Immigrazione: come ci vedono all'estero - By Ilia - Franz's Blog

Immigrazione: come ci vedono all’estero – By Ilia

 

un-sognoIn questi giorni sono usciti alcuni articoli che raccontano storie di immigrazione in Italia e di come il nostro paese sia “accogliente” nei confronti dei clandestini o presunti tali. Uno sul Corriere a proposito del ragazzo afghano di 12 anni arrivato in Italia dopo un’odissea durata mesi, in fuga dai talebani che gli hanno ucciso il padre, senza prendere in considerazione la sua giovane età e la sua situazione, che gli darebbe il diritto di asilo politico, è stato caricato su una nave e rispedito a casa. Nell’articolo questo viene descritto come uno dei numerosi casi in cui in Italia vengono violate le leggi e le convenzioni internazionali in materia di immigrazione.

E’ di sabato sera l’ultima aggressione a Roma, di cui è stato vittima un clandestino di 23 anni del Bangladesh ad opera di 5 Italiani. Questa è solo l’ultima delle 29 aggressioni a sfondo razzista  dall’inizio del 2009, subite da giovani Bengalesi che si trovano nella capitale, naturalmente solo rifuardo quelle che sono state denunciate.

Oggi sempre su Repubblica  si racconta di una donna della Costa d’Avorio che è arrivata in Italia nel 2007 cercando asilo politico. Il nostro paese ha per il momento rifiutato di concederglielo ma la sua pratica è ancora al vaglio del tribunale. Nel frattempo si è innamorata ed è rimasta incinta, e quando all’inizio di marzo è andata all’ospedale per partorire, un fax di segnalazione è stato mandato alla questura (in accordo con la proposta di legge non ancora approvata) e per i primi giorni è stata addirittura separata da suo figlio, senza la possibilità di poterlo allattare.

Tre storie diverse che però hanno tutte lo stesso filo conduttore e possono essere lette come il sintomo di un crescente clima di intolleranza nei confronti degli stranieri, indipendentemente che si trattino di donne incinte o ragazzini indifesi con un’infanzia travagliata sulle spalle.

Nei mesi scorsi abbiamo assistito ad una campagna mediatica contro gli atti di criminalità perpetrati dagli stranieri. Per settimane abbiamo sentito i media martellare sugli stupri ed altri atti criminali, commessi prevalentemente da immigrati irregolari o Romeni, il tutto in coincidenza del decreto sicurezza. Adesso che il bisogno di far digerire agli italiani le normative del decreto sicurezza viene meno, l’attenzione dei media su questo fenomeno è di colpo diminuita, come se il problema, varato il decreto, si fosse magicamente risolto da se’, mentre crescono gli articoli sui giornali (come quelli citati sopra) che raccontano storie di intolleranza quotidiana. In realtà, come diceva Franz nel post del 16 febbraio (link), le statistiche dicono che i crimini in Italia sono in progressiva diminuzione da diverso tempo.

Su questi i fatti vorrei fare alcune considerazioni personali. Da alcuni anni mi sono trasferito nel Nord Europa per lavoro, prima in Inghilterra per due anni e a adesso in Norvegia da alcuni mesi. In questi paesi, specialmente nel primo, l’immigrazione e l’integrazione sociale sono iniziate molto prima che in Italia, a causa del passato coloniale di questi paesi. 

Osservata da qui l’Italia appare fortemente intrisa di un profondo razzismo nei confronti dello straniero, un sentimento che è ancora radicato nella nostra cultura. Terreno fertile questo per un clima che, alimentato per convenienza politica dai media e dai mezzi di informazione, inevitabilmente non può che dare origini a manifestazioni di intolleranza, sia privata che pubblica e istituzionalizzata.

Dal punto di vista di chi vive all’estero, questi episodi appaiono come una squallida manifestazione di provincialismo e campanilismo di cui purtroppo la cultura italiana è intrisa. Quel provincialismo che ci porta a considerarci importanti, migliori degli altri al punto tale, nei casi più estremi, da trattarli con disprezzo o con violenza. Quando sono stato a Londra ho dovuto lavorare part-time per 13 mesi in un ristorante per arrotondare i pochi fondi che avevo a disposizione. Ho avuto modo di entrare in contatto con persone di tutto il mondo e di osservare come gli inglesi si rapportino con gli stranieri, che a Londra ormai non sono solo una minoranza, ma, sia numericamente che socialmente, una parte rilevante del tessuto produttivo e sociale. Ho potuto osservare una grande disponibilità, per esempio a sentir parlare nella propria lingua con tanti errori e svariate pronuncie, senza per questo manifestare disprezzo, disponibilità a volte accompagnata dalla curiosità di conoscere e scambiare due chiacchiere con qualcuno che proviene da un paese diverso da quello in cui ci si trova. 

Certo la società inglese non è perfetta, ma sono rimasto colpito dal rispetto e dalla dignità che gli inglesi manifestano nei confronti di coloro che vengono nel loro paese per cercare una possibilità. Questa possibilità gliela danno veramente, a partire innanzitutto da un sistema burocratico snello e veloce che permette ad uno straniero di ottenere in poche ore un permesso di soggiorno. In Italia ci vogliono in media 8 mesi e ogni anno devi rinnovarlo, anche se sei in Italia da diversi anni e magari hai anche un posto di lavoro di rilievo. 

Le pratiche vanno sbrigate in questura, con la polizia e non con un semplice impiegato comunale come avviene negli altri paesi, e negli 8 mesi che aspetti che la burocrazia faccia il suo corso, e sei senza permesso di soggiorno, non puoi uscire dal paese, neanche per lavoro, altrimenti non puoi più rientrare. Questo è il nostro modo di dare accoglienza e di trattare l’immigrato…. Ed i nostri politici parlano di sicurezza. 

Certo! La sicurezza di essere di nuovo rieletti, facendo leva sull’ignoranza e sulla violenza.

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4 risposte a Immigrazione: come ci vedono all’estero – By Ilia

  • Mi trovi d’accordo su molto di quello che hai scritto.
    Molto ma non proprio tutto.
    Innanzitutto nei paesi da te nominati e vissuti, il problema dell’immigrazione clandestina non sanno nemmeno cos’è. Tutti coloro che vogliono entrare in UK o Norvegia ci entrano con l’autorizzazione, non sbarcando o passando illegalmente la frontiera.
    Proprio per questo, chi si reca in quei paesi, segue la normale trafile per farlo, trafila che in effetti non ha nulla a che vedere con la nostra.
    In secondo luogo, e a seguito di questo, se qualche immigrato si azzardasse anche solo a pensare di fare quello che viene fatto in Italia… verrebbe semplicemente rimandato a casa al volo. Il che è possibile solo se sai dove trovare la persona. In Italia non solo non sappiamo dove sta di casa il clandestino di turno, cosa comprensibile, ma il più delle volte manco quello regolare.
    Sul fatto poi che gli inglesi siano comprensivi verso chi non parla bene la loro lingua… beh, mi sa che a te sono capitate le classiche eccezioni che confermano la regola. La mia esperienza è altra!
    Concludo quindi questo commento dicendo che se in UK provassero ad avere il nostro tasso di clandestinità, non credo che sarebbero così liberali come appaiono ora.

    Comunque grazie per il bel post. Cominciavo a essere sfiancato! 😉

    • Sono d’accordo Franz! L’inghilterra non ha il nostro problema di immigrazione clandestina. La sua posizione geografica comunque la preserva, ma è anche vero che le possibilità per entrere in quel paese e le possibilità di trovare un lavoro (trlasciando questa fase di crsi) sono maggiori rispetto all’Italia. In ogni caso, dal mio punto di vista, inevitabilmente parziale, cerco di portare l’attenzione sul fatto che l’inefficenza della cultura italiana non può che rendere qualunque strategia di affrontare il problema delll’immigrazione (e non solo) poco efficace e in pratica spesso ingiusta e poco rispettosa della dignità di queste persone. Sarebbe sempre megio migliorare prima l’efficenza dell’esistente prima di modifarlo o cambiarlo, altrimenti non si può capire dove sta veramente il problema da affrontare e quinid valutare quali soluzioni sia meglio usare.

      Per quanto riguarda la mia fortuna ad avere incontrato inglesi comprensivi verso chi non parla la loro lingua… che ti posso dire? Forse apprezzavano il fatto che mi facessi il mazzo… lavorando sia come ricercatore… sia come cameriere. E’ stata un’esperienza dura… ma a posteriori devo dire che n’è valsa la pena… mi ha insegnato molto.

      Grazie del commento e a presto.

      Per qunto

  • Bel post, anche se forse richiederebbe un dibattito più massiccio, informato e documentato. Inoltre condivido pienamente il commento di Franz e lo sottoscrivo. Solo un piccolo appunto: per quanto possa sembrare strano, l’immigrazione clandestina in UK dalla frontiera avviene ed è massiccia, attraverso il traffico su gomma (TIR ed altri mezzi commerciali) in arrivo dalla Francia.

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