Ricerca della verità: ma tu lo sai perchè lavori? - By Sting - Franz's Blog

Ricerca della verità: ma tu lo sai perchè lavori? – By Sting

Vi é mai accaduto di ripensare a faccende quotidiane e scoprire improvvisamente, che le vedete sotto una prospettiva del tutto nuova? A me si. Mi sono chiesto, infatti: Perché lavoriamo?

Qual’é il motivo che mi spinge tutti i giorni a rotolare controvoglia giù dl letto per recarmi in ufficio?

Oddio, ho pensato, mi sono invischiato in qualcosa di più grande di me.

Nel dire questo, parto dal presupposto che per la maggior parte di noi, il lavoro non è che sia proprio fonte di grandi soddisfazioni, gratificazioni personali né economiche, anzi, spesso è proprio la fonte di ansia, stress e frustrazioni che ci trasciniamo anche fuori dall’ambito lavorativo.

E allora, che cosa otteniamo in cambio del tempo impiegato ad occuparci di faccende che il più delle volte non ci interessano? I soldi? L’occasione di esercitare un potere gratificante per il nostro ego? occupiamo semplicemente il nostro tempo con qualcosa che ci è “capitato” tra le mani?

Il lavoro che facciamo c’entra qualcosa per permetterci di conseguire qualunque obbiettivo sia importante per noi, se ne abbiamo uno?
Ci aiuta ad andare in quella direzione, ci fa sentire felici, liberi, sani, interiormente ricchi, materialmente capaci? E poi, il gioco vale la candela?

In un istante, avevo espanso questo concetto fino ad interrogarmi sul senso profondo della nostra esistenza di esseri
umani sul pianeta. Meglio tornare a “Che siamo qui a fare??” A lavorare??!!

No, non credo.

O meglio, forse si, un Lavoro ci spetta, in quanto esseri umani, ma non quello comunemente inteso come l’ “andare a lavorare”. Questo può essere un un mezzo. Occhio a non scambiarlo per un fine.

Può essere anche – se solo le volessimo davvero guardare – una splendida opportunità per osservare le nostre contraddizioni. Una per tutte: chiunque (ipocritamente) a domanda risponderebbe che una delle cose più importanti nella vita è la salute; ma quante volte ce la roviniamo in nome del lavoro, o di una presunta “carriera”?

Sarebbe certamente più onesto affermare che (per esempio) una della priorità sono i soldi, e che lavoriamo per guadagnarli.
E a questo punto valutare se ne guadagniamo a sufficienza per mantenere un tenore di vita rispondente ai nostri desideri, e che ci permetta di soddisfare tutte le nostre necessità.

Mi sembra invece che più che altro ci si affanni per mantenere uno “status quo” di apparente benessere materiale, affanno che in realtà crea ansia e alimenta un meccanismo perverso che ci ingabbia.

E allora cosa andiamo cercando nel lavoro, cosa ci aspettiamo ritorni dal nostro “sbattimento”?

Non lavoriamo certo per soddisfare i bisogni primari; acqua, cibo, riparo dai pericoli e dalle intemperie, nel tempo sono stati sostituiti da bisogni “secondari” (o terziari), compensativi che ci assorbono totalmente in un circolo vizioso:

Ecco le mie parziali conclusioni.

In un mondo nel quale l’essere umano si sta distaccando sempre più da sé e dalla realtà, il lavoro, con tutti i ruoli e le possibilità di identificarsi che comporta, è semplicemente uno degli spazi privilegiati dove poter “vivere per procura”.

Nel senso che possiamo “credere di vivere” calandoci in ruoli socialmente accettati e per di più incassando denaro, (indubbiamente utile per campare).

Vivendo di surrogati, sovvertiamo il fine con il mezzo, identifichiamo il tramite con lo scopo, al punto che, quando ci manca, ecco apparire “l’emicrania del weekend”; al punto che molte persone, arrivate alla pensione, magari apparentemente in buona salute fisica, non sopravvivono alla “fine del gioco”.

E poi, chi ha avuto la sfortuna di perdere il posto di lavoro, sa come ci si sente; vuoti, inutili.
Possibile che si possa essere così dipendenti da un “dovere”?

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37 risposte a Ricerca della verità: ma tu lo sai perchè lavori? – By Sting

  • Ciao Franz.
    Condivido il quesito.
    Tutto. Fino al “cosa siamo qui a fare?”.
    Frustrante, anche perche’ pur sapendo che la domanda e’ tanto piu’ grande delle mie capacita’, e che persone ben piu’ capaci di me mi ci hanno preceduto, una volta che ti entra nella testa non ti molla piu’…
    Comunque, spero sarai daccordo con me nel voler rincuorare i piu’ ansiosi, che leggendo queste parole potrebbero cadere in profonda depressione, ed invece mi pare semplicemente un susseguirsi di pensieri, una catena di ragionamenti destinata ad indagare la parte piu’ “buia” dell’argomento, pur restando “il lato al sole”, quello piu’ piacevole, le soddisfazioni che -magari non quanto desiderato- comunque arrivano, la possibilita’ di conoscere persone e condividerne uno scopo operativo; la “regola” che mette in moto la giornata di noi tutti, e che ci permette di scoprire altre cose belle (un po’ come a scuola, quando ci obbligavano a studiare matematica o i Promessi Sposi, qualcosa che forse allora odiavamo, e di cui ora magari qualcuno -maturando- ha fatto parte dei suoi studi -per scelta e passione- , e poi di vita con il proprio lavoro.
    Sono completamente daccordo con te in merito agli aspetti negativi che vizi culturali e fenomeni di massa impongono, riducendoci a topolini da laboratorio, indottrinati ed intontiti. In parallelo, direi che la mandria di pecoroni che segue qualunque sbuffo di flauto, per quanto stonato, evidentemente stupido, o volutamente interessato, giustifichi molto bene la situazione.
    Se piu’ di cinque persone, per ogni cento, si ponessero queste nostre domande, la realta’ sarebbe molto diversa.
    A mio avviso, ancora una volta, ad esser malato non e’ quindi “la realta’” o “il sistema”, ma la persona che ci sta di fianco, che da sola assomma le tre scimmiette, ed una quarta del “non penso”…
    Come vedi, io il problema lo vivo e lo vedo in modo un po’ piu’ pragmatico.
    Le poche soddisfazioni non penso siano intrinseche al lavoro (se chiedi ad un fabbro, che lavora il ferro battuto per fare cancelli o oggetti d’arte, sono certo che ti dara’ un punto di vista ben piu’ soddisfatto… se chiedessimo ad una levatrice, bhe’, penso finiremmo qui il discorso).
    Le soddisfazioni vengono prodotte dal lavoro, ma sta a noi, ed a chi ci gestisce il lavoro, riuscire a vederle e valorizzarle.
    Vedo invece, sempre piu’ spesso, come l’incapacita’ delle figure amministrative e gestionali di medio livello sia la causa dei malesseri, loro e di chi lavora sotto di loro.
    Come spesso si dice, il “clima” al lavoro lo fa chi lo vive. E chi dovrebbe gestirlo.
    E dovrebbe gestirlo molto, molto meglio.
    Non dimentico comunque del quesito che poni, e che mi spaventa tanto quanto mi affascina, la vedo piu’…
    Ecco: mi torna alla mente uno scritto, il libro di Bertrand Russel “Elogio dell’Ozio”.
    Direi che sia a tema (anche se propone un altro aspetto del problema); lui alcune risposte le trova (le sue, ma documentate).
    Ed a me sono rimaste in mente.

    • Ciao Alessandro, grazie del tuo commento, ma ci tengo a specificare che l’autore dell’articolo non sono io, ma Sting (ovviamente uno pseudonimo, non il noto bassista dei police), cui giro il piacere di risponderti.

      Da parte mia, posso si aggiungere qualcosa ma da commentatore pari tuo.
      In realtà potrei prendere spunto dall’analisi di Sting, perchè credo volesse in realtà un po’ provocare. Il problema fondamentale oggi è che molte persone, invece che lavorare per vivere, vivono per lavorare. Non credo sia il tuo caso, ma a quanto posso osservare, la cosa è molto più comune di quanto non si pensi.

      La depressione del pensionato, gli infarti che arrivano poco dopo la pensione… tutto depone a favore di un quadro in cui il lavoro (quello per cui si viene pagati, per intenderci) molto spesso assurge a deus ex machina della propria vita, mentre almeno per quello che ritengo personalmente, in realtà dovrebbe essere considerato come uno dei tanti aspetti che la compongono.

      Purtroppo per molti, quasi per tutti direi non è così. Basta trovarsi “a piedi” anche solo per un brave periodo per rendersene conto.

      Il fatto di non produrre, di non lavorare, e quindi di non guadagnare denaro, oltre che le ovvie implicazioni sul conto in banca, ne ha altre, ben più profonde. Il lavoro significa il posto all’interno della società. Se non ce l’hai, non sai bene da che parte trovarti. L’identificazione con il proprio ruolo in questa società un po’ bacata e molto materialista produce ben più della mancanza di denaro. Nella stragrande maggioranza dei casi produce la mancanza del senso della propria esistenza, con le ovvie, il più delle volte tragiche, conseguenze.

    • Ciao Alessandro, il mio nickname non l’ho scelto a caso, punzecchio e provoco. Nella speranza che si laceri il velo di passività che dilaga, e chi mi legge, foss’anche per mandarmi a quel paese, rifletta con la sua testa e.. si faccia venire dei dubbi.
      Non è il caso di sentirsi frustrati anzi, sentiamoci orgogliosi di porci domande che mettono alla prova le nostre capacità, e di trovare la voglia di guardarci dentro per trovare le risposte, tra l’altro hai quasi usato le mie parole quando, chiedendo uno spazio al nostro “ospite”, gli dissi che sarei stato felice se cinque persone, leggendo il suo Blog, si fossero fermate a riflettere. Seriamente. Profondamente. Onestamente. E credo tu sia uno di quei cinque.
      Il lavoro; quanta parte della vita ci prende, direttamente o indirettamente.
      E’ vero che a volte, il seguire sentieri controvoglia, ci fa scoprire splendidi tesori inaspettati, e condivido anche che il fabbro, l’artigiano, ma anche un panettiere, forse traggono più soddisfazioni che un precario al call center. Per molti motivi. Credo che la questione sia la LIBERA scelta! Se non abbiamo scelto il nostro lavoro, o comunque non abbiamo scelto di starci anche se non ci piace… Perché continuiamo? Perché ci prostituiamo per un (molto spesso) misero stipendio? Nel passato ho avuto sia la fortuna di alzarmi alla mattina felice di andare al lavoro, che la sfortuna di lavorare per anni agli sportelli, a contatto con il pubblico. Che differenza!! Prima che mi prendesse l’esaurimento mi sono fermato a fare silenzio, e ho scelto di restare. Per osservarmi, per mettermi alla prova, per trovare un modo diverso di rapportarmi. E ho fatto un passo avanti nella comprensione di me stesso. L’ho usato come uno strumento, prezioso.
      E tu dici una sacrosanta verità quando affermi che sta a NOI vedere e valorizzare ciò che ci viene, dal lavoro come da qualsiasi altra fonte.
      Chi gestisce: come può farlo se non sa perché è su quella sedia… Non può avere passione, cuore, interesse; tira a campare al risparmio, fugge le responsabilità, come i suoi sottoposti.
      Per concludere, credo che sia indispensabile, per ognuno di noi, chiedersi sempre se c’ é la volontà, o il desiderio di fare o non fare, stare o andarsene. Dal lavoro, dagli affetti, persino dalla vita, perché se non sai che cosa sei lì a fare… é meglio che non ci stai!

      • Bhe’, innanzitutto scusate per la svista (si sa, il lunedi’… il rientro al lavoro…)
        Per contro, Sting, e’ un vero piacere scambiare due parole.
        Leggo delle tue esperienze, considero che anch’io ho tratto considerazioni e lezioni dalle mie, e mi chiedo come mai questo momento di crescita sia cosi’ poco “facile”, cosi’ poco “automatico”, da esser quasi appannaggio di pochi.
        Da tempo mi chiedo cosa distingua due ragazzi, cresciuti nello stesso cattivo ambiente, di cui uno reagisca positivamente tirandosene fuori, e l’altro soccomba, divenendone parte o consumandosi al suo interno. Discorso diverso, ma analogie nella presa di coscienza e reazione.
        Citazioni dalle stelle alle stalle… (forse…) dopo B.Russel : ieri guardavo un noto film, a tema della corsa Cannonball americana, dove alla domanda “..ma perche’ tutte queste corse, questa velocia’, questi rischi..?”
        L’autore fa rispondere al protagonista “per sfizio”.
        Sfizio, piacere, e’ forse uno dei primi elementi che viene meno nel “vivere per lavorare” di cui parliamo (un po’ come il piacere di star qui a parlarne in buona compagnia).
        In tanta complessita’, mi sembra, ci si priva delle cose piu’ semplici e soprattutto delle attenzioni per se stessi.
        Alienazione da se stessi, per dare priorita’ al lavoro…?
        Mi accorgo che arrivo allo stesso quesito che ponevi, Sting, sul perche’ tanta gente invece si accontenti di fare un lavoro che non ama, non apra gli occhi per vedere cio’ che -gia’- ha di bello, etc…
        .
        Bhe’, intanto buona giornata, di lavoro ed anche -e soprattutto- di tutto il resto, a tutti.

  • Ma insomma ragazzi! bisogna lavorare per avere tanti soldi e fare tutto quello che si vuole… più soldi hai più puoi goderti la vita … sempre che non si sia impegnati a lavorare 🙂 . io per esempio vorrei affittarmi per xx giorni una aston martin con accompagnatrice (penso sia di serie inclusa nel prezzo) per fare il giro dell’europa; ora devo lasciarvi perchè devo lavorare.

    • Mi spiace smentirti, ma se scegli un’accompagnatrice seria, è l’Aston Martin ad essere inclusa nel prezzo 🙂

  • Molto interessante. Io adoro chi punzecchia, perché mi piace rispondere alle provocazioni. E mi piace farlo anche con altre provocazioni. Questo post si aggiunge all’ultimo sulle armi. Perché ancora una volta si ricongiunge all’istinto e ad un discorso che il Franz mi ha invitato a palesare più volte, ma che richiede tempo… farò solo un breve accenno: lavorare è bene. E anche fare un lavoro che compromette la salute è bene. In quanto la salute non è una priorità reale. E’ un mezzo. Così come il lavoro. In sostanza (giuro che amplierò a breve) le uniche due esigenze reali e prioritarie sono il sesso ed il cibo. Non prendetemi per ciò che non sono, non voglio banalizzare il complesso sistema di esigenze che avete tutti voi. E non dico che io mi muovo solo alla ricerca di sesso e cibo. Dico solo che le altre esigenze (e ci metto dentro anche l’amore, la ricerca spirituale, la moda, l’auto e tutto ciò che vi può saltare in testa) sono solo evoluzioni compatibili con una società complessa come quella umana delle stesse cose. Ed il lavoro che cos’è? Un lupo, in media, per procurare cibo per sé e per i suoi cuccioli (qualora li abbia) percorre 70 chilometri al giorno. Non gioca coi suoi compagni di branco correndo per 70 chilometri. Si fa un culo quadro a correre dietro a qualunque bestia gli capiti a tiro. E ogni tanto va buca. E si rimette. E’ il suo lavoro. E’ più diretto il legame tra lo sbattimento che si fa e la soddisfazione delle sue due esigenze: riprodursi e nutrirsi. Noi siamo complessi, per cui molte volte il collegamento è meno visibile. Ma c’è. E’ la Natura che vuole che sia così. Non perché ha sbagliato, o ha fatto una legge “cattiva”, ma solo perché questo è l’unico modo in cui le cose funzionano. In altri modi semplicemente le cose non funzionano e la specie si estingue. Tutto qui. Quindi rimboccatevi le maniche e lavorate, perché la Natura lo vuole!!!

    • Tempo fa sviluppavo una delle tante simulazioni su pc, utilizzando agenti ed algoritmi genetici software.
      In pratica, un sistema per riprodurre il mondo reale, nelle sue linee essenziali per il funzionamento (esattamente quanto dici: mangiare, riprodursi… mangiare, interagire per riprodursi… ) su un computer.
      E mi e’ risultato interessante scoprirmi a guardare il mondo dal “di-dentro” (quello in cui vivo) e dal “di-fuori” (quello software), chiedendomi se le piccole cavie informatiche si sentissero un po’ come me…
      Allora e’ stata l’occasione per delineare la differenza tra i fattori di cui parli, neccessari alla persona fisica, ed altri fattori, molto piu’ complessi, neccessari all’individuo, alla persona interiore, morale, intellettuale.
      Penso che sia difficile, applicando le nostre attenzioni solo al lavoro, che ci si possa anche rendere conto di cosa compone entrambi questi nostri due mondi, (il lavoro, e le sue “connessioni”, mi pare che spesso trovino spazio nell’emisfero delle necessita’ “fisiche”, soprattutto se non lo si sa interpretare che come fonte economica) ;
      cosi’ come sono sicuro serva aver maturato qualche esperienza piu’ “significativa”, nella propria vita, per scoprire cosa popoli questo “secondo emisfero”, per completarci.
      E magari per indirizzare le notre azioni.
      Per non ridurci a semplici automi.

      Il dilemma, mi pare, si riconduce ancora una volta a “perche’ siamo qua? “

      • Già mi immagino un Dio che, al di fuori da ogni possibile legge e comprensione dell’essere umano, lancia il programma di sperimentazione che, dopo qualche millisecondo, o eone (il tempo là dove siamo non esiste) genera universi e forme autonome di esistenza. Alcune di queste, per una precisa Volontà o per un difetto di programmazione, non importa, sono formate da una curiosa fusione di stati energetici. Materia densa, emozioni un po’ più rarefatte, pensieri più evanescenti, che dopo qualche istante (o innumerevoli ere) iniziano a rendersi conto della propria esistenza e… si pongono domande.
        Hanno completamente “scordato” di essere in realtà pacchetti di bytes, e quindi “sanno” di essere vivi, credono di “essere” ciò che vedono allo specchio.
        Ma non sanno perché sono lì, e a fare cosa
        Né perché si sentono attratti da un lato dalle necessità primarie della materia e dall’altro da quelle altrettanto fondamentali (anche se percepite come secondarie) dello “spirito”.
        Percepiscono le due cose come in contraddizione.
        Poi, Dio vede ciò che ha creato, e incuriosito, manda delle subroutine evolute nel circuito, allo scopo di indirizzare il percorso di questi pacchetti di bytes, di riportarli alla realtà “vera”. Lui stesso.
        Ma questi, così fortemente convinti di essere ciò che vedono allo specchio, negano, rimandano al mittente, si aggrappano a quelle che credono certezze rifiutando quel che vi si discosta.
        Morale:
        Non sappiamo chi e cosa siamo, perchè siamo, e neghiamo fortemente le possibilità che ci vengono offerte di capirlo. Però stiamo male, allora esageriamo con gli alcoolici, le sigarette ed il sesso a pagamento. E scriviamo sui Blog, forse sperando che un milione di cervelli messi in rete ci forniscano delle risposte. Anche se queste non possono arrivare dal cervello.
        Meditate gente. Meditate!!
        P.S. Sono stato troppo criptico??

        • Noooo… solo un filino!!!
          Comunque ti sei dimenticato un pezzo: Non sappiamo chi e cosa siamo perchè siamo.
          Ma chi te l’ha detto che siamo?

    • Mmh… vorrei TANTO ricercare solo sesso, sesso, sesso e cibo.. magari con pause piacevoli alla guida di una Aston cabrio, sulla Corniche di Monte Carlo. E invece sono alla scrivania a rispondere ai commenti del post!! (così non lavoro;-))
      Certo la Natura prevede un “do ut des”, anche per il lupo che deve nutrirsi e propagare ie suoi geni. E l’umano,c he dovrebbe essere un po’ più evoluto del lupo deve fare i conti con altri generi di sbattimento, perchè se è vero che il corpo dell’uomo vive di necessità primarie tra cui il tramandare i geni, c’è anche “qualcos’altro” (c’è??) di meno materiale che deve crescere ed esprimersi. E se lo strumento (il corpo che ci permette di esperire) ne è debilitato (lavoro che compromette la salute), o la mente ne è identificata (sono un impiegato).. Bhè, nonn credo sia possibile.
      P.S. Ma tu che lavoro fai, il capo del personale??!!

  • Perché lavoro?
    Per quanto mi riguarda: per Vivere!!! più dettagli relativi alla mera sopravvivenza…
    Ma con il termine “vivere” non intendo solo avere disponibilità di denaro per fare quello che mi piace, non esattamente.
    Una volta la vedevo così, ma in questo “modo” trascorrevo le ore lavorative in totale sofferenza, non vedevo l’ora di uscirne e, spesso, chiuso l’ufficio, quei pochi soldi che mi avanzavano dopo aver provveduto ad una sopravvivenza dignitosa finivano spesi in qualcosa di assolutamente vuoto.
    Non comprendevo, allora, tutto quel senso di noia durante il tempo libero (malgrado una, seppur modesta, disponibilità economica che poteva essere impegnata in qualche hobby/interesse/svago) e quel senso di insofferenza al lavoro.
    Mi sembrava ci dovesse essere qualcosa di sbagliato, come una dissonanza e, soprattutto, sentivo che stavo perdendo il mio tempo.
    Cercai e cercai e compresi che la sola “attività” che riempiva utilmente le mie giornate doveva essere un “modo” più che un “che cosa”:
    un modo per imparare, per apprezzare; il conseguente cambiamento intimo e benefico che ne consegue e poi di nuovo imparare e apprezzare quanto imparato, quanto appreso, quanto rielaborato e, infine, compreso; in un continuo ciclo di scoperta e arricchimento.
    Quindi, cominciai a cercare qualcuno che potesse insegnarmi ad “imparare” questo “modo”. E, quando trovai quel che cercavo, la mia vita cambiò. Lentamente, certo, con le solite cadute e le inevitabili battute d’arresto. E ancora sta cambiando…
    Ma ora ogni luogo (perfino l’ufficio!!!) ha una valenza più profonda, più piena, Viva insomma.

    P.S.: per rispondere a Veronesi che non perde occasione di punzecchiare (:-)), anche il nutrimento e il sesso possono essere raffinati e appaganti, oppure assolutamente deludenti…
    Dipende sempre dal “come” ci si avvicina a tutto questo. Forse una delle differenze fra animale e uomo è anche questa, che l’uomo può trovare deludente quel nutrimento che per l’animale è sempre e comunque appagante. L’uomo (certo non tutti gli uomini) può percepire una … differenza, perfino nel soddisfare i bisogni primari.

    • Cavolo, Valeria, stavo per scriverti: ma se vivi per lavorare e perdi il lavoro, allora perdi la vita! Ma poi leggendo il resto devo riconoscere che hai toccato due punti nodali, il “modo” per vivere ogni cosa con pienezza, e il fatto che un uomo possa non accontentarsi di quello che per un’animale è appagante, il “come”. Concordo in pieno.

    • Ecco, vedi che la pugna costringe ad entrare nel dettaglio? A mettersi in gioco anche. Per quanto mi riguarda trovo molto bello ciò che dici. Non si può “essere” a intermittenza, anche se devo dire che in certe condizioni, ti trovi proprio a lavorare in ambienti dove la sfida diventa proprio quella di non perdere anche quella minima attenzione.
      Credo però che valga la pena proprio enfatizzare il “modo”. Alla fine siamo noi a dover fare la differenza, e non il contrario.
      E come dice Di Terlizzi, la differenza genera la possibilità di cogliere una presenza. Per quanto mi riguarda è vero!

  • Mi turba molto che non venga compreso che tutto è sesso e cibo. E mi turba che si pensi che io sia una specie di assatanato che passa il tempo nella ricerca di cibo e figa. Non è così. Evidentemente il mio livello comunicativo non era ben calibrato. Vi chiedo scusa. Non importa che lavoro faccio. Ne ho fatti parecchi, credetemi. E molto differenti tra loro. Ma non è questo il punto. Cosa c’è che non sia sesso e cibo? Nulla. Eppure io non cerco queste cose. Cerco la Verità, cerco l’Amore, ma anche la gratificazione, amo quando sento le cellule del mio cervello affaticate, cerco il piacere fisico quanto quello intellettivo, sentimentale, spirituale. Mi scoccerebbe, ma potrei stare anni senza sesso e giorni senza cibo. Non è un problema. Ed anche questo è sesso e cibo. Non posso spiegare a più persone questa cosa se non viene compresa (nel senso più autentico che il verbo “comprendere” esprime) ora e così. Posso solo dire di fermarvi a riflettere sull’evoluzione che quella stramba scimmia ha percorso e come, da allora, abbiamo evoluto i nostri bisogni ed i nostri mezzi per soddisfarli. Comprendere questo, credetemi, è tantissimo. E le differenti branche del sapere corrono tutte incontro a questo concetto. A titolo esemplificativo, l’economia, con la sua ricerca di come ottenere il massimo con il minimo sforzo, non è altro che una presa di coscienza della necessità urlante di sesso e cibo. La crescita spirituale e culturale. Nulla di più asceticamente distante dalla ricerca di sesso e cibo. Ne siete convinti? O forse l’elevazione dell’individuo, questa sete implacabile di Sapere e Verità che giace dentro ogni spirito superiore, dentro ogni Super Io, se preferite, da dove deriva? Non forse da una vocina, da un chip che ci hanno messo nel culo, dal nostro spirito o istinto o DNA o angelo custode chiamatelo come volete che vuole che si diventi il meglio immaginabile per avere più possibilità di tramandare i propri geni e non quelli di altri, per avere l’utopistica certezza che in una lotta evolutiva non sarà il mio vicino di casa che non vale quanto me a salvarsi, ma io, io ed i miei cazzo di geni. E’ un livello troppo interiore perché possa essere elaborato razionalmente da chiunque, eppure…. Mi piace la piega che prende questo blog! Attendo repliche alle quali non mancherò di rispondere.

    • Provo a dirla in un altro modo; tanto per vedere che piega prende questo interessante dialogo: forse non è che tutto è sesso e cibo. Forse tutto è evoluzione e sesso e cibo sono i mezzi, non il fine. Sono nutrimento per ogni essere vivente ma l’essere umano, un po’ più creativo, un po’ più evoluto (speriamo!), fa di meglio: arricchisce questi nutrimenti, li “eleva” per così dire… O almeno gli piace pensare di riuscirci.

      P.S.: Però anche secondo me fai il capo del personale! Il mio mi fa la tira… e nemmeno tanto discreta. Non c’è dubbio che per lui tutto sia sesso e cibo 🙂

      • Ebbene cara Valeria, mi piace come la pensi. Credo che il nostro direttore del personale :)) la intenda in senso lato. Un po’ come è riduttivo considerare l’Eros come fare sesso, e nutrirsi come imbudrirsi (cit. Franz). Sesso come ricerca dell’ Eros, del piacere in senso più ampio, e cibo come mezzo di “sostentamento” del corpo, ma anche dell’emotivo, dell’interiore. In qualunque modo lo si intenda. Poi ci sono i cinghiali a due zampe che invece interpretano il tutto in modo moolto letterale, alcuni riescono ad essere molto comici!

      • Resta da vedere in quale delle due categorie rientri, per lui! Potrebbe essere un cannibale sotto mentite spoglie? 🙂

    • Ecco che spunta il tantricone! Comunque spiegami la differenza tra sesso e cibo, visto che ci sei…

    • uomo. rappresenti un Principio cerca in tè le qualità che ti conpetono, esprimile, penetra con esse …
      non più adolescenti non propio sesso e cibo.
      si può essere più arditi.
      uomini e donne…quanta paura di crescere.
      molto spreco.

      • Bilaterale, my darling… bilaterale…

        • assolutamente …bi…laterale…
          non pensare che non mi metta in discussione…era solo un tentativo (e non rivolto necessariamente a tè ) di conversare con un altro lingua…ggio di argomenti più o meno futili
          mah …tentativo maldestro…
          mon petit..smack!!

          • nient’affatto maldestro. Anche il mio era un tentativo… sobillatore. E poi lo so che di discuti sempre. Anzi… che litighi pure 🙂
            Buona notte, darling!

    • Sono addivenuto a dimostrare in maniera solare, innegabile: la VERITA’ (inconfutabile e incontrovertibile), ho fatto emergere l’Assoluto, la Trascendenza,… fino ad interpretare DIO (superando il “Principio di non contraddizione”). Sono Italiano e, pertanto, mi riferisco a DIO come inteso nella prima enciclica dell’attuale Pontefice: “Deus Caritas Est”.
      Sono classe 1939, ho compiuto 70 anni il 23 u.s., in pensione artigiana (euro 458 mensili) dal 1/2/2004.
      Ho svolto appassionatamente il lavoro di compositore tipografo linotypista dal 1953 al 2003. Sono 50anni, che diventano 80 perché si devono aggiungere 30 anni di lavoro doppio (1963-1993), da autentico operaio stakanovista, sia come dipendente che in proprio da artigiano, per permettermi l’auto, l’amata moglie casalinga e 3 gioielli di figlie, tutte dedite volontariamente agli studi universitari e desiderose di laurearsi. Con mia moglie casalinga, non abbiamo ereditato niente.
      Nell’ottobre 1993, all’età di 54 anni, ho iniziato la ricerca della Verità. Vivo con i sentimenti di DIO ormai dal 1/11/2003.
      Per gli stretti familiari superstiti della famiglia di origine (2 fratelli e 1 sorella) e della famiglia acquisita (2 figlie, di cui la primogenita Valeria è sociologa in Roma dal 1994), sono oggetto di massimo ludibrio e vergogna e, pertanto, relegato a vivere negletto, in piccolo “manicomio privato” di mq 16, per essere ritenuto ‘pazzo’, con decorrenza 2 marzo 1994.
      Per l’Autorità Giudiziaria sono stato giudicato con sentenza del 5 maggio 2006, persona NON IMPUTABILE per “Incapacità d’intendere e volere”.
      Per l’Autorità Sanitaria sono stato definitivamente accertato, in data 29/1/2008: “Invalido civile totale – Codice 06”, con le seguenti minorazioni diagnostiche: “Disturbo delirante della personalità con grave compromissione del funzionamento personale e sociale”.
      Da persona ignorante in informatica, internet, inglese, ho creato dal 1/1/2008 un “DIARIO in Rete” (riassuntivo degli ultimi 15 anni di vita) ma, ahivoi, sembra che a leggerlo, per il 99%, sia soltanto io!…
      In verità, in verità, La VERITA’ è il Summun Bonum per l’intera umanità. Perché ancora, ottusamente, gli uomini maggiormente dotati, in primis, Emanuele Severino, ancora la soffocano erroneamente da stolti?
      Voi tutti, che qui mi leggete, rispondetemi e ponetemi non 1 ma 100 domande sul mio blog, per l’approfondimento del caso, inedito in assoluto mondiale. A che pro? Per risolvere brillantemente tutte le sciagure dell’Italia e, conseguentemente, di tutte le Nazioni.
      Un cordiale saluto circolare

      Inenascio Padidio 🙂 🙂 🙂

      • Egr. Inenascio… tralasciando tutto… cosa che mi sembra la più saggia, dopo aver visitato il tuo sito… mi piacerebbe sapere da dove origina il tuo nome. Voglio dire: é uno pseudonimo, vero?

  • Differenza tra sesso e cibo? Da un lato primordiale, vera radice di questa ricerca spasmodica, poche, forse nessuna. E’ una corsa istintuale, non razionale, verso un sentire forte ed irresistibile che oblìa la coscienza. E’ lo stesso sentire. Nell’evoluzione del sentire, nei secoli, si è dapprima diversificato, poi si è diramato in mille piccole evoluzioni che rendono difficilmente rintracciabili le matrici reali. Comunque anche il rifiuto del lavoro risponde allo stesso stimolo della devozione al lavoro. Così come la scelta di castità risponde allo stesso stimolo del tarriconismo. Buona giornata.

  • Non sbagli. Che cos’è il piacere? Che cos’è il bisogno e che cos’è il desiderio? Prima bisogna definire queste cose. Dunque, il “piacere” ritengo sia una sensazione che il nostro cervello ci fa provare chimicamente, per gratificare determinati input ricevuti che sono Naturalmente “bene”. Scaldarsi quando si ha freddo, mangiare quando si ha fame, etc. a livello base, più nel complesso potremmo esemplificare con l’apprendere un concetto nuovo, soddisfare una curiosità, un bisogno, anche sentimentale, spirituale, etc. Il “bisogno” credo che sia ciò che il nostro spirito, cervello, anima (e mettici quel che le tue idee desiderano) ti chiedono per migliorare il proprio status. Calore quando hai freddo, cibo quando hai fame, una nozione quando ti manca e ne senti la mancanza, una donna, un amico, la scoperta di una qualche Verità, etc. Il “desiderio” è il Sentire di un bisogno preciso. Se siamo daccordo su queste definizioni possiamo approfondire il resto. Che dici?

    • Ora che ho finito di mangiare, bevuto caffè e ammazzacaffè, e aspetto che la segretaria mi….. oops!
      Ora, dicevo, mi pare chiaro che il motore di TUTTO sia la ricerca (istintiva o consapevole) del piacere.
      Fisico, mentale, spirituale, ce n’è per tutti. Nutrirsi dà piacere, fare sesso anche (fare l’amore molto di più), essrere sgamati, astuti “vincenti” gratifica e da piacere. Ci sono vari “livelli” di piacere, dal più grossolano al più rarefatto, ed anche il piacere che ci imprigiona rendendoci dipendenti da cose che magari danneggiano il corpo. Sfidiamo il pericolo perchè così ci sentiamo vivi, e questo ci da in’immenso piacere.
      E poi: “bisogno” è qualcosa di cui non possiamo fare a meno, ma è anche il segno di una mancanza, di un vuoto da colmare.
      “desiderio” trazione verso il voler raggiungere, in tutta libertà.
      Esempio: io ho bisogno di lavorare per colmare il vuoto angosciante del mio conto corrente!

  • Piacere? Molecole nel corpo. Forse bisogna cercare la fonte di tutti i piaceri, il piacere supremo indipendente, che non sia semplicemente una endorfina che vaga per il sistema circolatorio titillando i recettori nel cervello, meccanismo creato per spingerci alla riproduzione ed alla nutrizione altrimenti neanche quello saremmo riusciti a farlo 🙂

    • Infatti. Si tende a confondere gli effetti (le endorfine), con le cause che hanno dato il via ad un processo. Già siamo focalizzati sul livello biologico di tutto ciò che ci accade… basta!
      Quando leggo che l’amore non è altro che una variazione ormonale.. é vero, ma “cosa” l’ha messa in moto? Perchè siamo spinti a sperimentare l’amore, il piacere etc. Non certo perche biologicamente abbiamo bisogno di un più alto livello di ormoni..

  • No. In effetti non per quello. Sopravvivenza di sé stessi e della propria stirpe. Cosa resta di sé una volta estinti? Sicuramente eventuale prole, sul piano fisico. Sull’altro piano?

  • Interessantissimo…. I blogs me li leggerò con vivo interesse. Invece ho provato a ragionare sullo pseudonimo. Innenascio Padidio.
    Inenascio. Inizialmente non mi veniva nulla in mente. Ma poi ho avuto una folgorazione: esiste una possibilità nella mitologia latina, nei racconti di Cicerone, in cui c’era Nascio una dea della nascita e protettrice delle generazioni future. Dovrebbe essere l’evoluzione di Eileithyia, Eileithyiai, o Eleuthia, divinità pre-olimpica. Esiste ad Ardea (Roma) un tempio dedicato a Nascio. Quindi il nome potrebbe suonare tipo “In Nascio” inteso come ciò che è dentro, compreso nella natività. Lo spirito di vita, secondo quanto si potrebbe dedurre dalle radici culturali del personaggio.
    Padidio: ho provato a dividerlo in pad di dio – pad è usato in rete come partner a distanza e quindi partner a distanza di dio. Carino. Non mi pare possa funzionare. Poi ho trovato la radice latina “pes” che si ritrova in “pod” in greco e che viene dal sanscrito “pad” con il significato di “cammino”. Verrebbe “il cammino di dio”. Bello. Molto più convincente(Piede radice pad muoversi). Ma c’è di meglio: dibattere vorrebbe dire «calpestare con intensità». Battere viene da “batuere”, connesso alla radice Pad, da cui il greco pateo (calpesto) e il termine piede. Invitare qualcuno a un dibattito è dunque invitare a farsi calpestare e a calpestare. (fonte: Bologna sette, supplemento a Avvenire del 20/05/07). Tralasciando tutto questo, potrebbe suonare per esempio come “battitore di dio”? Chissà… Forse la seconda è la più esatta. Quindi, riassumendo, avremmo:
    Spirito di Vita nel cammino di Dio. Non male. Interessantissimo, infine, il riferimento a Emanuele Severino, filosofo nato 10 anni prima del personaggio e che in realtà è in fortissima contrapposizione con la Chiesa, per la sua visione del Super Dio e che ha scritto cose assolutamente interessantissime sulla Verità e la ricerca della stessa. Spero che questo delirio possa essere un contributo interessante.

    • Mi è venuto un filo di mal di testa, in effetti… ma… si… molto interessante!

    • Rispondo, con molto piacere, con 4683 battute, all’erudito UMBERTO VERONESI (penso solo omonimo del grande famoso oncologo ateo, registrato all’UAAR, tutto dissennatamente sbilanciato nel partito democratico di W. Veltroni).
      Per questo riporto la risposta al mio precedente commento a STING del simpatico FRANZ:

      « Egr. Inenascio… tralasciando tutto… cosa che mi sembra la più saggia, dopo aver visitato il tuo sito… mi piacerebbe sapere da dove origina il tuo nome. Voglio dire: é uno pseudonimo, vero?».

      Risposta:
      Dopo aver visitato il mio sito «tralasciando tutto» non è «cosa… più saggia» ma più stolta. Egregio FRANZ, ciò premesso, per prima cosa mi complimento con Te per il piacere che provo nel deliziarmi della visione sul Tuo blog de’ «La gnocca del momento»: stupende gnocche! Vorrei riportarle sul mio blog, purtroppo non ci riesco per ignoranza. Godo ugualmente trasferendomi sul tuo blog quando Google mi avverte di nuovo post.

      Passo a soddisfare la curiosità di sapere da dove origina il mio pseudonimo: Inenascio Padidio.

      Concilia con tutta la dotta, eruditissima disquisizione fatta dal VERONESI, a me totalmente sconosciuta. Pertanto ringrazio vivamente per il Suo commento, da me ritenuto affascinante e suggestivo.

      Con lo pseudonimo “Inenascio Padidio” ho inteso rappresentare, virtualmente sul Web, la mia dimensione SOPRANNATURALE di «Uomo psichico “spirituale”», che vivo dal 1/11/2003, dove interpreto il Dio/Padre Trinitario, che è unicamente AMORE. Sono dotato dei 2 attributi di “misericordia” e “onnipotentenza” ma, si badi bene, azzerato in quanto all’attributo divino di “onniscienza”. Qui posseggo il contrario: “onnignoranza”. Infatti conosco, discretamente, appena il linguaggio “napolitaliano”.

      Pseudonimo ricavato da: «In.en.ascio. Pa.di.dio» che si traduce in: «Indotto Enrico Ascione – Pazzo di DIO» a decorrere dal 25/10/1993.

      “Indotto”: nella duplice accezione di aggettivo e verbo participio passato di “indurre”. Il che sta a significare che la “Regia” della mia interpretazione è, inequivoca, dello Spirito Santo, che agisce in ogni uomo/donna esistente. Mia convinzione che mi tiene disinvolto su una vetta vertiginosissima, spensierato da qualsiasi minima preoccupazione. Ho ricevuto, indubbiamente, una “Grazia unica”, incommensurabilmente bella perché a beneficio dell’intera umanità, della quale “Grazia” non mi attribuisco assolutamente alcun merito.

      “Pazzo di DIO” significa che sono “innamorato” follemente di DIO per «Ragione del cuore» che, come ha insegnato Blaise Pascal «La ragione non comprende», ed io aggiungo che è “Realtà” INDIFFERENTE per ogni Religione – INACCESSIBILE ad ogni Filosofia e Scienza.

      “Enrico Ascione” è il mio nome e cognome anagrafico, con cui vivo realmente nella dimensione di comune «Uomo psichico», condannato dai più stretti familiari, dall’Autorità Sanitaria e Giudiziaria Italiana ad autentica «Morte civile» (condanna non comminata neanche ai più crudeli criminali), relegato a vivere in “manicomio privato” di mq 16, privato da oltre 12 anni di un letto per dormire dignitosamente e, dal 2 novembre 2008, addirittura del diritto di poter vedere la TV, pur essendo affezionato utente pagante il canone RAI. Praticamente sono trattato come persona «Interdetta di fatto», privata della «capacità di agire in giudizio».

      Ed è in questa ultima condizione di vita che io intendo far valere il mio DIRITTO GIUSNATURALISTICO, che mi fa divenire “Titolare naturale” (Giusnaturalista perfetto) del DIRITTO SOGGETTIVO ASSOLUTO “erga omnes” che, tradotto in Soldoni, ad esempio, i miei amati connazionali: Sting, Franz ed Emberto Veronesi, mi dovranno corrispondere, per la “Lezione di Sapienza” semplice, impartita al Sovrano Popolo Italiano, dalla fine dell’Anno Santo 2000, l’onorario di Lit. 100 miliardi, usufruendo della ricca franchigia di Lit. 6 miliardi, per garantire il futuro di benessere a tutti gli amati connazionali e loro discendenti. Guarda caso, DIO risolve agli uomini, attraverso il sottoscritto, anche l’immensa attuale crisi economico-finanziaria in atto.

      Se io vi giudico da oltre 8 anni: «Totalmente incapaci d’intendere e volere» e, pertanto, NON IMPUTABILI per palese INNOCENZA, che cazzo mai potete temere da Dio, verso cui io, a mia volta, ritengo di essere IRRESPONSABILE?!

      Infine, egregio VERONESI, hai terminato l’ottimo commento con la frase:

      «Spero che questo delirio possa essere un contributo interessante».

      Non devi “sperare” ma “prendere” e prodigarti a far “prendere atto” che il mio “delirio” salva l’Italia, lo Stato Vaticano e il mondo intero da tutte le sciagure umane, nel bene e nel male. I dettagli sui 2 blog e YouTube/Inenascio. Cordialmente

      Inenascio Padidio 🙂

      • ERRATA-CORRIGE.

        Intervengo ancora sul mio intervento per scusarmi e pregare FRANZ di correggere il grave errore di battitura, che storpia il nome di UMERTO VERONESI.
        Inoltre è pure da coreggere la parola errata “onnipotenza” contenente ripetizione della sillaba “ten”.

        Ancora, nella frase: «“Indotto”: nella duplice accezione di aggettivo e verbo participio passato di “indurre”.» vi è una omissione.
        La frase esatta è: «“Indotto”: nella duplice accezione di aggettivo qualificativo di persona priva di ogni dottrina (in-dotta) e verbo participio passato di “indurre”».

        Tutta la mia gratitudine a FRANZ se vorrà esaudire la mia preghiera di correggere detti miei errori, dovuti alla fretta e all’età anziana.

        Infine, segnalo che è del tutto naturale e comune la reazione di «… un filo di mal di testa,…», che produce la riflessione sulla mia persona, per cui chiunque si fa «Pensiero… che rinuncia a pensare» (cosiddetto pensiero debole da K. Popper, di cui G. Vattimo è la massima espressione in Italia).

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