L’ultima volta Air France l’hanno affondata senza pietà. Adesso che le cose vanno peggio e Alitalia ci costa quelle nonsoquantecentinaiadimigliaia di euro al giorno, solo perchè esiste, Air France invece andava bene.

Una volta in più i sindacati azzoppano l’economia italiana.

Questa istituzione obsoleta e dannosa, mantiene il suo potere solo grazie alla solita, fottuta ricerca della sicurezza. L’italiano medio sta ancora alla ricerca del “posto sicuro” dello “stipendio fisso”. Provate a licenziare qualcuno perchè non produce, e danneggia la vostra azienda. Un attimo e vi ritrovate il sindacalista di turno sull’uscio, ringhiante e sbavante rottweiler.

Ovunque nel mondo, se non lavori non ti pagano. Tranne che in Italia, dove l’assistenzialismo la fa da padrone, e una volta che hai un contratto a tempo indeterminato con qualcuno, puoi tranquillamente sbattertene, perchè al minimo del tuo impegno nessuno ti potrà mai sbattere fuori. La cosa magari va bene per il tuo mutuo, ma per la tua azienda è un’autentica palla al piede. Se trovano uno che va meglio di te non lo possono usare al posto tuo.

E’ inutile che poi si gridi allo scandalo quando le aziende usano i tutti i trucchi e le scappatoie per non assumere le persone. Quando un’assunzione diventa un salasso più che un investimento, se il mio scopo è fare soldi (e questo DEVE essere lo scopo di un imprenditore), farò di tutto per evitarlo, dove possibile.

E se l’azienda che ti paga lo stipendio non può fare nulla per togliersi di torno chi non la fa crescere, alla fine chiuderà i battenti, e tanti saluti anche al tuo posto fisso.

Il sindacato aveva originariamente una sua ben precisa motivazione all’esistenza: difendere il lavoratore dal sopruso e dalla vessazione, ben presenti in quei tempi, attraverso il coordinamento e la conoscenza delle leggi.

Oggi i sindacati sono diventati un’istituzione politica, responsabile dei contratti a livello nazionale (che poi non valgono nulla perchè le uniche retribuzioni che li seguono sono praticamente quelle del settore pubblico, e le ONLUS perchè gli conviene assai), e la cui unica preoccupazione è quella di conservare il posto di lavoro a chiunque ce l’abbia già, a dispetto.di qualunque evidente buon senso commerciale.

L’Alitalia è una compagnia completamente andata: costi stellari, esuberi di personale, sprechi in ogni angolo (a partire dallo stipendio dell’amministratore delegato, Giancarlo Cimoli, pari a 2 milioni e 786mila euro l’anno nel 2006). Salvarla per ego nazionalista è semplicemente idiota. Buttiamola nel cesso, faciamone un’altra, mettiamoci a capo una classe dirigente che sappia fare il suo mestiere, e che abbia uno stipendio calibrato con una formula che contempli principalmente due fattori: l’utile netto e il ritorno d’investimento sulle spese sostenute. Assumiamo tutti i lavoratori che in Alitalia hanno acquisito una vera esperienza e mandiamo gli altri a cercarsi un lavoro (come tutti, con ammortizzatori sociali di sei mesi e non di  7 anni). Vuoi scommettere che in cinque anni l’Alitalia non se la ricorderà più nessuno?

“Era una notte buia e tempestosa…”: quanti libri cominciano in questo modo! Magari lo fosse, invece è luglio, un luglio assolatissimo e caldissimo anche di notte, quindi anche stasera dovremo adattarci ad un’altra sfacchinata per arrivare a mattina e soffrire di più.

Sono in giro per la città in cerca di refrigerio e di clienti ( ehi-ehi… non equivocate, sono un tassista e quindi sono al lavoro! Chiaro?? Scusate la puntualizzazione ma ci tengo alla mia integrità MORALE).

Sono in servizio assistito dalla mia fedele BRIGITTE e ci trasciniamo per la città senza meta con poca voglia e spirito di sacrificio. Stasera ho deciso di assecondare la mia fedele compagna e le lascio campo libero.

Il traffico è scarso in periferia, tutto sembra andare a scartamento ridotto; qualche passante che accompagna il proprio cane nella passeggiata igienica serale mi ricorda che dietro quei muri ancora bollenti riscaldati dal sole esiste un esercito di sventolatici di ventagli e di asciugamani e fazzoletti arrotolati a colli sudati e aimè “cervicalizzati”.

In città non si lavora come all’estero, cioè non si carica al volo, si usa il radiotaxi e quindi di solito si sta fermi e si aspetta.

Stasera però la sosta è sofferenza fisica, allora per dare un po’ di vantaggio alla mia Brigitte ci muoviamo in completo relax. Non vi risulta che si lavori in due sul taxi? Verissimo, non due umani ma due entità sicuramente. Va bene vi presento Brigitte, una delle ultime nate della prestigiosa casata francese Peugeot, uno splendido esemplare SW dalle curve mozzafiato. (misure? Ovviamente 307!!) inguainata in un abitino bianco candido - bella forza!!- che fa risaltare la sua linea d’oltralpe.

Siamo una bella coppia, lei mi parla con quell’incantevole accento parigino ed io le rispondo cercando di insegnarle i nostri gradevoli modi di dire a volte un po’ “grassi”. Forse penserete che stia esagerando ma chi non vive in simbiosi con la propria auto non capisce il rapporto che si crea.

Ho capito che non sono molto credibile perciò soprassediamo, ne riparleremo in un’altra occasione….oplà la Centrale chiama, è arrivata una “corsa” e data la mia completa disponibilità la accetto: Via Larga ventisette interno, con attesa. Sono in breve tempo sul posto e non devo nemmeno attendere, dal buio compare un giovane extracomunitario, ben vestito, che con dizione corretta mi chiede se gentilmente lo posso accompagnare a Medicina. Il primo pensiero è positivo: è una bella -”gita” anche se di solito con soggetti simili qualche leggera preoccupazione ti viene. Comunque si va. Su Via Larga all’incrocio del supermercato c’è un semaforo, rosso, quindi stop come da regolamento. Dal nulla spunta l’Alfa dei Carabinieri che mi affianca, il capo macchina con tono gentile mi invita ad accostare mentre il suo collega scende e si avvicina al mio cliente chiedendogli di scendere a sua volta; il mio ospite sembra non capire, eppure con me si era espresso in un ottimo italiano, da’ l’impressione di prendere tempo, sembra voglia sfruttare il buio nel quale siamo immersi. Sento qualcosa di strano: è un rumore che fatico a riconoscere, sembra lo stropiccio della cartine delle caramelle quando vengono manipolate!?

Nel frattempo il carabiniere non ha cessato di interloquire con il nostro protagonista e vista la reticenza dello stesso è passato all’azione aprendo lo sportello ed estraendolo di forza.

Con la luce di cortesia accesa realizzo tutto: lo stropiccio è dovuto alle “cartine” delle dosi che cercava di far sparire seminando la polvere sui tappetini ed ovunque. Vistosi scoperto il “nostro” pusher tenta di divincolarsi ed in un attimo si ritrova ammanettato.

Il capo pattuglia si attrezza con guanti di lattice, palettina, spazzolino e raccoglie il corpo del reato: io in tutto questo bailamme rimango stupito ed il carabiniere mi tranquillizza dichiarando che lo aspettavano perché era stato segnalato in zona.

Prima di lasciarmi libero si sincera del mio avere e dalle tasche del nostro amico estrae il dovuto.

Ok, doveva succedere anche questa, per fortuna che era un bel tipo, ben vestito ecc. se era uno di quelli stile fedayn cosa poteva succedere? Buonanotte, alla prossima!!

Se qualcuno ancora si chiede perchè i blog sono importanti, riporto sotto un bell’articolo di Giano Daneluzzo in rete da circa un anno.

Non si può proprio restarsene in pace, ultimamente.

Non faccio in tempo a spegnere il mio bel calcolatore (perché i termini notebook o pc non mi garbano molto), ridacchiando per ciò che ho appena scritto, che subito un’emergenza mi richiama alle armi. Allora entro in una cabina, mi metto la tutina da supereroe e riaccendo il calcolatore pronto a colpire nuovamente le colonne portanti della “cultura” del nostro paese.

Questa volta i malfattori appartengono ad una casta sacerdotale delle più misteriose e potenti: i giornalisti! Altro che massoneria. I bambini di Satana sono dei puttini, in confronto ai giornalisti italiani. Roba che nemmeno Dario Argento è riuscito a farci sopra un film.
Premetto che io non sono un giornalista, per chi nutrisse certi dubbi: io non ho mai preso un centesimo per i miei scritti e mai lo prenderò, proprio per via del potere di questa casta. Non perché ciò che scrivo vale poco, sia ben chiaro. Anzi, se mi confronto con i giornalisti del calibro di Gampiero “Bisteccone” Galeazzi penso che dovrei ricevere 100 € a battuta, nonché il Pulitzer.
Il fattaccio che mi obbliga a parlar di loro risale al 19 luglio 2007, quando a Verona è andato in scena “Amleto” di Gabriele Lavia al teatro Romano. Senza voler entrare nel merito dello spettacolo che non ho visto, pare che i giornalisti abbiano per lo più abbandonato la sala dopo un quarto d’ora. Ecco, considerato che poi gli articoli sono stati scritti, i commenti sono stati pubblicati e questi professionisti hanno percepito la loro buona remunerazione per questa immane fatica (mentre la nostra redazione la compie gratuitamente), mi pongo delle domande. Domande inquietanti da porsi in un moderno stato democratico. Perché loro si possono permettere certi atteggiamenti? Come hanno fatto a crearsi tutte queste “difese”?
Il punto fondamentale, per avere le idee più chiare in merito, sta nella normativa sulla professione del giornalista, che evidenzia in maniera palese come ci si trovi di fronte ad una grave irregolarità giuridica. Cominciamo dal principio.L’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, non stiamo parlando del manifesto di qualche partitino populista, recita quanto segue: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Tenete a mente questo articolo della Costituzione, perché lo vedrete deriso da altre norme. In particolare tenete a mente “non può essere soggetta ad autorizzazioni”.Mettiamo che un ragazzo di buona cultura, con buone capacità di comunicazione scritta e con la passione per la materia decida di intraprendere la professione del giornalista. Vediamo cosa deve fare. Intanto deve essere laureato, per cui, indipendentemente da come uno scrive e dal suo livello culturale, la laurea è indispensabile. Potrebbe essere giusto, in sé. Questo è così dal decreto dell’attuale sindaco di Milano Letizia Moratti che, il giorno dell’emanazione, dichiarava che è stata presa questa decisione “su richiesta dell’ordine”. Ma andiamo avanti.M
ettiamo che il nostro giovane abbia conseguito la sua brava ed inutile laurea. L’articolo 45 della legge n. 69/1963 sull’Ordine dei Giornalisti, dice che “nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’Albo professionale”.Benissimo, ora il nostro giovane laureato andrà ad iscriversi all’ordine. No! Non corriamo! Bisogna fare un passo alla volta. Dunque, per iscriversi si può seguire una delle due seguenti ed agevoli strade. Si può diventare giornalista professionista” o “pubblicista”. Il professionista è colui che esercita “in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista”, ossia un giornalista a tempo pieno.

Per diventare professionisti bisogna avere i seguenti requisiti:
1.età non inferiore ai 21 anni
2.iscrizione al registro dei praticanti
3.esercizio continuativo della pratica giornalistica per almeno 18 mesi (o seguire un’apposita scuola di specializzazione, costosissima, esclusivissima e gestita da giornalisti “arrivati”)
4.superamento di un esame di abilitazione professionale, che è piuttosto selettivo, al termine del praticantato o della scuola.

Per diventare pubblicista, invece, è tutto molto più semplice, bisogna:1.aver pubblicato articoli con regolarità per almeno due anni2.presentare i giornali sui quali sono apparsi i propri articoli3.presentare i certificati dei direttori di queste pubblicazioni che comprovino l’attività biennale regolarmente retribuita.

E qui le risate si sprecano, essendo sempre e comunque gratuite le collaborazioni con chi non è nemmeno pubblicista. Se poi sei già pubblicista nessuno ti prenderà mai, in quanto è molto più comodo avere collaboratori che scrivono gratis, nella speranza di diventare forse, magari, un giorno pubblicista. Il pubblicista ovviamente non può diventare professionista. Ed ecco che la casta è al sicuro. Chi non è conforme all’ordine non ce la farà mai.

L’ordine… Ma che cos’è l’ordine? Cosa sono, i seguaci di Voldemort, che fanno l’ordine e le loro leggine, i regolamenti deontologici ed etici. Me li immagino chiusi in una grotta, illuminati da torce, col cappuccio sul capo… E poi vanno a minacciare tutti di sputtanarli ai quattro venti con foto nascoste, con intercettazioni, se non pagano il pizzo! L’ordine dei giornalisti.

E questi signori che pensano di avere il monopolio dell’espressione di opinioni e della scrittura, essendo gli unici, possono permettersi questi atteggiamenti, con la strafottenza del politico, ma le armi di chi ha in mano l’Opinione Pubblica.

La legge dell’8 febbraio 1947 n. 48 (G.U. n. 43 del 20 febbraio 1948) e qui io inviterei a riflettere sulle date, recita all’articolo 5 quanto segue:”Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi”.

Per la registrazione occorre che siano depositati nella cancelleria:

1) una dichiarazione, con le firme autenticate del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile, dalla quale risultino il nome e il domicilio di essi e della persona che esercita l’impresa giornalistica, se questa è diversa dal proprietario, nonché il titolo e la natura della pubblicazione;
2) i documenti comprovanti il possesso dei requisiti indicati negli articoli 3 e 4;
3) un documento da cui risulti l’iscrizione nell’albo dei giornalisti, nei casi in cui questa sia richiesta dalle leggi sull’ordinamento professionale;
4) copia dell’atto di costituzione o dello statuto, se proprietario è una persona giuridica.Il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato, verifica la regolarità dei documenti presentati, ordina, entro quindici giorni, l’iscrizione del giornale o periodico in apposito registro tenuto dalla cancelleria.

Il registro è pubblico.

Vi ricordate cosa diceva la Costituzione? Ve lo ricordo io, diceva che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni. Lascio che il cervello di chi eventualmente mi legge lavori, non lo tedierò con commenti a mio avviso superflui.

Ebbene il web, con le sue brutture, con le sue truffette, con le sue meschinità, ha il potere di far emergere anche altre opinioni. Io non sono un giornalista e scrivo gratis. Però scrivo. E quando parlo di uno spettacolo lo faccio dopo essermelo sorbito tutto, dopo non aver perso una sola battuta, dopo essermi documentato ed esprimendo un giudizio che ha una sua giustificazione reale.

Non voglio fare, come sarebbe facile, di tutt’erba un fascio, ci sono ottimi giornalisti in Italia, abbiamo una tradizione di gente che “non fa il giornalista”, ma che “giornalista lo è” e che rende onore alla casta di appartenenza. Ma è una casta e c’è un sacco di gente che vedrei bene a coltivare la terra, piuttosto che ad andarsene in giro a testa alta a dire in giro: “Lei non sa chi sono io. Guardi che sono un giornalista”.

Non farò nemmeno commenti banali sui giornalisti-sciacalli, su Vallettopoli, Calciopoli, Ballopoli ed altre amenità e nemmeno sulle telefonate riportate sui giornali. Sarei uno sciacallo io.

Chiedo solo questo, e lo faccio in ginocchio: cari sacerdoti della Parola, Onorevoli Maestri delle Opinioni, Venerabili Detentori dell’Espressione, nel caso qualcuno vi paghi per scrivere qualcosa circa uno spettacolo, guardatelo, ascoltatelo, state attenti e scrivete di conseguenza: acquisirete una dote meravigliosa e preziosa. Una cosa che magari mai vi tornerà utile sul lavoro, ma guardandovi allo specchio vi aiuterà molto: la professionalità, sorella straniera, in quanto in Italia è rara, della dignità.

Il quasi è d’obbligo. Tutto dipende da chi decide di scoprire cosa fate e dove, quali sono le sue motivazioni, e quali mezzi ha a disposizione. Un hacker ben motivato, o incazzato che poi fa lo stesso, o un ufficiale di polizia internazionale ben addestrato, possono muoversi molto più in profondità di quanto si pensi. Ma se vogliamo semplicemente difenderci da chi invece il proprio movimento lo fa in zona commerciale… allora ecco qui di seguito come fare. Bisogna fare un po’ di sforzo, ma ne vale la pena.

Innanzitutto diamo per scontato che abbiate a disposizione una connessione a banda larga.

0) Andate sul sito http://www.whatismyip.com e prendete nota del vostro indirizzo di rete.

1) Non pensate di usare Internet Explorer. E’ un sistema tanto bucato che è praticamente impossibile proteggerlo. Quindi andate subito a scaricarvi Firefox cliccando QUI, e installatelo.

2) A questo punto andate sul sito http://www.tor-project.org e scaricate il pacchetto d’installazione, andando in questa pagina e scegliendo quello che si adatta alla vostra configurazione. Quindi installatelo.

3) Nella pagina di download, trovate anche alcuni consigli su come fare perchè TOR funzioni veramente. Seguiteli.

4) Scaricate i plugin per Firefox: NoScript (lo trovate QUI), Torbutton (lo trovate in questa pagina, cliccando sul link accanto alla parola “Install”). Installateli, e riavviate FireFox. Se avete bisogno di una guida su come installare i plugin per firefox, cliccate QUI.

5) A questo punto siete pronti, o quasi. Cliccate sul pulsante TORBUTTON che si è aggiunto. Quando la cipollina in icona diventa verde, significa che TOR è attivo. Da questo momento la vostra navigazione diverrà un po’ più lenta (un po’ tanto), ma parecchio sicura. TOR fa rimbalzare la connessione tra un numero indefinito di proxy e routers in giro per la rete. Gli altri plugin servono per evitare che il vostro peregrinare venga comunicato all’universo dai bastardissimi cookies che ogni sito tende a scaricare.

6) Ritornate sul sito http://www.whatismyip.com e verificate che ora il vostro IP sia diverso. In questo caso TOR è attivo e funzionante. In caso contrario avete combinato qualche pasticcio.

TOR non è un aggeggio facilissimo da usare, ma purtroppo neanche la rete in realtà lo è. Se avete bisogno di qualche dritta, il blog è a disposizione.

Buona navigazione

La mia era un’ipotesi. A quanto pare non sono l’unico scemo a farsi venire strane idee.
Vedi:

Punto informatico

Electronic Privacy Information Center (EPIC)

Microsoft (ma guarda…)

The Guardian

Io l’ho sempre detto: oggi a gratis non ti danno manco gli schiaffi. Figuriamoci un browser!

Oggi sulla Repubblica il terzo articolo (qui i precedenti: 1 e 2) dell’indagine sui formaggi avariati in circolazione europea.

In sintesi un giro notevole di riciclo di formaggi avariati (ma sul serio: muffa, scarafaggi, topi, larve e insetti solo alcuni degli “ospiti” trovati dai NAS), che partendo da una azienda fornitrice dei più importanti marchi a livello nazionale, aveva messo su un giro da 20 milioni di euro annui.

La merda in questione (definita così anche nelle conversazioni telefoniche intercettate dagli inquirenti), finiva mescolata a piccole percentuali di prodotto fresco, per andare poi sulle nostre tavole sotto forma di sottilette, formaggio pregrattuggiato, etc. etc, il tutto grazie soprattutto alla corruzione dei vari esponenti degli organi di controllo.

Evidente che la cosa non può sorprendere.  Quello che invece deve sorprendere, è l’essere ancora vivi con tutte le porcate che ci fanno mangiare.  Di certo quello sopra non è il primo caso di adulterazione nè l’ultimo.

Il prodotto fresco non esiste quasi più. Troppi passaggi nell’epoca della globalizzazione.

Se il latte viene da Cuneo, per andare a Salerno dove c’è l’impianto di pastorizzazione, per poi tornare a Venezia dove c’è quello di confezionamento e poi rimbalzare a Piacenza dove viene lavorato in pasta di formaggio, per poi essere trasportato a Roma dove viene trasformato in sottiletta, per poi essere trasportato a Nuoro dove ha sede il distributore nazionale (passaggi inventati ma verosimili), come cavolo possiamo pensare di avere in tavola un prodotto commestibile?

E poi ci meravigliamo dell’aumento dei prezzi? Ma cazzo! Al costo originario, quanto dobbiamo aggiungere per il gasolio consumato per portarlo in giro, e poi per sofisticarlo fino ai limiti dell’inverosimile?

Quello che arriva sulla nostra tavola, è un prodotto che ha subito tali e tante lavorazioni che non ha quasi più nulla a che vedere con quello che era alla partenza.

Poi non dobbiamo stupirci se ci ammaliamo. Per forza! Noi non ci nutriamo, ci avveleniamo!

(Grazie a Porrima per la segnalazione! )

Straconosciuto negli States e in UK. Guardatelo un po’….

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Oggi sul Corriere compare la notizia. Pietro Valsecchi, urante un dibattito su RaiSat Extra, in diretta da Venezia sbotta:

“Scaricate sempre, scaricate tutto. Anzi, fotocopiate pure i libri di testo che costano un sacco di soldi!”

Era ora! Finalmente uno che ha un minimo di notorietà, un minimo di possibilità di comunicazione efficace si decide a dire chiaro e tondo quello che tutti pensiamo del diritto d’autore.

Grazie Pietro!

Altro articolo sull’argomento: qui

Dopo 2000 anni di storia dei cattolici (grazie a Dio prima non c’erano, poi per colpa di Dio, hanno cominciato ad esistere), l’Osservatore Romano pubblica una vibrata protesta perchè “La vita non finisce con la morte cerebrale”.

Meraviglioso. Fantastico. Quasi non ci posso credere: un barlume di luce nelle tenebre! Leggo l’articolo. Immediata la delusione, ma dovevo aspettarmelo.

Quello che si intende è la solita storia. E’ la vita del corpo umano, quello fisico che non finisce. Quindi il fatto è da leggere come “Bisogna aspettare che Dio decida quando l’uomo deve morire”. Me lo vedo Dio, con un Universo da gestire che è lì a fare i conti: “No questo tra dieci minuti, no questo tra un’ora… Porca puttana questo me l’ero dimenticato!”

Alla fine si tratta semplicemente di un articolo contro l’eutanasia. E contro i trapianti.

E vai! Santa Romana Chiesa (SRC per gli amici, o forse farei meglio a dire SRL) non riesce a resistere, proprio non ce la fa. Deve rimanere attaccata a ’sta storia della resurrezione.

La resurrezione del corpo e dello spirito. Per quanto riguarda lo spirito non c’è problema, finchè c’è malto c’è speranza, disse il mio amico Jack.
E per il corpo? Anche per quello no problem: con il Viagra resuscitano tutti (se hanno fatto i bravi, hanno seguito i comandamenti, e non se lo sono distrutto a forza di seghe… ah no, dimenticavo… se sei pio manco quelle ti fai).

Ma come si fa? Come si fa alle soglie del 2009, alle faglie del Kilimangiaro, alle sogliole della mugnaia quella zoccola, ancora credere che la vita sia quella mera simulazione che ci vogliono far intendere e dar da bere, insieme al Jack, di un corpo che quando va bene dopo 70 anni è ridotto a un cencio e dopo 80 è solo meglio che si rilassi? Come è possibile che uomini e donne, vecchi e bambini, qualche tracena e due foche monache, ancora credano che la vita inizi col concepimento, e finisca con quell’ultimo tocco di follia del cuore che si ferma, quell’ultimo istante che abbiamo passato tutta la vita ad evitare, ben sapendo che non c’era un cazzo da fare.

Vi prego, ditemi che non è vero. Ditemi che non credete veramente al paradiso e all’inferno, con i diavoli e gli zoccoli, per non parlare delle zoccole, e gli angeli e gli arcangeli che cantan le laudi, e poi le lmercedese, e le lbmw (questa me l’ha passata la mutua)… ma vi pare possibile farsela ancora sotto al pensiero che occorra essere “timorati” di dio? Stai attento che adesso devo anche avere paura di quello che mi ha creato. Ma che cazzo ho paura a fare? Se è stato così tosto da crearmi di cosa mi preoccupo? Che mi cancelli? E quando anche mi preoccupo? Cambia qualcosa?

Ma no, bisogna aver paura di Dio. E’ infinito amore, mancanza di giudizio, ma secondo la SRC bisogna aver paura. Un minimo controsenso nella vita male non fa, e soprattutto evita che le persone sentano.

Sentano che la vita non può essere ridotta a qualche frenetico ricambio di cellule tra un vagito, un’eiaculazione (magari pure precoce) e l’ultimo respiro.

Sentano che la vita è. Una. Infinita. Continua. Vita.

Sentano che la vita è cominciata prima di questo cencioso abito che crediamo ogni volta essere l’ultimo, e non finirà mai. Non come ci vogliono far credere con questa continua politica del giudizio universale, quando tutte le colpe troveranno la loro giusta (ovviamente) punizione, e beati gli ultimi, perchè rimarranno tali, cibo per la luna, che manco a dirlo non ne ha mai abbastanza.
E’ su questo che giocano da anni, non sulla realizzazione dell’essere umano, ma sui sensi di colpa, sul sequestro del buon senso a scopo di non si sa cosa. Sulla stasi neurale, così che noi non si possa liberamente scegliere se avere un figlio oppure no, se andarcene da questa esistenza quando non ha più senso restare in un corpo devastato dalla sclerosi multipla, o da chissà quale altra schifezza.

Ma si, monsignore, predica pure la tua gioia dell’altissimo al poveraccio cui sono rimasti solo gli occhi per piangere, e magari nemmeno quelli. Prova tu a stare al suo posto e poi ripetimi, se ce la fai, la tua professione di fede.

Oppure vai a ripeterla in Africa, dove nonostante il continuo, inarrestabile crescere dell’AIDS, continui ad opporre la tua fiera resistenza all’uso del profilattico, “perchè la vita va difesa”. Piantala di romperci i maroni con ’sta storia. La vita non la puoi interrompere. Quantomeno non ai tuoi livelli di ignoranza. La vita si difende da sola, tuo malgrado.

Come si fa a credere veramente che sia tutto qui, in questa misera esistenza che al meglio concatena qualche anno di amore-canne-matrimonio-famiglia-lavoro-figli? E poi? La pace eterna? Meglio l’inferno, almeno c’è del movimento!

Amen!

L’ho scaricato. Tanto per iniziare è una versione beta, quindi ancora instabile. Poi non lo si scarica direttamente. Si va sul sito di Google, e lui ti scarica un installer (un programma) che a sua volta in autonomia scarica quello che gli serve da dove gli pare, dopodichè installa il tutto.

Lanciato il browser, l’interfaccia è abbastanza scarna ma funzionale, e il rendering grafico è decisamente veloce. Finite le novità, a parte la comodità di poter prendere una scheda e “spostarla” fuori, in modo da avviare automaticamente una nuova istanza del browser.

Quello che vorrei capire è: che bisogno c’era di un altro browser? E soprattutto: perchè proprio Google?

Sicuramente Google ha le risorse finanziare e umane necessarie, che sul suo bilancio non gravano granchè.
Ma quello che mi rode profondamente, inside, è la solita domanda: cui prodest?

Sviluppare un browser costa molti, moltissimi soldi. Google non è un’impresa benefica o una onlus, ma allora dov’è il tornaconto?

Beh, secondo me non c’è dubbio: la raccolta di informazioni. I firewall, i software di sorveglianza, i plugin per la privacy… sono tutte cose “esterne” al browser, e se il browser raccoglie le informazioni e le spedisce insieme al traffico di rete usuale, potranno fare ben poco per ostacolarlo.

Sono pronto a scommettere che questa versione “beta” al momento non fa nulla di tutto questo. Ma sono altrettanto pronto a scommettere che una delle prossime invece qualcosa del genere lo implementerà.

Io personalmente non lo userò, e fossi in voi farei lo stesso.

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