse si fa qualche domanda sul vero senso di questo indumento.

  • Scusami ma hai esagerato con le assurdità. E lo fai proprio citando l’Inghilterra. Bene. Il Giornale 11/02/08 “Violenza islamica in Inghilterra: vittime ogni anno 17mila donne” leggi. Manifestazioni in tutto il regno unito contro il sistema democratico e per la legge islamica in parlamneto: http://lisistratablog.wordpress.com/2008/01/07/linghilterra-cede-allislam/
    Movimenti violenti contro i gay in UK, leggi: http://www.queerblog.it/post/2555/in-inghilterra-gli-islamici-fanno-propaganda-contro-i-gay
    Divieto per la polizia di usare i cani contro la droga o gli esplosivi in quanto bestie impure,, leggi: http://www.axnet.it/forum/linghilterra-e-al-t315850.html?s=9e9f9054c65d2b6bb1cb0c79b87c0d7a&
    Un articolo pubblicato sulle pagine del settimanale britannico Sunday Times non potrebbe essere più esplicativo per spiegare la nuova realtà del Regno Unito. Da qualche anno, infatti, la popolazione britannica mussulmana può rivolgersi alle sharia courts, tribunali speciali che fanno riferimento alla legge islamica, la sharia appunto, per cause di divorzi, dispute finanziarie e di eredità. Leggi: http://www.loccidentale.it/articolo/l'inghilterra+ha+ufficialmente+adottato+la+sharia,+ma+era+necessario%3F.0058526
    Il governo Blair ha reso obbligatorio lo studio della religione islamica nelle scuole del regno unito.
    La BBC, per non incorrere nel pericolo di disordini con le comunità islamiche, ha deciso di non parlare più di antisemitismo nella sua rete.
    Allora prima di dire certi spropositi, apri gli occhi e guardati attorno. Uccide molto di più l’ignoranza della fame.

    • 17000?????!!!

    • Caro Umberto, lo stile violento di alcuni tuoi commenti si commenta da se. Ti aggrappi ad aspetti secondari e perdi di vista l’essenziale. Come nella storiella zen, della dito che indica la luna, tu ti focalizzi sul dito perdendo di vista l’oggeto principale, cioè la luna. Se hai sconfitto l’ignoranza nella tua vita, spero tu possa aiutarci illuminando il mondo. Io nel frattempo continuo a farmi delle domande, cercando con tutti i miei limiti di darmi delle risposte, che sicuramente quasi mai saranno verità assolute.

  • Esatto, lo stile forse si commenta da sè, ma io ora sto puntando al cintenuto, sul quale invece mi sembra tu non abbia molto da dire. Quando dici “smettiamola di fare esempi assurdi” e poi citi UK per dimostrare quanto non sia pericoloso l’ingresso massivo di islamici in un Paese fai un’operazione di logica che, a livello di contenuto, si commenta da sé. In quanto poi a questa presunzione di superiorità morale che contraddistingue determinate persone e che, per tanto ti mettono nella posizione di dire che tu cerchi la verità dietro il burqa e ti fai bello mettendo citazioni pseudo zen qua e là, credo siano atteggiamenti che nascondono fondamentalmente un sentimento di intolleranza che poco hanno a che vedere con le idee esposte. Resto per tanto in attesa di contenuti sul tema da te citato: cosa succede in UK? Afferontiamo l’islamizzazione del Paese in atto oppure siamo tutti fratelli che ci vogliamo cosmicamente bene e chiudiamo gli occhi davanti alla distruzione in corso? Che la democrazia abbia poche armi contro un’invasione massiva come quella in atto è certo. Ma lasciare che le poche armi a disposizione non vengano utilizzate perché siamo tutti amici e fratelli questo no. Accadde qualcosa di simile durante i primi anni di ascesa del nazismo: tutti vedevano, ma si faceva finta che non fosse vero, poi si contarono i morti a milioni. Approfodnite negli articoli di cronaca, non solo in Italia. Cercate la verità, anzichè avere opinioni precostituite e dettate da mode. Grazie.

  • Ed aggiungo un quesito, perchè a riempirici la bocca di parole come “solidarietà”, “fratellanza”, etc. siamo tutti bravi, ma nella fattispecie, con i barconi che arrivano in continuazione sulle nostre coste, tu esattamente cosa faresti? Li faresti entrare tutti? Vorrei una risposta concreta, non accenni psicozen, che però non risolvono i problemi, vorrei sapere esattamente cosa fare. Facciamo passare tutti? Oggi 800 milioni di persone rischiano di non arrivare a domani a causa di fame e sete. Tutti in Italia? Risposte concrete, grazie. Di gente che si fa bella con le parole riservandosi la possibilità di criticare chi tenta una soluzione sono circondato ogni giorno della mia vita, forse è per questo che il mio tono non è esattamente conciliante, mi scuso per questo, ma confido nella tua intelligenza di saper andare al punto: contenuto, sostanza.

    • Fra i commenti alla notizia a cui ci rimanda il post di Ilia, ne ho trovato uno che riporto di seguito integralmente perché invita a fare una riflessione più che realistica, pratica, e il razzismo non centra…:
      “…Quanti immigrati può ospitare complessivamente l’Italia, in modo decente con sussidi, lavoro, assistenza sociale e sanitaria, abitazione, istruzione? Quanti, secondo Lei, volendo fare un discorso minimamente realistico e di buon senso? Provi un po’ a rispondere in modo logico, concreto ed attinente. Faccia uno sforzo, mi interessa.”

    • Caro Umberto, scusa se rispondo solo adesso, a causa di molti impegni, dopo più di una settimana dal tuo ultimo commento. Lo faccio con piacere visto che hai modificato un po’ il tuo approccio rispetto al tuo commento precedente. Cercherò di essere concreto come tu mi chiedi.

      Penso che il problema dell’immmigrazione (clandestina e non) possa essere veramente affrontato solo in un ottica internazionale, prendendo prima di tutto atto del fatto che noi appertenenti al mondo occidentale abbiamo sfruttato per anni, e continuiamo a farlo ancora, la stragrande maggioranza delle risorse del pianeta, spesso con azioni che sono al limite della legalità se non al di fuori, in una visione assolutamente egoistica e di sfruttamento. Più precisamente mi riferisco a tutte le multinazionali occidentali che sfruttano, con il nostro avallo, la povertà di quei paesi, effetto anche della politica colonialista del passato, per fare grandi guadagni a prezzi e rischi irrisori. Queste multinazionali, con il nostro colpevole assenso che non diciamo quasi nulla, estraggono materie prime, inquinano, pagano una mseria, e foraggiano governi dittatoriali che ne coprono le malefatte e mantengono lo status quo che permette loro di continuare a fare facili profitti. Ogni tanto appaiono inchieste su quello che accade, ma poi non succede mai nulla. I governi non prendono alcuna posizione, fanno finta di niente. E poi noi, dopo aver sfruttato queste popolazioni, continuando così ad alimentare la loro situazione di miseria e disperazione, abbiamo anche il coraggio di lamentarci se alcuni di questi, la punta di un iceberg, scappano da tutto ciò e vengono da noi a cercare condizioni di vita migliori? Che siano clandestini o meno, in quest’ottica per me fa poca differenza.

      Per quanto mi riguarda, se si vuole con onestà affrontare il problema dell’immigrazione bisogna prima di tutto smetterla di sfruttare questi paesi con le nostre politiche, e solo dopo si può veramente discutere di come sia giusto gestire i flussi migratori, che in un ottica di non sfruttamento, avrebbero probabilmente un ritmo diverso, molto meno problematico.

      Caro Umberto, gli immigrati che ci arrivano, e l’Italia per la sua posizione paga chiaramente un prezzo molto alto rispetto alle sue singole responsabilità, sono ancora una misera conseguenza di quello che abbiamo seminato nel passato come occidente, e di quello che ancora facciamo. La situazione è destinata a peggiorare, come l’incremento costante del numero degli sbarchi dimostra, e non sarà certo qualche respingimento a risolvere il problema. Creerà semplicemente maggior tensione sociale ed internazionale da dover gestire. E anche gli attacchi terroristici possono in parte essere visti atraverso quest’ottica. La situazione è destinata prima o poi ad esplodere se non invertiamo la tendenza.

      Non possiamo risolvere il problema come singolo stato, inutile farsi illusioni. Dobbiamo prendere atto delle vere cause che generano questo fenomeno e avere l’onesta intelletuale di comiciare ad invertire la tendenza, getendo come è possibile l’emergenza. Per me non è una questione di solidarietà di cui riempirmi la bocca, ma solo di umanità riguardo a persone che hanno avuto la sfortuna di nascere nella parte del moendo sbagliato, verso la quale io come occidentale mi sento debitore e mi vergogno un po’ per come ci siamo e ci stiamo comportando.

      Questo il mio pensiero, spero di aver risposto al tuo commento, senza frasi zen, ma con argomentazioni razionali, condivisibili o meno.

      Ilia

      • Caro Ilia, capisco bene il tuo desiderio di sottolineare l’importanza di saper accogliere nel nostro paese persone che arrivano qui rischiando la vita, in condizioni di indigenza, che scappano dalla povertà a qualsiasi costo perché non hanno più nulla da perdere; sono anche d’accordo sul fatto che la miseria in cui versano la devono – almeno in parte – all’occidente che si arricchisce sfruttando le risorse dei loro paesi (nella fattispecie multinazionali e governi consenzienti).
        Immagino che i tuoi commenti a questo articolo siano stati scritti con l’intenzione – assolutamente condivisibile – di trasmettere un messaggio di compassione che non lasci adito a dubbi relativamente al fatto che va portato rispetto a qualsiasi uomo e donna di questo pianeta indipendentemente dal colore della sua pelle, dal luogo di provenienza, dal suo credo religioso.

        Premesso tutto ciò ritengo tuttavia che una riflessione su quanto accadrebbe (e in parte già sta accadendo) qualora dovesse entrare in Italia un flusso incontrollato di immigrati, costituisca un doveroso atto di responsabilità verso tutti, verso gli stessi immigrati e anche verso i cittadini italiani.
        Li si lasciasse entrare tutti, anche con le migliori intenzioni, allo scopo di consentirgli una vita dignitosa (e non di sfruttarli) davvero credi che questo sarebbe possibile?
        O non si corre invece il rischio che finiscano sulle strade, a mendicare o peggio spacciare… quante sono le ragazze straniere obbligate a prostituirsi? Che facciamo? Ci sentiamo generosi quando le guardiamo buttate in mezzo a una strada dopo che sono state bastonate ed è stato loro sequestrato il passaporto?
        Ci sentiamo generosi quando vediamo operai immigrati che lavorano senza regole, senza tutele, in qualche cantiere edile, in nero, per quattro soldi e rischiando la vita?
        Poi non bisogna dimenticare un fatto: l’immigrazione colpisce in qualche modo le fasce sociali più deboli del nostro paese.
        Insieme all’immigrazione è arrivata la precarizzazione del lavoro, anche per noi cittadini italiani. Attenzione, perché questi peggioramenti delle condizioni di vita scatenano guerre, non diritti, non dignità.
        Credo vada dunque trovato un giusto equilibrio attraverso regole precise che tutelino i diritti di tutti, almeno nel nostro paese.

  • Tutto molto condivisibile. La mia domanda resta: allora cosa si fa? Li si fa entrare tutti? Al mondo oltre un miliardo di persone soffrono la fame. Questo non mi piace. Li facciamo venire tutti qui? Vorrei leggere una risposta pratica, ossia: no, i respingimenti no, proporrei di…… Questo non avviene. Se esistono le frontiere è perché chi è dentro a tali linee figurate deve rispondere ad un determinato ordinamento giuridico dello Stato sovrano entro le stesse. E per farlo lo Stato deve sapere chi è dentro e chi fuori, se no il gioco non funziona. Ora ripeto, che si fa? Se facciamo entrare indiscriminatamente tutti, vorrei sapere come gestire il potenziale miliardo, se no, in che modo? Forse favorendo l’immigrazione di chi chiede di entrare e facendolo fornisce documenti che ne giustifichino la presenza nel paese? E chi viene coi barconi viene in regola? No. E quindi, se non facciamo entrare tutti indiscriminatamente, mi pare ovvio iniziare con il non fare entrare chi viene sicuramente in modo contrario alla legge. Sbaglio?

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