Pausa sorriso: un vero duello con la spada laser?
Negli States è una mania. C’è gente che si allena con spade di legno per settimane, per poi montare video come questo. Estremamente ben fatto, direi, considerato che non c’entra Industrial Light & Magic ma è tutto fatto in casa.
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Un movimento
Come si fa a non venirne continuamente travolti, a trovare un’oasi di pace dove tutto si placa, dove la mente si espande e si calma come un limpido mare?
È tutto così doloroso eppure così bello, infinitamente bello…
Se dal centro di una galassia fosse possibile esistere e stare immobili ad osservare quella miriade di luci, quella infinità di punti luminosi che accende la notte, e seguire con lo sguardo il loro lento muoversi circolarmente, come un fiore che si espande durante un lungo inspiro, un’orchestra di luce e movimento, che illumina miriadi di mondi, che nutre ogni essere, ogni più piccola vita che questi mondi ospitano, quale fortissima traenza produrrebbe tutto questo, quale irresistibile desiderio di venirne travolti, inghiottiti, divorati.
Ed è un momento; l’attenzione si posa lì, all’esterno del nostro essere, e come per effetto di una potente forza centrifuga, si viene immediatamente catturati finendo in periferia di se stessi.
Piacere e sofferenza si mescolano, si alternano, danzano in una sinfonia di note e di colori.
…Ma com’è dolce naufragare in questo mare…
Eppure, dopo un lungo peregrinare durante il quale si è dimenticato il nucleo, il centro, il proprio cuore, riflessi in mille specchi colorati, in uno di essi si potrebbe per un istante, per un puro caso, incontrare la propria immagine e, pur senza riconoscerla, percepire un sapore diverso. Un desiderio nuovo può allora fare breccia, una speranza di trovare la via maestra si fa strada, ma non si sa per dove andare, ne perché, ne esattamente cosa si va cercando.
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Quando una foto vale. Cristophe Gilbert
Questa tra le foto in un post di Julius Design mi ha particolarmente impressionato. La trovo bellissima. E’ di Cristophe Gilbert.
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Credo che questo però sia fondamentale!
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Tecnologia interiore e meccanica motoria: lento è preciso, preciso è veloce.
Qualunque sequenza di movimenti, se ripetuta un numero sufficiente di volte, viene memorizzata e attivata successivamente senza più bisogno dell’intervento cosciente in ogni singola fase.
E’ il principio di qualunque addestramento fisico, marziale, militare o ginnico. O anche lavorativo, come nel caso del video seguente:
Questo è quello che ritengo si possa definire un caso di “addestramento volontario del centro motore“. La ragazza infatti, intervistata, ha dichiarato di essersi accorta che l’atto meccanico della timbratura poteva essere velocizzato apportando piccole modifiche ai movimenti ed è arrivata così ad eseguire quel singolo movimento ad una velocità impensabile per altre persone.
Ma il centro motore può anche diventare una brutta bestia! Se in fase di acquisizione della sequenza motoria si commette un errore e lo si ripete, anche questo verrà memorizzato e successivamente, diventerà molto arduo convincere il centro motore a cambiare la sequenza.
Ecco perchè è molto importante, quando si apprende un nuovo movimento per noi importante, farlo dapprima molto lentamente e con la maggior precisione possibile.

Successivamente, quando la sequenza sarà perfettamente archiviata nel centro motore, sarà possibile aumentarne la velocità quasi a piacere, sempre tramite la ripetizione aggiungendo però una consapevole azione di accelerazione.
Ecco perchè, come dice lo sniper protagonista in Shooter addestrando il suo amico all’arte del tiro di precisione,
“Lento vuol dire preciso, preciso vuol dire veloce“
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Provato Firefox 3.5: è una scheggia! Buttate Explorer nel cesso e tirate la corda!
L’uscita ieri di Firefox versione 3.5 mi ha fatto di nuovo venire voglia di provare questo browser, che da qualche mese avevo abbandonato in favore di Chrome, più leggero nell’uso della RAM e un po’ più rispettoso del processore.
L’ho installato un po’ scettico ma… ho dovuto ricredermi!!!
Il rendering viene eseguito a una velocità infernale, anche nei casi di pagine di grande complessità. L’unica cosa che può rallentare la pagina è la massiccia presenza di elementi multimediali provenienti da altri siti, magari di quelli che si fanno un po’ desiderare (tipo YouTube, per intenderci). Ma in tutti gli altri casi la velocità è eccellente.
Nessun problema Javascript, nessuna menata Activex, semplicemente il sito visto subito senza attese strane. Per non parlare del supporto HTML 5 che per tutti gli altri è una chimera. La pagina viene renderizzata alla perfezione, nessuno strano arrotondamento dei caratteri, nessuna incertezza nel posizionamento degli elementi.
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…ovvero come fare una figura di merda!
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Partendo con con Dominic Frasca
Commuovendosi arrivati a Glenn Roth
Finora non avete visto nulla… cliccate qua sotto e beccatevi gli altri quattro!!!
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Passaporto elettronico e impronte digitali: verso la dittatura a grandi passi.
Agli inizi di uno dei suoi mandati Berlusconi aveva proposto una schedatura di massa delle impronte digitali ma fortunatamente la proposta era stata cassata alla grande.
Andata buca ai tempi, il governo ha trovato il modo di attuarla ugualmente in modo più subdolo: con il passaporto eletttronico. Vedi questo articolo del Corriere.
Per entrare negli Stati Uniti oggi il passaporto elettronico è d’obbligo, ma è l’unica nazione. In tutte le altre il tuo bel passaporto normale va benissimo. All’interno della UE addirittura basta una carta d’identità qualsiasi.
La schedatura delle impronte digitali quindi (attuata per ora solo in Italia) non solo non è obbligatoria ma non è neppure contemplata da nessuna parte. Persino negli USA, paranoici sulla sicurezza (oltre che idioti ma questo è un altro paio di maniche), il passaporto elettronico non prevede obbligatoriamente le impronte digitali.
Ma da oggi, in Italia, si. E guarda caso il governo, con una coda di paglia da paura, fa sapere che:
“le impronte verranno conservate per il tempo strettamente necessario all’espletamento delle pratiche e cancellate dagli archivi entro una settimana”
Si… e io sono Babbo Natale!
Signori, preparatevi ad un futuro di merda. Perchè se per caso queste impronte venissero in qualche modo trafugate, è inutile dire che non serve Tom Cruise» in Mission Impossible per farne un calco e lasciarle sul luogo di un qualsiasi crimine. Ipotesi questa che, considerato il livello medio di incompetenza di chi si occupa di queste cose nel governo, mi risulta molto più che probabile. Anzi, quasi certa.
Considerato che le intercettazioni (illegali) finiscono spesso sulle pagine dei giornali, perchè dovrebbe essere infatti meno facile trafugare un’impronta digitale?
Per non parlare poi dell’eventuale perdita del passaporto in questione; chi lo ritrovasse avrebbe in mano anche le nostre impronte.
E che non me la vengano a menare dicendo che sono codificate; non ci credo neanche morto e, quand’anche, sono pronto a scommettere che l’algoritmo di criptografia sarebbe il più idiota possibile, così che anche il più incompetente degli informatici sarebbe in grado di bucarlo.
Ma al di là di queste semplici considerazioni, qualcuno ha mai visto Gattaca» ? E’ uno dei film meglio fatti su un futuro in cui il governo (ormai una dittatura mondiale), controlla tutto e tutti con l’analisi del DNA. E lo fa rendendo obbligatoria questo tipo di identificazione praticamente ovunque.
Quindi, prima impronte obbligatorie sul passaporto. Poi magari per accedere al conto corrente. E poi, perchè no? Al casello dell’autostrada, per connettersi a Internet al posto della password, per pagare le bollette, per essere assunti, per andare al cinema, per usare il bancomat o la carta di credito…
Sono stato chiaro? Va sempre peggio… sempre peggio!
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A quale scopo?
Da bambina desideravo volare ma non su un aereo; cosa che in seguito ho anche fatto, come quasi tutti noi, ma mi sembrò non molto diverso dallo stare in autobus, o meglio sul torpedone di Linus.
Mi sarebbe piaciuto volare in elicottero. Lo desiderai al punto che un giorno ne chiesi un modellino in regalo a mia mamma.
E lei me lo comprò. Io ci giocai fino a doverlo archiviare per usura!
Che cosa mi affascinava tanto? era una questione di geometrie. Certo allora non avrei saputo usare queste parole per dirlo, ma mi piaceva immaginare i paesaggi che ero abituata a vedere da terra da un’altra angolazione e distanza.
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E se non bastasse a chiarire il concetto di “insieme”, beccatevi il corpo di ballo al completo!
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Dalla padella di Berlusconi alla brace di chi?
Lo stillicidio di notizie su Berlusconi sta da oltre un mese spaccando in due, oltre ai maroni, anche il mondo politico, economico, informativo e dell’opinione pubblica. La stampa estera, che da tempo ama criticare l’Italia (un anno fa si trovava questo articolo sul Guardian), ci sguazza con articoli di tutti i tipi.
Senza entrare nelle vicende di questi giorni, cito e condivido due passaggi della lettera di Cossiga pubblicata sul Corriere:
“…Ritengo che i giudizi sulla vita privata di una persona che non attengano alla funzione pubblica esercitata - e in particolare la vita eufemisticamente chiamata «sentimentale» ma più esattamente «sessuale» - debbano essere distinti dai giudizi politici.”
“ È vero che una coincidenza è solo una coincidenza, che due coincidenze sono un indizio e che tre coincidenze possono essere una prova.”
Parimenti tuttavia ritengo che la vicenda stia assumendo risvolti inquietanti, vedi l’incendio doloso dell’auto di Barbara Montereale.
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Provo a svolgere una traccia della maturità. Chissà che voto prenderei?
A quanti è successo di sognare (in un incubo, mediamente) di dover rifare l’esame di maturità? A me parecchie volte e dato che siamo in periodo, ho pensato di esorcizzare in qualche modo questo incubo. Ho dato un’occhiata alle tracce per la prova di italiano e ne ho scelta una, quella sulla creatività» .
Provo a svolgerla. Chissà quanto prenderei?
Svolgimento:
Per iniziare con una minima nota polemica, indicherei come estremamente restrittivo l’ambito indicato nella traccia per la dimensione del termine creatività. Creatività è un sostantivo, un termine il cui significato deriva dal sanscrito Kar-ati, ovvero fare, produrre un effetto.
L’atto creativo implica quindi la produzione di un effetto a partire dall’essere se stessi causa dell’effetto stesso. L’ambito indicato in traccia risulta quindi estremamente restrittivo nel relegare la creazione all’inedita quanto efficace soluzione di un problema. Questo tuttavia offre spunto proprio per la dimostrazione di quanto indicato, ovvero la limitatezza concettuale del termine. Limitatezza che non si esplica solo nell’ambito giovanile o italiano ma che ritengo possa abbracciare l’intera umanità.
La convinzione di poter creare, radicata generalmente nel mondo artistico, quand’anche derivante da dimensioni di superiore comprensione di lavori scientifici (la creatività nelle scienze matematiche applicate alle frontiere conoscitive, ad esempio) sarebbe a mio avviso da sfatare.
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A Milano la Asl vieta le lezioni di educazione sessuale. Vai con la Pubblicità Progresso.
Leggo questo articolo e mi ribalto sulla sedia, ringraziando Ilia per la segnalazione prima di toccare malamente terra.
Poi ci vengono a rompere i coglioni con le statistiche su quanto siano ignoranti i minori sul sesso. Ma cosa ci sarà mai di male nell’educare un giovane all’attività sessuale? E poi il limite di età: sedici anni per poter avere l’educazione sesuale a scuola. A sedici anni i nostri ragazzi per la maggior parte potrebbero salire in cattedra e spiegarcene almeno due o tre sul sesso.
Gridiamo allo scandalo quando un’inchiesta denuncia che la maggior parte dei ragazzi under venti usa come profilattico la coca cola o tre bicchieri di whisky, oppure che le malattie sessuali sono in impennata tra i giovanissimi a causa della scarsa conoscenza delle più elementari pratiche igieniche e poi andiamo a togliere l’educazione sessuale dalle scuole.
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Il silenzio è d’oro. No, è l’oro che è fatto di silenzio.
Nella vita umana ormai il rumore è il re.
Il rumore che abbiamo in casa, quello del vicino che passa l’aspirapolvere, quello dei mezzi in strada. E quando proprio non c’è nessuno di questi, il rumore delle nostre parole. Un rumore che non cessa mai, neppure quando siamo da soli e lontani da occhi indiscreti parliamo da soli.
E se riusciamo ad essere così castrati da non riuscire a fare nemmeno questo, il pensiero non ci abbandona mai. Quella chiacchera continua della nostra mente, che ci tiene compagnia anche mentre la nostra presunta consapevolezza sfuma nel sonno.
Il rumore è un sottoprodotto dei nostri anni, della tecnologia e del pensiero organico. Qualcosa che ci ha talmente accompagnato fin dalla nascita che ora non possiamo più farne a meno. Piuttosto che niente accendiamo la televisione, la radio, l’MP3.
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Voluttà.
Un raggio di sole filtra dalle persiane accostate, la penombra avvolge la stanza ricoprendola e isolandola dai rumori usuali della vita che scorre all’esterno. L’arredamento liberty conferisce all’ambiente una qualità raramente percepibile nella quotidianità delle abitazioni solitamente frequentate.
Entrando, l’ospite viene attirato dall’imponente tendaggio che protegge dalla vista esterna l’ampia porta finestra che conduce al terrazzino adornato dal parapetto in ferro battuto, finemente cesellato a mano fin nei particolari più minuti.
Nella parete opposta al punto luce, trionfa il cassettone a sette scomparti, la struttura del manufatto è un elogio alla manualità di questi artigiani che sapevano trarre dal grezzo l’anima nobilissima di questi pezzi unici. L’armadio, importante nell’espressione visiva, solido al tatto, si rivela perfettamente funzionante all’uso: gli sportelli, pur massicci, si possono manovrare con la pressione di un dito tanta è la perfetta equilibratura e scorrevolezza dei cardini; ma il pezzo forte è il letto matrimoniale, ampio, alto come a sollevarsi dal pavimento, quasi a significare l’isolamento positivo e la pace che i fruitori di quell’alcova potevano ritrovare nel momento dell’abbandono totale.
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Oddio! Megan Fox… che patata bollente!
Come sulla settimana enigmistica: senza parole!
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L’anonimato sul web non esiste. Se non per pochissimi.
Oggi mi è arrivato un trackback ad un vecchio articolo, riferito alla richiesta da parte di più governi di togliere l’anonimato dal web.
Lavorando nel settore da qualche anno ritengo doveroso far chiarezza su questo argomento. L’anonimato sulla rete è una chimera. Il fatto di essere anonimi o meno dipende solo da quanto elevata sia la motivazione di chi cerca l’identità di un internauta e parimenti da quanto elevata sia la conoscenza di internet da parte di chi vuole rimanere invisibile.
Quando si naviga, occorrono alcune cose da cui non si può prescindere: un essere umano, un computer, un browser, una connessione a internet. Tutto il resto può esserci o meno, ma questi quattro elementi rimangono.
L’essere umano tecnologico può appartenere fondamentalmente a tre razze: quella normale, quella che crede di sapere e quella che sa. L’80% dei navigatori appartiene alla prima. Il 19,8% alla seconda e solo lo 0,2% alla terza. Di quest’ultima parte, la percentuale di chi ha conoscenze realmente utili a mantenersi in ombra non è praticamente misurabile. Gli altri tre elementi sono funzionali alla razza in esame.
Quando si naviga in rete c’è una serie di parametri che consentono l’individuazione dell’utente. Il fatto di andare a cercarli oppure no dipende esclusivamente dalla motivazione per farlo. L’anonimato quindi è garantito esclusivamente e proporzionalmente al disinteresse che esiste nell’identificazione dell’utente, tranne che per quella percentuale dello 0,2% di cui sopra, che realmente è quasi impossibile da rintracciare se non con immensi sforzi.
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Montagna. Un’immagine
È interessante osservare d’estate la nuda pietra della montagna dolomitica che, immobile, si inserisce come un antico testimone fra la macchia verde di larici e abeti e il cielo azzurro intenso, tinto qui e lì dal candore immacolato di qualche nube di passaggio.
Se c’è una particolare zona montuosa dove amiamo recarci di frequente, al rinnovarsi di quell’incontro scorgeremo sempre i medesimi avvallamenti, gli stessi canaloni, le solite creste dalla forma irregolare e immutata.
È un incontro, quello con le vette, che ci rassicura ad ogni occasione poiché le ritroveremo del tutto inalterate, solide e altere, maestose, possenti, in un mondo nel quale, invece, ogni cosa è in continua evoluzione.
Gli alberi non sono più quelli, il bosco ha già preso forme leggermente diverse, la “regina dei boschi” ormai è un ricordo lontano (nome che fu dato all’abete più alto del bosco; superava in altezza gli altri così tanto da essere ben visibile anche in lontananza). Fu colpita da un fulmine in una notte impietosa durante un violento temporale.
Distogliendo da lì lo sguardo per rivolgerlo alla vallata, esso si perderà presto nel ricordo di bambini diventati adulti, adulti diventati anziani.
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