Scivola

Un altro respiro
appanna il vetro
dietro il quale
scivola la pioggia
 
scivola via copiosa
 
se mi volto
ti vedo dormire
 
non mi sono mai
sentito così solo.
 
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7 Comments

  1. anna ha detto:

    e come se capita….capita di avere lo stesso stato d’animo del poeta…ti garantisco…l’ha avuto anche mio marito…lo so perchè ne abbiamo parlato e ci siamo capiti….e non siamo più soli…Anna

    • Diego ha detto:

      in realtà non mi riferivo alla solitudine o al distacco dagli altri, ma volevo descrivere con una semplice immagine uno stato che a volte mi capita di vivere, più o meno spesso a seconda dei periodi, …uno stato in cui mi rendo conto che in realtà me la sto raccontando…praticamente su tutto e mi ritrovo a dover fare i conti con me stesso, con la vita e anche se credo e sento di non essere mai realmente solo, in questi momenti così particolari a volte inaspettati, non sempre diciamo graditi… mi dico che se voglio crescere davvero forse è meglio che mi decida una volte per tutte ad accettare il fatto che certe “risposte” le posso trovare solo dentro di me….
      Ecco la pioggia che scorre come la vita, il respiro testimonia che sono vivo ed è più reale di mille pensieri e convinzioni, il vetro appannato è lo sguardo distorto e soggettivo che ognuno di noi ha della realtà e tu…amore mio sei lì, ad un passo , basterebbe avvicinarmi a te per cercare conforto …. Ma chi mi dice che non sarebbe una fuga da me stesso? da qualcosa che non voglio vedere? chi meglio di me dovrebbe conoscere la risposta? ogni volta mi dico che non mi sono mai sentito così solo e so che non è ancora abbastanza

  2. Valeria ha detto:

    Diego, ho scoperto ora questo blog…
    La tua poesia mi ha lasciata senza fiato; la spiegazione, anche. Non avrei trovato parole migliori per dirlo di quelle che hai scelto tu.
    Ma… il dubbio successivo è: forse, immaginare che “quel passo” possa rappresentare una fuga da sè stessi (anche se indubbiamente è una possibilità), potrebbe costituire un ulteriore inganno della mente, insomma un eccellente pretesto per non compierlo. E, in questa ipotesi, un’altra fuga.
    Io da questo loop non ne esco… Spero che tu sia più fortunato di me 🙂

    • Franz ha detto:

      In realtà se guardi non è un loop. E’ semplicemente un’oscillazione. Una volta di qua una volta di là, una volta nella mente una nel cuore. Prima o poi queste oscillazioni rallentano e ci si stabilizza. Lavorando su se stessi, si riesce a stabilizzarsi nel cuore, e ad asservire la mente. Ma dopo molta fatica, credimi. E anche dopo, sono cazzi!

      • Valeria ha detto:

        …Condivido tutto 🙂
        Ma, per la miseria, che fatica!!!

        …metaforicamente… immagino una gita in montagna; bel tempo, desiderio di camminare nel bosco, arrivare al rifugio, ammirare le vette, il cielo notturno.
        Anche lo zaino non sembra poi così pesante. E poi lo sappiamo tutti che, dopo la prima fatica, si “rompe il fiato”.
        Ma ad un certo punto qualcosa cattura l’attenzione, un capriolo cucciolo, una fragolina nascosta fra le foglie, un panorama mozza fiato.
        O una rosa, per esempio. Restiamo lì incantati ad osservarla ma, dopo un po’, ci sentiamo combattuti fra il desiderio di afferrarla strappandola a sé stessa (e in questo modo ucciderla) o di restarne a propria volta intrappolati non riuscendo più a muoversi da lì.
        Che fare? Mentre ci sfiniamo con tutte queste considerazioni il tempo passa e la rosa è sempre là, ma noi l’abbiamo già perduta. E’ tardi e dobbiamo rimetterci in cammino. Se avessimo colto l’attimo l’avremmo ammirata, avremmo potuto gioire del suo colore, del suo profumo; più tardi, durante la salita, avremmo potuto portare con noi il piacere di quell’incontro.
        Invece… la mente ci ha strappato all’attimo.

        … Scusa se l’ho fatta un po’ lunga, qualche volta mi faccio prendere!!!
        Grazie per la risposta, che ho trovato illuminante!
        Vale

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