Formaggio avariato (marcio). Okkio a quello che mangiamo.

Oggi sulla Repubblica il terzo articolo (qui i precedenti: 1 e 2) dell’indagine sui formaggi avariati in circolazione europea.

In sintesi un giro notevole di riciclo di formaggi avariati (ma sul serio: muffa, scarafaggi, topi, larve e insetti solo alcuni degli “ospiti” trovati dai NAS), che partendo da una azienda fornitrice dei più importanti marchi a livello nazionale, aveva messo su un giro da 20 milioni di euro annui.

La merda in questione (definita così anche nelle conversazioni telefoniche intercettate dagli inquirenti), finiva mescolata a piccole percentuali di prodotto fresco, per andare poi sulle nostre tavole sotto forma di sottilette, formaggio pregrattuggiato, etc. etc, il tutto grazie soprattutto alla corruzione dei vari esponenti degli organi di controllo.

Evidente che la cosa non può sorprendere.  Quello che invece deve sorprendere, è l’essere ancora vivi con tutte le porcate che ci fanno mangiare.  Di certo quello sopra non è il primo caso di adulterazione nè l’ultimo.

Il prodotto fresco non esiste quasi più. Troppi passaggi nell’epoca della globalizzazione.

Se il latte viene da Cuneo, per andare a Salerno dove c’è l’impianto di pastorizzazione, per poi tornare a Venezia dove c’è quello di confezionamento e poi rimbalzare a Piacenza dove viene lavorato in pasta di formaggio, per poi essere trasportato a Roma dove viene trasformato in sottiletta, per poi essere trasportato a Nuoro dove ha sede il distributore nazionale (passaggi inventati ma verosimili), come cavolo possiamo pensare di avere in tavola un prodotto commestibile?

E poi ci meravigliamo dell’aumento dei prezzi? Ma cazzo! Al costo originario, quanto dobbiamo aggiungere per il gasolio consumato per portarlo in giro, e poi per sofisticarlo fino ai limiti dell’inverosimile?

Quello che arriva sulla nostra tavola, è un prodotto che ha subito tali e tante lavorazioni che non ha quasi più nulla a che vedere con quello che era alla partenza.

Poi non dobbiamo stupirci se ci ammaliamo. Per forza! Noi non ci nutriamo, ci avveleniamo!

(Grazie a Porrima per la segnalazione! )

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1 Comment

  1. […] Tra l’altro la cosa mi incuriosisce parecchio, dato che qualche tempo fa la Galbani fu coinvolta, questa volta come vittima, in un altro scandalo alimentare, quello della Delia, l’azienda di Piacenza che riciclava i formaggi andati a male per distribuirli alle aziende del territorio. Ne avevo parlato in questo post. […]

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