Riomaggiore, cinque terre: lo squallore della sicumera.

Sabato sera. Raggiungo in moto un gruppo di amici a cena a Riomaggiore, nelle cinque terre.

La costiera al tramonto offre uno spettacolo a dir poco impagabile. Nonostante il mare sia brutalmente mosso, tanto da chiudere le spiagge (a Riomaggiore, perchè a Monterosso, ad un tiro di sputo le spiaggie sono aperte), il panorama è veramente meraviglioso. Smotoreggio con calma, godendomi il profumo dei pini marittimi e quelllo della terra del bosco, che l’aria fresca della sera mi porta continuamente addosso, buttando ogni tanto lo sguardo all’orizzonte, fotografando con la vista tutto quello che posso.Ma l’idillio dura poco.

Tre curve e mi fermo: sotto di me il paese di Riomaggiore. Abbarbicato sul fianco della montagna, le case costruite una sull’altra, quasi a reciproco sostegno su una pendenza superiore al 30 %, fanno brutta mostra di sé in un improbabile accozzaglia di colori pastello: rosa pancetta, giallo itterizia, verde latteria (smunto). Un poco sconcertato (me l’avevano descritta come un gioiello), riprendo la rombante e faccio gli ultimi tre tornanti. Prima dell’ultima curva un cartello segnala:

“RIOMAGGIORE

PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA'”

Mi chiedo chi l’abbia deciso, ma proseguo, arrivando all’ingresso del paese. Due passaggi con sbarra e una nutrita, quanto inequivocabile selva di cartelli mi fanno capire che devo abbandonare la moto. Primo problema: dove? Gli unici punti adatti sono un piccolo spazio (già gremito di due ruote) sulla destra, e il parcheggio a pagamento. Vabbè, vorrà dire che spenderò qualche euro. Tempo dieci secondi e l’incaricato del parcheggio mi spiega che la loro assicurazione non copre i motoveicoli, e che quindi lì i suddetti non possono parcheggiare. Un po’ interdetto chiedo informazioni:
“Mi scusi, ma… allora dove la metto?”
Risposta:
“Dove vuole ma non qui!”
Oddio… il solito coglione! Lo guardo negli occhi, realizzando che dietro non c’è nulla, se non qualche sparuto pensiero automatico in cordoglio di sè come una particella di sodio nell’acqua Lete. Nulla da fare. Dialogo impossibile, a meno che non voglia parlare da solo.
Mi guardo intorno e vedo un centauro in partenza che mi fa segno. Mi avvicino
“Io vado, mettila qui. Ci stai?” mi apostrofa. Lo spazio è ridotto ma riesco a depositare la moto. Ringrazio.
“Ma cosa ci fai qui?” mi chiede lui
“Mah… comincio a chiedermelo anche io. Ho un appuntamento a cena con amici.”
Lui scoppia in una risata sadica.
“Enjoy!” Esclama ingranando la prima e partendo.
Rimango a considerare l’ultima parola, con un vago senso di inquietudine, poi mi giro e inizio a scendere verso il paese.

La discesa è ripidissima all’inizio, poi assume l’aspetto di un precipizio. Ai lati le solite case in stile ligure, intonaco scrostato su diversi strati, aspetto malandato, serramenti vicini alla decomposizione.

Alcuni turisti si aggirano per i negozietti, scrutando le solite chincaglierie con occhio semivacuo. Mentre sgambetto in discesa mi coglie l’orrendo pensiero che dovrò ripetere quello stesso quinto grado in salita. E già mi fiorisce l’insulto all’indirizzo dell’amministrazione comunale. Arrivo in fondo evitando miracolosamente di rotolare per la pendenza, e mi si para davanti un muro dall’aspetto lacrimoso, grigio scuro e ricoperto di chiazze di umidità. Due piccoli cartelli indicano a sinistra per la “marina” e a destra per la “via dell’amore”.
Conosco diverse “Marina” che non sfigurerebbero su una “via dell’amore”. Scaccio il pensiero e mi dirigo verso sinistra, giù da una serie di gradini, scendendo per una sorta di catacomba che realizzo essere un sottopassaggio alla ferrovia. I muri ai lati si contendono il titolo di “Mister Umido”, mentre ai miei piedi trovo più residui che in un bar di Madrid dopo le tapas.
Un cartello sulla sinistra minaccia:

 ATTENZIONE!
ZONA VIDEOSORVEGLIATA!

Mi guardo intorno alla ricerca della telecamera, vorrei esprimere a gesti il mio sentire… ma non ne vedo una. O è ben dissimulata, oppure è riuscita a fuggire.
Finalmente sbuco sulla marina. Carcasse di vecchie barche da pesca, in diversi stadi di quiescenza, e qualcuna forse ancora attiva. Un minuscolo porticciolo che in quel momento sembra voler soccombere alle ondate che si infrangono sul frangiflutti in pietra. Ai lati le ultime abitazioni, sviluppatesi inevitabilmente in altezza. Il solito spettacolo di degrado e indiscutibile sporcizia, i panni stesi qui e là alle finestre, l’occlusione e la pesantezza generale mi fanno di colpo trovare nel più verace basso napoletano. Ci manca giusto Mario Merola e siamo a posto.
Inverto la marcia, risalgo verso il bivio e mi dirigo verso la “via dell’amore” dove ho appuntamento.
Percorro qualche decina di metri in una specie di tunnel che costeggia la ferrovia. Sopra di me un “soffitto” formato da plexiglass azzurro ripiegato a  volta, alla sinistra delle specie di composizioni a mosaico inidentificabili, forse realizzate dai bambini delle elementari. Il caldo è soffocante, nonostante si sia al tramonto. Sbuco nella piazza davanti alla stazione ed un grosso cartello informativo mi spiega che quello che ho appena attraversato è un “percorso multimaterico” allegorico, realizzato non so da quale artista (?). Mi si inarca il sopracciglio. Ho fame e quindi proseguo, cercando di scacciare gli inevitabili interrogativi. Raggiungo il locale dell’appuntamento che non citerò per carità di patria. Alcuni tavoli “prenotatissimi”, e quello dei miei amici. Una terrazza a picco sul mare, con vista anche sulla stazione, mi offre un tramonto dietro le nuvole, in un colore rosso acceso. Tremendo il contrasto, tra la bellezza della natura e lo squallore dell’uomo.  Gli amici mi spiegano il funzionamento del locale. Seguo le istruzioni. Vado al banco/reception, dove ordino. Un piatto di affettati, uno di formaggi, uno di acciughe e una bottiglia di vino rosso. Totale materie prime, indicizzato al tasso di inflazione previsto per il 2010, moltipliato per dieci perchè voglio essere largo: 5 euro per il vino, quindici euro per il resto.
Il conto: 48 euro. Rimango cerito. Il dilemma è se chiamare la finanza, o mandare a fare in culo i gestori, ma soprassiedo per amor degli amici, evidentemente in condizione armonica. Il proprietario mi mette in mano una piccola copia commissione:
“Torni tra dieci minuti, ed è tutto pronto.”
Fumando dall’interno attendo. Dopo dieci minuti mi ripresento. Per quello che ho pagato mi aspetto un cinghiale a fette, un intero caseificio, e una balena sott’olio. Invece mi ficcano in mano due minuscoli taglieri, in cui affettati e formaggi affrontano il calvario della solitudine, e un piatto con sette esoterici filetti di acciughe, elegantemente disposti quasi a guisa di trofei di pesca (ma sono frschissimi, non di certo le solite acciughe in salamoia!). Ripenso ancora agli amici ed evito di esibirmi in un olimpionica performance di lancio del disco.
La serata trascorre piacevolmente (la mia bottiglia è la terza, e siamo in sette), e nel chiaccherare scopro che la via dell’amore è una romantica passeggiata che si snoda lungo la scogliera, per cui viene richiesto un ticket d’ingresso da cinque euro. No comment.
Dopo qualche tempo mi accingo a tornare. Mi chiedo se non ci sia un qualche mezzo per risalire fino al parcheggio, e scopro che esistono due navette con quello scopo. Mi fermo per un caffè, in attesa. Al caffè si aggiunge un gelato, poi un altro caffè. In tutto questo tempo (circa mezz’ora), vedo salire la navetta una volta. Capisco che potrei invecchiare nell’attesa, e parto a piedi. Mentre arranco arrampicandomi per la salita, nel mio stomaco le acciughe si esibiscono in un torneo di carving, affiancate dalle fette di formaggio in stile majorettes, ed incitati dal prosciutto che fa la ola. Quando arrivo alla moto quasi mi tocca la sala di rianimazione.
Mentre parto non posso fare a meno di pensare che se questa specie di trappola per turisti idioti è veramente patrimonio mondiale dell’umanità, allora non c’è proprio scampo. Per nessuno.

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18 Comments

  1. Sting ha detto:

    Vero verissimo!! Sono anni che dico a tutti quelli che conosco di DIMENTICARE locali e località dove le bellezze architettoniche o paesaggistiche, sono solo un’alibi per scuoiare ignari visitatori. E dire ai gestori dei suddetti locali, prima di uscire, che 1° la nostra faccia non la vedranno certamente più, e 2° che ci daremo da fare per dare loro la pubblicità che si meritano, come hai fatto anche tu caro Franz!
    BEN FATTO

  2. sandra ha detto:

    Caro Franz grazie per avermi fatto ridere di cuore ma…lascia che spezzi una lancia a favore di questa terra che ben conosco perche ci sono nata e ci vivo tuttora. Per tanti versi una terra difficile, una lingua sottile posta tra i monti e il mare dove non c’è spazio per nulla, se non per lanciare lo sguardo e perdersi…laggiù…verso l’orizzonte….Qui non si passeggia, ma ci si arrampica, non si scende, ma, come dici tu, si rotola!Non si sa dove parcheggiare la moto, figurati la macchina!Tacchi a spillo solo nelle occasioni speciali, dove si cammina poco. Lo sanno bene i tedeschi che, amanti da sempre della Liguria, scendono qui con zaini e scarponi. Non si va alla spiaggia col pareo, ma si sceglie uno scoglio con acqua minerale e panino al seguito.Qui la tecnologia rallenta, incespica tra le rocce e l’aria salmastra che corrode tutto. Riomaggiore, ultimo baluardo del promontorio delle Cinque Terre, ha conosciuto l’elettricità da pochi anni e lì da poco c’è campo per il cellulare.Guardando a monte, i muretti a secco tagliano le terrazze dove l’uomo è riuscito a coltivare.Questa terra, così impervia e difficile, la capisco, mi rassomiglia.Eppure, tornando dalla Padania, passati i Giovi,sembra che qualcuno accenda la luce, è lo specchio del mare…E’ vero, quando siamo innamorati è meraviglioso qualsiasi posto, ma nell’attesa di rinnamorarsi ancora quel salire in alto e sentire odor d’infinito, credimi, aiuta.

  3. franz ha detto:

    Se per te l’odore del gas di scarico delle navette ferme in cima alla salita, col motore acceso perchè gli autisti possano stare in aria condizionata è odore di infinito…

  4. the_highlander ha detto:

    Le cinque terre… io abitavo a Rapallo, ed un bel giorno mi chiama una mia amica americana e mi dice “I am in Monterosso! very cute everything is so small!” (Sono a Monterosso che bellino tutto così piccolo!). Siccome sono un ragazzo sensibile, amante della bellezza della natura le dico di aspettare che l’avrei raggiunta per cenare insieme.
    Lanciatissimo, armato di moto “Honda Dominator” con monocilindro (non credo che la mi arrivasse ad un cilindro intero comunque) parto ignorando mio padre che mi fa notare che Monterosso è leggermente lontanuccio e, visto l’ora già tarda, che sarei arrivato un po’ tardi. Insensibile a queste quisquilie parto via, … dopo mezzora di autostrada ed altrettanto massaggio al deretano dovuto al suddetto monocilindro, esco dall’autostrada e comincio a fare strade con tremila curve, dicendomi “alla prossima sono arrivato”… si, come no. 30 minuti dopo la temperatura era calata bruscamente (sarebbe più giusto dire che non mi ero coperto a dovere), il mio deretano mi consigliava di cambiare moto, la strada era buia ed invece di scendere saliva, il serbatoio mi rammentava che l’autonomia era limitata… credo di aver sentito ululare dei lupi anche (o forse era il mio stomaco)…. mi vergogno dirlo, ma ho fatto dietro-front e sono tornato a casa… da quel giorno vado alle cinque terre in treno…

  5. Franz ha detto:

    Carino il resoconto… però tengo a precisare che non ho nulla contro le cinque terre. E’ proprio Riomaggiore che mi sta sulle palle!

  6. luca ha detto:

    CARO TESTA DI CAZZO!!!Per quanto bene ti voglia devi smetterla di andare in giro a farti pettinare soldi da accattoni mascherati da grandi ristoratori che hanno la “fortuna” di avere un bacino di utenza pressochè infinito e di te se ne possono sbattere…certi posti andrebbero visitati solo in bassa stagione,quando quella stessa gente pur di avere due coperti in più si figurerebbe di darti anche le figlie per dolce…Quella che hai visto non è professionalità…l’essere RISTORATORI,vuol dire essere sempre cortesi(anche quando i Coglioni Navigano per terra)…essere attenti e precisi..ogni giorno i ristoratori sono sotto esame…come voglio sperare anche gli altri settori(ma è una mia Pura utopia)…indi viva la CORTESIA,la professionalità e l’amore per se stessi e per gli altri.NB:NOTA DI MERITO AL MOTOCICLISTA CORTESE….SALUTT!!!

    • franz ha detto:

      Per “CARO TESTA DI CAZZO” intendi il frenetico aumento del costo dei pene-cefali? No perchè se è solo per questo per te non c’è prezzo che tenga!
      Io non ho visitato quel posto. Mi ci hanno trascinato a forza! Cazzo! E comunque me la sono meritata!

  7. luca ha detto:

    non sapevo che avessi acquistato all’asta il sistema di navigazione di Supercar adattato per la Harley…..mi auguro che almeno tu gli abbia cambiato nome e voce…KitT faceva cagare e la voce ti faceva venire voglia di andare Sì al mare…ma dentro però..con tutto il mezzo….Homus faber fortunae sue…Moto Anche…

  8. Chiara ha detto:

    … La tua descrizione è veramente drammatica..
    Posso giusto darti ragione per il parcheggio che è un problema.
    A Rimaggiore ci vado almeno un paio di volte l’anno e non mi è mai sembrata così terribile come la descrivi tu.. non è che sei una di quelle persone che esagerano..
    .. e non hai visto la spiaggia…
    Comunque stasera ci torno e domani spero di nuotare tra i pesci in un mare dalle molte sfumature come ho fatto la settimana scorsa, quando sono stata lì per ben 6 giorni.

    • franz ha detto:

      Ciao Chiara.
      Parlavo solo del paese. La spiaggia… beh, circa due anni fa ci sono andato ma non l’ho vista perchè era sommersa di corpi, questa volta invece era sommersa da una mareggiata violenta; questione di sfiga!
      Non avendola mai vista quindi, non ho idea di come sia, e quindi nemmeno motivi per dubitare delle tue parole.
      Kisses

  9. Ricky ha detto:

    Ciao Franz, complimenti per il tuo resoconto. Io sono spezzino, eppure a Riomaggiore ci sono stato una volta sola in vita mia per non tornarci mai più. Le cose che hai scritto non mi stupiscono per niente, dal momento che quel paese è noto per la solerzia della sua polizia municipale nell’elargire multe per eccesso di velocità nella strada che passa sopra il paese, dove c’è un incredibile limite di 50 km/h laddove le abitazioni sono frequenti (per usare una metafora da te già usata) come le particelle di sodio nell’Acqua Lete. Ogni tanto faccio un salto sulla strada (nel paese MAI!) per vedere se hanno escogitato qualche nuova posizione, qualche nuovo stratagemma per fotografare auto e moto di passaggio. Grazie al tuo post ho scoperto che codesta linea di condotta è tenuta anche all’interno del paese…buono a sapersi. Se ti interessa, qualche tempo fa ho realizzato un reportage sull’autovelox di Riomaggiore, che puoi trovare a questo indirizzo: http://granatavero.splinder.com/post/11984676
    Ho due richiesta per te:
    1) potrei riportare il tuo reportage sul mio blog (ovviamente citando e linkando?)
    2) Perchè non scrivi il nome del locale? Conoscerlo sarebbe utile per tutti quelli che passano di qui per fare le dovute considerazioni…
    Ciao e complimenti per il blog, hai conquistato un lettore!

    • franz ha detto:

      Ho visto il tuo di blog. Molto illuminante. Mi piace. Ergo ti metto nel blogroll. Poi mi hai fatto venire in mente un’idea perversa ma te ne parlo per mail diretta.
      Per il nome del ristorante, fa nulla. Sarà per un’altra volta-
      Pubblica riporta pure quello che vuoi. Non devi nemmeno chiedere.
      Grazie di tutto

  10. bruno mezzogiorno ha detto:

    Belin! ma vi siete drogati prima o dopo?
    Sapete di cosa state parlando?
    <di uno dei posti più belli del mondo.
    Ma sono d’accordo con voi. Siete troppo teste di cazzo per andarci… NON ANDATECI… NESSUNO PIANGERA’ LA VOSTRA MANCANZA…

    • franz ha detto:

      Carissimo bruno,
      il fatto che io mostri indulgenza verso Luca, non ti deve trarre in inganno.
      Comunque, come si suol dire, ogni scarrafone è bello per mamma sua. E di scarafaggi si sa, i posti di mare sono pieni.
      Saluti.

  11. loretta ha detto:

    è vero quello che scrivi, aggiungerei: gente del luogo poco disponibile. ufficio informazioni della stazione di riomaggiore,con parte del personale poco qualifcato e assolutamente restio a dare informazioni dovute rifilando ticket totalmente inutli.
    FATE ATTENZIONE! colazione al bar euro 7,00 ( n°2 cappuccini e n°2 paste vuote), parcheggio quasi obbligatorio dentro
    il paese e 10 euro al giorno.